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Kyn, Recensione Pc

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Chi ama i giochi di ruolo, sicuramente può godere di una vasta scelta. E’, infatti, sicuramente un genere molto amato e di sicuro interesse che recentemente ha ripreso ancor di più la sua verve.

Realizzare un gioco competitivo in un periodo piuttosto florido in quanto ricco di ottimi esponenti è una sfida complessa. Il pensiero va, inevitabilmente a Pillars of Eternity, Wasteland 2 come gdr puri ma anche titoli spiccatamente action gdr come l’eterno Diablo III capace di rinnovarsi, Torchlight II, o ancora classici come Titan Quest. E questo solo per citare alcuni giochi famosi. Sviluppare questo genere di giochi in due persone equivale a fare qualcosa di epico, a prescindere da quale sia il risultato finale.

Noi parliamo di Kyn, un action gdr uscito con visuale isometrica per Pc Windows su Steam a fine luglio, sviluppato da Tangrin Games formato da due ragazzi tedeschi Victor Legerstee e Cavit Ozturk incuranti di tutto e dotati in primis di coraggio e poi, come vedremo nel corso di questa recensione, di notevole talento.

Non era affatto facile, infatti, lavorare ad un titolo così complesso come poi risulta Kyn che seppur con qualche difettuccio (fisiologico ci sentiamo di dire, immaginiamo, invece, un team formato da 10 persone che lavora in maniera analoga ai due nostri per un titolo immenso, ndr) riesce a strappare consensi soprattutto per chi ama questo genere di giochi.

DUE EROI, AMBIENTAZIONE VICHINGA E SI PARTE…

Segnatevi questi due nomi: Bram ed Alrik perché sono i protagonisti di Kyn. I due, dopo aver sostenuto delle prove escono da una caverna con poteri soprannaturali. Frutto del duro allenamento per acquisire l’ambito titolo di Guerriero Magni, guerrieri abilissimi dotati di forza sovrumana e, appunto, di poteri magici. Piccola nota storica: Magni nella mitologia norrena è uno dei figli di Thor.

Torniamo a noi: Bram ed Alrik devono tornare al villaggio di origine per festeggiare questo titolo (Guerriero Magni) ma scoprono che una entità malvagia ha sconquassato la regione del Viborg messa a ferro e fuoco dagli Aeshir, componenti di una razza che fino a quel punto era pacifica. Sta a questo “dinamico duo” risolvere la situazione a suon di mazzate e di poteri magici.

La trama è sostanzialmente tutta qui e non ha particolari diramazioni visto che i dialoghi sono a senso unico visto che non si hanno alternative nelle risposte. Nulla di nuovissimo all’orizzonte. Ma inizia un viaggio lungo (più di 30 ore, che può sicuramente aumentare in base alla difficoltà selezionata ed all’approccio al combattimento che si avrà, ndr) e periglioso.

GAMEPLAY SNELLO MA LA PAUSA TATTICA E’ DOVEROSA, IA RAFFINATA

Una delle carte vincenti di Kyn è senza dubbio il gameplay. Da subito, anche per i neofiti, sarà facile far fare quello che si vuole ai nostri due baldi giovani, ma grazie all’esperienza si potranno affinare diversi approcci e soprattutto si eviterà di morire ripetutamente. C’è il game-over infatti ma si potrà ripartire dall’ultimo salvataggio effettuato che per fortuna è libero.

Si, perché questo gioco non è il classico hack and slash “alla Diablo” ma offre qualche cosa di più. Ci piace definirlo un ibrido tra Titan Quest (ma più rozzo) e Drakensang, titolo ruolistico che ha ormai circa 7 anni basato su The Dark Eye che fa della pausa tattica durante i combattimenti uno dei suoi tratti distintivi.

Anche in Kyn, infatti, c’è, appunto la pausa tattica che dona tantissime sfumature al gameplay che, come si evince, è fortemente incentrato proprio sugli scontri. La difficoltà, anche a livello normale, è piuttosto insita e riuscire a spuntarla dà motivo di soddisfazione.

Ma quando il gioco si fa duro si sceglie la pausa tattica che, contrariamente a molti giochi del genere (abbiamo ricordato poche righe fa Drakensang), non blocca il tempo ma lo rallenta per pochi istanti in modo da gestire con relativa calma le abilità ed i comandi da dare ai personaggi. Ed è necessario attendere un po’ di tempo prima di poter ripetere questo. Una cosa che ricorda vagamente alcune fasi del combattimento in Fallout 3.

Si tratta di una bella “innovazione” che però può essere migliorata e che non è esente da difetti. Quando l’azione diventa troppo frenetica, infatti, il sistema di comandi è un po’ impreciso e si fanno azioni a vuoto e capita spesso di vedere i propri eroi star fermi. La soluzione comunque c’è: una fuga onorevole sperando di non essere inseguiti da troppi nemici e trovando un punto “libero” per riprendere le proprie forze.

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Tornando alle cose buone di Kyn, infatti, non possiamo non sottolineare il comportamento dell’intelligenza artificiale che ci sorprende. I nemici, quando in superiorità, saranno aggressivi all’inverosimile inseguendo i nostri eroi in lungo ed in largo.

Ma a loro volta fuggono se hanno già subito danni ingenti o se vedono i loro compagni cadere come mosche. Notevole.

L’azione del gioco prevede che il gruppo si sposti dal punto di partenza a quello di arrivo, una volta raggiunto il quale si entra nella città hub di Vilborg, dove si troveranno png che daranno quest e altri punti dove curarsi dell’inventario dei personaggi. Nel nostro peregrinare, i mostri sono abbastanza abbordabili, ma la difficoltà cresce, preparano a delle battaglie conclusive più impegnative e dove la strategia è chiamata in causa in maniera più pesante. Non mancano delle varianti sul tema come missioni di difesa o altre di scorta.

Le mappe, invece, sono piuttosto lineari con qualche bivio che nasconde tesori ed insidie, ma in linea di massima si tratta di seguire il percorso principale sino al termine del livello. Troviamo una trentina di mappe, ciascuna delle quali richiede circa un’ora per essere portata a termine ed ecco le 30 (e più) ore per terminare Kyn.

Il giocatore controlla il party, che si ingrandirà progressivamente sino a raggiungere le sei unità, con l’utilizzo predominante del mouse e dei tasti QWE, oltre alla barra spaziatrice. La visuale isometrica si può spostare liberamente in modo da permettere ai componenti di agire su zone distinte, e in più di qualche occasione si sfrutterà la possibilità di dividere il gruppo per gestirlo su fronti da non essere compresi nella stessa schermata. Utile anche per risolvere dei puzzle ambientali.
In Kyn c’è lo zoom e quindi avvicinando la telecamera si può arrivare ad apprezzare dei dettagli che solitamente passerebbero in secondo piano anche se vi consigliamo caldamente di non usarlo in combattimento.

GESTIONE PERSONAGGIO

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E’ doveroso un piccolo paragrafetto riservato alla gestione del personaggio che come in ogni gioco di ruolo di ruolo è una delle parti più importanti.

Il sistema di crescita degli eroi si basa sui tradizionali punti esperienza che però vengono assegnati soltanto al termine di ogni missioni (e ci può stare). Lo sviluppo del personaggio vanta tre aree importanti: Anima, Corpo e Controllo che, tradotto dal vichingo (è il caso di dirlo), equivale a Magia, Combattimento con armi da mischia ed Combattimento da lontano.

Ogni quindici livelli si sbloccano tre nuovi poteri (ma soltanto due alla volta sono utilizzabili); ce n’è inoltre uno particolare legato alla ricarica di pietre della mente.

Una delle peculiarità di Kyn è però data dalla possibilità di modificare in qualsiasi momento la distribuzione dei punti con cui potenziare le abilità: si potrà tornare sui propri passi in qualsiasi momento del gioco contrariamente a quanto succedeva in Titan Quest Immortal Throne dove si ricorreva al Mistico, spendendo soldi, e ridistribuendo il tutto.

Una scelta che facilita un po’ le cose e che rimescola le carte in tavola. Bram, ad esempio, esce dalla caverna con l’arco, ma potrà diventare un mago o un guerriero altrettanto bravo senza che comporti alcun tipo di penalità in termini di denaro o esperienza.

Molto vasto, inoltre, l’inventario che si suddivide in vari compartimenti (armi, oggetti per il crafting, armature)  e che è condiviso tra i personaggi.

UN PO’ DI CRAFTING… CHE VA (TROPPO) DI MODA

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Non bastavano la pausa tattica “modificata” ad una buona intelligenza artificiale da segnare nelle novità del gameplay. Gli sviluppatori hanno anche inserito il crafting, ovvero la possibilità di raccogliere materiali ed unirli o apporli in armi ed equipaggiamenti per migliorarne la qualità e l’efficacia.

Tantissimi gli ingredienti (o componenti) da raccogliere per numerosissime combinazioni ma non sarà facile gestire in modo efficace questa caratteristica perché realizzare quello che può essere realmente utile non sarà agevole colpa delle troppe cose da raccogliere.

UN UNITY NEL MOTORE, UN PO’ ROZZO MA EFFICACE: E’ VICHINGO

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Parliamo del lato tecnico di Kyn. Tarngrin ha sfruttato l’Unity, un engine piuttosto collaudato per dare vita al mondo vichingo ricco di dettagli apprezzabili e molto vario. Le location sono ben fatte con la vegetazione che ed altri dettagli degni di nota.

I personaggi sono realizzati bene così come i nemici ed i mostri. Ci sono comunque alti e bassi ed alcune scelte stilistiche ci sono sembrate un attimino rozze. Nulla di grave anche perché per la maggior parte del nostro viaggio, quello che vediamo è gradevole. Luci ed ombre fanno il loro dovere anche se in alcuni tratti ci sono dei balbettamenti. Ottime le animazioni. L’intelligenza artificiale abbiamo sottolineato che sia valida ma è un peccato che ogni tanto la precisione nei comandi non sia perfetta.

Certo, non ci sono centinaia di razze diverse e l’interazione con gli ambienti è davvero limitata ma crediamo che umanamente non si potesse chiedere di più ai due sviluppatori.

Positivo il giudizio sul sonoro e sulla colonna sonora che accompagna l’azione. Insomma, Kyn dal punto di vista tecnico pur non esente da difetti si comporta bene.

COMMENTO FINALE

Kyn è una sorpresa. E’ un gioco fatto da appassionati dedicato ad appassionati. Di umili origini ma dal gran cuore. Da un lato la buona realizzazione tecnica, pur non esente da difetti, alcune ottime idee, una difficoltà spiccata e 30 e passa ore di longevità oltre ad una libertà di gestione del personaggio.

Dall’altra troviamo una trama troppo lineare, pochi motivi per rigiocarlo a meno che non si vogliano provare i diversi rami di abilità dei personaggi. Tante luci, però, e poche ombre come alcuni difetti tecnici.

Ma il fatto che Tangrim sia formato da due sole persone non può di certo passare in secondo piano perché hanno comunque fatto un lavoro mirabile permettendosi di inserire alcune finezze che abbiamo elencato. Pazienza per le imperfezioni che comunque possono essere limate con qualche patch.
Riteniamo che se il progetto avesse avuto più budget a disposizione (e più persone al lavoro) avrebbe potuto sfruttare meglio le idee ed approfondire alcuni concetti base magari aggiungendo qualche dialogo o mettere componenti con cui interagire anche se, in tutta sincerità, visto che si tratta di un titolo spiccatamente action, dei dialoghi a scelta multipla si può fare a meno. Altra piccola nota va sul loot, ossia su cosa si raccoglie dai combattimenti e durante i tragitti: tanti, troppi oggetti per il crafting e pochi gli oggetti completi che servirebbero di più in certi frangenti anche se può essere plausibile il fatto che si trovino più cianfrusaglie che oggetti realmente utili. Forse equilibrando questo aspetto… Detto questo, ci chiediamo: a quando Kyn 2?


Pregi

Realizzazione tecnica di discreto livello considerando le due persone al lavoro. Pausa tattica “rallentata” è una idea vincente. Sfida ardua e gratificante nei combattimenti. Piuttosto longevo. Crescita del personaggio libera.

Difetti

Troppo lineare. Alcune imperfezioni nei comandi. Loot rivedibile anche se tutto sommato plausibile.

Voto

8+

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2 Comments

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    Adrek Norn
    15 settembre 2015

    bellissima recensione! il gioco ha tantissimi riferimenti alla cultura Asatru cercando di rispettare la tradizione Scandinava nei suoi dettagli, promette davvero bene! spero ne facciano una versione anche per il ps store

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