Tales of Eternia Remastered, un ponte tra mondi e generazioni, recensione

L'avventura di Reid torna a incontrare vecchi e nuovi giocatori, riportandoci alle radici della serie

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Tales of Eternia Remastered riporta sulle piattaforme moderne una delle avventure più amate e meno accessibili della saga. Per anni il gioco è stato un oggetto per collezionisti: nato su PlayStation, arrivato in Nord America con il nome di Tales of Destiny II e poi su PSP anche in Europa, dove ha mantenuto il titolo originale. Ora torna con parecchie novità, recuperando anche le conversazioni rimaste fuori dalle vecchie edizioni occidentali. La scelta è stata quella del rispetto: niente remake, ma un’edizione che conserva l’impianto di un’epoca passata e vi affianca strumenti moderni per rendere il tutto più “digeribile”.

Il risultato è un’avventura che conserva il proprio carattere, con una storia che regge bene il tempo e un sistema di combattimento ancora vivace. A non reggere altrettanto sono tuttavia alcune scelte di design e la resa visiva. Ma andiamo nel dettaglio con questa recensione della versione Pc di Tales of Eternia Remastered. Ricordiamo che il gioco, sviluppato da Tose Software e pubblicato da Bandai Namco, è disponibile anche su PS4, PS5, Xbox Series X/S, Switch e Switch 2. Buona lettura.

DUE MONDI, UN DESTINO

Il mondo di Eternia è diviso in due regni, Inferia e Celestia, che si guardano con diffidenza. Il nostro punto di partenza è un villaggio inferiano, dove il cacciatore Reid Hershel conduce un’esistenza tranquilla, tra una pigra giornata e l’altra. A scuotere la quiete arriva una ragazza che precipita dal cielo a bordo di un’insolita macchina. Si chiama Meredy, proviene da Celestia e parla una lingua che nessuno comprende.

A trascinare Reid nell’avventura è l’amica d’infanzia Farah Oersted, incapace di voltarsi dall’altra parte, a cui si unisce presto l’erudito Keele Zeibel. Quella che pareva una semplice missione di soccorso si trasforma in un viaggio ben più grande, sulle tracce di una catastrofe chiamata Grande Caduta, capace di minacciare entrambi i mondi. Per fermarla bisognerà radunare i Greater Craymel, gli spiriti elementali che incarnano la magia.

Sulla carta è lo schema classico dei JRPG tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000. Il fascino sta nel modo in cui è raccontato. La trama parte con toni leggeri, tra battute e momenti scherzosi, per poi assumere una piega più cupa e meno innocente di quanto sembri all’inizio. Il rapporto tra Inferia e Celestia è presente fin dalle prime ore e non resta un colpo di scena tardivo: pregiudizi e incomprensioni tra i due popoli influenzano le azioni dei protagonisti e danno peso alle loro scelte.

Il cuore dell’avventura è però il quartetto. Reid è il pigro per eccellenza, che si lascia coinvolgere con riluttanza, mentre Farah è instancabile, sorretta da un conflitto personale che dà spessore al suo altruismo. Keele è cinico e razionale, forse troppo, mentre Meredy porta con sé una curiosità contagiosa. I loro scontri e le loro intese reggono la storia più di qualsiasi rivelazione. Qualche limite c’è: i comprimari ricevono meno attenzione, alcuni passaggi appaiono frettolosi e le battute sul cibo di Reid non sempre colpiscono. Il ritmo, inoltre, perde un po’ di slancio nella parte centrale dell’avventura.

COMBATTERE SU UNA LINEA

Il sistema di combattimento si basa sull’Aggressive Linear Motion Battle System e si svolge su un piano bidimensionale, con un’impostazione che richiama i picchiaduro. Si controlla un personaggio alla volta, mentre gli altri sono gestiti dall’IA con tattiche regolabili. Posizionamento, parata e lettura dei movimenti avversari contano più della semplice sequenza di colpi. Spostare la direzione insieme al tasto d’attacco cambia la mossa, e contro i nemici volanti è importante gestire anche gli attacchi in salto.

Le tecniche, chiamate Artes, si evolvono con l’uso e si possono concatenare. I personaggi si differenziano parecchio. Reid combatte con le armi e distribuisce la propria crescita tra attacchi di taglio e di affondo, mentre Farah usa pugni e calci e può anche curare. Meredy e Keele sono invece i maghi del gruppo e si affidano ai Craymel Cage. Assegnando gli spiriti alle rispettive gabbie si decidono gli incantesimi disponibili, e tramite il Fringing gli elementi si combinano tra loro.

È un sistema che premia la sperimentazione, ed è tra gli aspetti più riusciti del gioco. Anche la cucina ha un ruolo concreto, tra ripristini di salute e bonus temporanei, e c’è lo chef nascosto che dispensa ricette a chi esplora con attenzione. Alcuni soldati sparsi nel mondo insegnano poi nuovi comandi da impartire agli alleati. I modi di giocare sono tre: automatico, semi-automatico e manuale. Il semi-automatico, attivo di partenza, facilita alcune azioni ma non permette di saltare liberamente.

La modalità manuale invece si sblocca soltanto dopo ottenuto un apposito manuale parlando con un personaggio al dojo di Regulus, nelle prime fasi dell’avventura. Una restrizione poco sensata, soprattutto in un’edizione che interviene tanto sulla comodità di gioco. Non mancano poi i difetti: il piano unico può rendere confusa la lettura, con gli sprite che si sovrappongono nei momenti più concitati. Gli alleati talvolta restano passivi, la gestione dei punti tecnica richiede attenzione nelle esplorazioni più lunghe e i due personaggi opzionali, Chat e Max, restano più una curiosità che una vera risorsa.

FUORI DAL CAMPO DI BATTAGLIA

Quando non si combatte, Tales of Eternia Remastered ci porta tra villaggi, dungeon e mappa del mondo, e qui la sua età si fa sentire di più. I dungeon sono la parte più ispirata, con enigmi legati all’anello da stregone, sezioni dalle idee distinte e qualche trovata che tira un po’ troppo per le lunghe. I centri abitati offrono invece pochi motivi per fermarsi e la mappa, pur con oggetti nascosti, appare spesso spoglia.

Manca un viaggio rapido e il vascello volante, potenziabile in modo opzionale, arriva troppo tardi per evitare il tedio degli spostamenti. I minigiochi sono un capitolo a parte. Il gioco di carte WHIS è un diversivo che può appassionare, il bombardamento dal carrello è bizzarro e la discesa del fiume in zattera può diventare frustrante.

La remaster permette però di saltare i minigiochi o riprovarli: un’aggiunta importante, che ne riduce il peso sul ritmo dell’avventura. Il quiz, con domande aggiornate su titoli più recenti della serie, è invece una piccola chicca. Una nota negativa riguarda invece l’assenza del multiplayer locale, presente nell’originale su PlayStation e perso già con la versione portatile su cui si basa questa edizione.

Tornano gli skit, le conversazioni facoltative tra i membri del gruppo, accessibili dal campo e dalla mappa. La remaster recupera le conversazioni rimaste fuori dalle precedenti edizioni occidentali, complete di doppiaggio. Aggiungono battute, caratterizzazione e retroscena a una compagnia già ben riuscita, ed è una delle ragioni migliori per tornare a Eternia.

UN CLASSICO PIÙ ACCOGLIENTE

Il lavoro di Tose Software si concentra sulla comodità di gioco e sulla personalizzazione. I marcatori di destinazione indicano obiettivi principali, missioni secondarie ed eventi a tempo, ma si possono disattivare. Una scelta utile per mantenere lo spirito originario senza rinunciare a un aiuto quando serve. La funzione Boost permette di modificare esperienza, denaro e proficienza fino a quadruplicare i valori, ridurre i danni subiti, alzare il limite di oggetti da 15 a 99 e far recuperare i punti tecnica al campo.

Con Battle Retry si riprova una battaglia persa, mentre Quick Recovery permette di curare il gruppo scegliendo metodo e percentuale di recupero. Gli incontri casuali si possono ridurre o escludere. Il combattimento automatico può inoltre essere accelerato. A completare il quadro ci sono il salvataggio automatico e la possibilità di mettere in pausa o saltare dialoghi e filmati. Chi cerca una sfida può inoltre contare sulla difficoltà Extreme, disponibile da subito, e su Unknown, che si sblocca a fine partita insieme alla New Game+.

Tutto questo poi non pregiudica gli obiettivi di Steam. Con le impostazioni più generose si rischia di bruciare le tappe, perdendo la progressione graduale di una prima partita, ma la scelta resta del giocatore, come l’equilibrio tra comodità e sfida. In compenso la durata si attesta intorno alle 30/40 ore. Anche la localizzazione è un punto a favore. Il copione è stato rivisto, il doppiaggio inglese è nuovo e quello giapponese è presente.

Le interpretazioni risultano espressive, con qualche incertezza iniziale poi superata. La possibilità di scegliere tra le due lingue è gradita, e restituisce al giocatore il controllo su un elemento importante della presentazione. Per quanto concerne la componente visiva, in Tales of Eternia Remastered potremo scegliere tra sfondi rimasterizzati e originali, e lo stesso vale per gli effetti sonori.

L’interfaccia rimane invece comune alle due modalità. Gli sprite dei personaggi restano nitidi, con i loro movimenti espressivi, mentre la levigatura degli sfondi rimasterizzati attenua i pixel ma sfuma anche alcuni dettagli, rendendo l’insieme meno naturale. Il vantaggio rimane quello di poter scegliere. Le sequenze animate invece hanno risentito del passaggio al formato panoramico: l’ingrandimento lascia a desiderare e ne penalizza la resa, soprattutto sugli schermi più grandi.

Anche i menu appaiono semplici e sfruttano poco lo spazio disponibile. Sul fronte tecnico, la versione Pc da noi testata si è mostrata stabile lungo tutta la durata dell’esperienza, mentre la colonna sonora accompagna senza tuttavia lasciare un segno indelebile. Essa risulta gradevole e adatta alle situazioni, ma raramente memorabile. Il tema d’apertura, ripristinato, è invece uno dei momenti più riusciti.

CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI

Tales of Eternia Remastered è un’edizione rispettosa, utile più per ciò che aggiunge attorno al gioco che per ciò che cambia dentro. La storia mantiene il suo calore, i personaggi funzionano e il combattimento, pur con qualche rigidità, si lascia giocare con piacere grazie alle gabbie dei Craymel e al lavoro sul posizionamento. Skit ripristinati, doppiaggio rinnovato e strumenti di personalizzazione rendono l’avventura più accessibile di quanto sia mai stata.

Pesano invece una struttura che mostra inevitabilmente l’età, minigiochi altalenanti, mappe poco stimolanti e una resa visiva divisiva, oltre ad alcune assenze. Chi cerca un rifacimento profondo resterà deluso, mentre chi vuole riscoprire un capitolo storico della serie, o iniziare dalle sue radici bidimensionali, troverà un’avventura ancora capace di coinvolgere, valorizzata da strumenti che ne rendono meno faticosa la riscoperta.

Pregi

Storia e quartetto principale ancora coinvolgenti. Combattimento 2D vivace, con gabbie dei Craymel e Fringing. Skit recuperati e doppiaggio rinnovato. Numerose opzioni per adattare sfida e ritmi. Scelta tra sfondi originali e rimasterizzati.

Difetti

Mappa del mondo e centri abitati poco stimolanti. Minigiochi altalenanti, pur con la possibilità di saltarli. Combattimenti a tratti poco leggibili e modalità manuale da sbloccare. Sfondi filtrati e sequenze animate non sempre valorizzati. Assenza del multiplayer locale.

Voto

7,5