Immaginate l’atmosfera cupa e contaminata di titoli come Fallout o S.T.A.L.K.E.R., la cura per le armi di Escape from Tarkov e un mondo persistente in cui sopravvivenza e gioco di ruolo si incontrano. Il tutto in pixel art. Questo è Scavland, il survival RPG frutto degli sforzi di NoShadow, un piccolo studio indipendente brasiliano.
Nato come progetto di un team di appena tre persone, il gioco è cresciuto fino a coinvolgere quindici sviluppatori. Dietro una veste apparentemente essenziale si nasconde un’esperienza articolata, che ambisce a combinare esplorazione, sopravvivenza e progressione. Ma quanto è già solida questa proposta?
Con una campagna ancora incompleta e diversi elementi da rifinire, il gioco ha già le carte in regola per distinguersi? Scopriamolo nella nostra anteprima di Scavland. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Unsubscribe, è disponibile in accesso anticipato solo su Pc, via Steam. Buona lettura.
UN MONDO POST-ATOMICO CHIAMATO ZALESYE
Scavland è ambientato a Zalesye, una regione della Cissia, territorio post-sovietico segnato dalla guerra e avvolto da una nebbia letale, chiamata semplicemente Mist. Ci immergeremo subito tra strade abbandonate, impianti industriali e insediamenti sopravvissuti al disastro atomico. Interpreteremo un Avvoltoio, cioè un sopravvissuto che cerca di resistere alle radiazioni e ai predoni rovistando tra ciò che resta del vecchio mondo. Più che salvare qualcuno, deve prima di tutto restare vivo.
La vicenda prende avvio dopo una ferita da arma da fuoco quasi fatale, inflitta da soldati sconosciuti arrivati da oltre la Highway RO-29. A est della strada, almeno secondo le voci che circolano, esisterebbe una zona risparmiata dalla Nebbia che tutto avvolge e consuma. Un buon punto di partenza per spingerci a esplorare, parlare con gli abitanti e seguire gli indizi raccolti lungo il cammino. Uno degli aspetti che abbiamo apprezzato è proprio la gradualità con cui vengono introdotti il contesto e le meccaniche.

Durante il tutorial iniziale ci verrà lasciata una buona libertà di sperimentare, sbagliare e capire il mondo in cui siamo stati catapultati. La storia, tra l’altro, non cerca continuamente di imporsi con lunghe spiegazioni. Si sviluppa attraverso l’esplorazione, i dialoghi, gli incarichi e le relazioni costruite nei diversi insediamenti. Il mondo, però, non vive soltanto di misteri. Le dieci fazioni presenti, tra cui Echolytes, Mechanists, Palatines e Gunners, contribuiscono a definire i rapporti di forza della regione.
La reputazione conta sia nei confronti dei gruppi sia dei singoli commercianti: avere denaro non basta per ottenere le merci migliori, se prima non ci si è guadagnati la loro fiducia. Una buona intuizione, che dà un motivo concreto per accettare i contratti e frequentare gli insediamenti. Per ora la storia si ferma all’Atto I. Il resto della campagna è previsto nelle fasi successive dello sviluppo e alcune domande restano inevitabilmente senza risposta.
IL BOTTINO PESA, LE FERITE DI PIÙ

Il ciclo di gioco è semplice da spiegare ma meno facile da padroneggiare, soprattutto agli inizi. Prepariamo l’equipaggiamento, partiamo alla ricerca di materiali, tentiamo di sopravvivere e torniamo alla base per vendere, riparare o migliorare ciò che abbiamo. Poi ripartiamo, magari spingendoci più lontano della volta precedente. Scavland non è diviso in brevi partite di estrazione. La sua regione è un mondo persistente, fatto di luoghi e percorsi che si imparano a conoscere. Ogni uscita richiede attenzione a salute, fame, sete, riposo, resistenza, sanguinamento e radiazioni.
Potremo mettere a terra tutti i nemici durante una sparatoria e morire poco dopo, se non fermeremo l’emorragia con una benda. Oppure compromettere una spedizione avventurandoci in un acquitrino radioattivo. È proprio in questi aspetti che il gioco trova la sua identità: vincere uno scontro non significa necessariamente essere fuori pericolo. L’ambiente punisce anche e soprattutto le nostre distrazioni. Le zone contaminate non sono sempre segnalate sulla mappa e, a volte, saranno il contatore Geiger o la barra delle radiazioni a farci capire che qualcosa non va.
DAGLI SCONTRI A FUOCO ALLA PERSONALIZZAZIONE

Gli scontri a fuoco sono uno degli aspetti più curati di Scavland, tanto per il realismo ricercato quanto per la difficoltà. Calibro, rinculo, precisione, traiettoria e rumore non sono semplici dati da leggere in un menu: influenzano il modo in cui possiamo affrontare una minaccia. Sparare attira attenzioni indesiderate, mentre un’arma trascurata può incepparsi proprio quando ne abbiamo più bisogno.
E bisognerà rimediare al malfunzionamento prima che l’avversario ne approfitti. L’usura è un altro elemento da tenere in considerazione. Ad aiutarci nella manutenzione avremo dei pratici kit da campo, utilizzabili però soltanto finché la durabilità dell’arma rimane sopra una certa soglia. Aspettare troppo significa rischiare di perdere un pezzo di equipaggiamento costoso.

Non tutte le regole sono subito indulgenti nei nostri confronti e la severità può sembrare, almeno inizialmente, eccessiva. Eppure è anche questo il bello di Scavland. In un mondo devastato, che vive di recupero oltre che di sopravvivenza, la manutenzione diventa una scelta tattica da non sottovalutare. La personalizzazione poi è uno dei motivi più convincenti per spingerci a raccogliere risorse.
Avremo a disposizione oltre 25 armi da fuoco e più di 300 accessori: una dotazione già consistente per una produzione ancora in sviluppo. Fa un po’ strano, però, che la stessa cura non si ritrovi nella rappresentazione delle armature e delle protezioni indossate dal protagonista, che durante la nostra prova non ne modificavano l’aspetto. Un limite estetico che stona con l’attenzione riservata ad altri dettagli.
UN MONDO CHE CONTINUA ANCHE SENZA DI NOI

Uno degli aspetti più sorprendenti che abbiamo riscontrato è che Zalesye non aspetta il giocatore per iniziare a muoversi. Anche restando fermi potremo osservare pattuglie di predoni, gruppi di sopravvissuti e creature mutate che si incontrano e combattono tra loro. Una raffica di spari lontani può segnalare un pericolo, ma anche un’opportunità.
Arrivare dopo uno scontro, infatti, a volte consente di trovare corpi da saccheggiare senza aver sparato un colpo. Il gioco premia la nostra memoria visiva: strade, foreste, aree industriali e zone contaminate diventano progressivamente riconoscibili grazie a tanti piccoli dettagli. Non sarà difficile, però, finire in stagni profondi o impelagarsi in aree piene zeppe di nemici, se prima non esamineremo con cura il territorio.

Anche la visuale dall’alto presenta una particolarità utile. Quando prenderemo la mira, la telecamera si sposterà nella direzione dell’arma, permettendoci di controllare ciò che si trova più avanti, oltre la porzione di scenario normalmente visibile. Un aiuto prezioso, che non elimina comunque il rischio di imboscate. I bunker sotterranei seguono invece una logica diversa, con una struttura generata proceduralmente.
Qui non potremo affidarci allo stesso modo alla conoscenza dei percorsi. Una scelta che, per il nostro gusto, rende meno appagante proprio quell’apprendimento del territorio che in superficie funziona così bene. Spazi stretti, trappole e incontri ravvicinati aumentano comunque la tensione. Mentre il bottino più prezioso rende difficile resistere alla tentazione di proseguire, persino quando sarebbe più saggio tornare indietro.
LA MORTE, I RUBLI E ALTRE PROBLEMATICHE…

Un altro aspetto importante di Scavland è l’assenza di un tradizionale albero delle abilità e di punti esperienza. Il nostro Avvoltoio cresce soprattutto grazie all’attrezzatura raccolta e modificata, al denaro accumulato e alla reputazione guadagnata. Una scelta adatta a chi ricerca un’esperienza prettamente survival e basata sulle risorse, meno a chi si aspetta una progressione da RPG classico. Migliorare significa arrivare più preparati alla prossima spedizione, senza sbloccare automaticamente un nuovo potere o talento.
Troviamo inoltre diverse modalità. In Esploratore conserveremo l’equipaggiamento dopo la morte, ma non l’intero contenuto dello zaino. In Ritornato potremo tornare sul luogo del decesso per recuperare quanto perduto. In Ironman, invece, la morte sarà definitiva. Nelle situazioni da noi provate, tornare in un’area già ripulita non ha comportato un immediato ripopolamento di nemici e creature. Una circostanza che ha facilitato parecchio il recupero del bottino.

Parlando di economia, qualche crepa emerge anche in questo settore. Una volta scoperti i percorsi più redditizi e i comportamenti tipici dei nemici, l’accumulo di rubli può diventare fin troppo facile. La scarsità di risorse e denaro, inizialmente così importante, perde parte del suo peso, anche se reperire gli oggetti migliori resta legato alla disponibilità delle merci presso i commercianti. C’è poi la questione dei colpi vaganti: ferire accidentalmente un personaggio neutrale vicino a un insediamento può compromettere i nostri rapporti con l’intera comunità.
Una conseguenza, dunque, da tenere ben presente quando si decide di aprire il fuoco. Infine, avremmo gradito una maggiore varietà di creature, soprattutto in un’ambientazione che lascia tanto spazio a mutazioni e imprevedibilità. Troveremo nemici capaci di travolgerci e stordirci, con caratteristiche riconoscibili, ma l’assortimento incontrato non ci ha convinto del tutto. Siamo comunque soltanto all’Atto I e speriamo che il prosieguo della storia porti con sé altre sorprese.
UNA PIXEL ART CHE SA FARSI SENTIRE

La scelta della pixel art contribuisce all’identità di Scavland e oltretutto non gli impedisce di risultare particolareggiato, a tratti persino sorprendente. Scenari industriali, illuminazione, oggetti e animazioni danno consistenza a un mondo sporco e poco ospitale. Bastano i proiettili che rimbalzano sulle superfici o le animazioni legate alla gestione dello zaino per cogliere la cura riposta nei dettagli. Quando cala la notte, l’oscurità diventa anche un problema pratico.
Senza una fonte luminosa la visibilità si riduce drasticamente, mentre durante la nostra prova i nemici non sembravano risentirne allo stesso modo. La stessa attenzione si ritrova nel comparto sonoro. Gli spari hanno una presenza riconoscibile, il contatore Geiger segnala i pericoli ambientali e le sparatorie lontane possono rivelare cosa sta accadendo oltre i limiti dello schermo. Nei bunker, invece, i silenzi alternati a rumori più cupi accentuano il senso di isolamento. Ascoltare diventa importante tanto quanto osservare ciò che ci circonda.
UN GIOCO ANCORA IN EVOLUZIONE
Scavland è ancora in sviluppo e gli interventi da parte degli sviluppatori non sono certo mancati. Già con la patch 0.5.169, pubblicata il 5 settembre, il team ha rivisto gli attacchi dell’IA da fuori schermo, introdotto indicatori più chiari, aumentato la resistenza e aggiunto la modalità Esploratore, con autosalvataggi e penalità meno severe. A questo primo intervento sono poi seguiti ulteriori aggiornamenti. Restano comunque da valutare le difficoltà emerse durante la nostra prova, soprattutto sul fronte dell’interfaccia e del bilanciamento. La gradualità con cui si imparano le regole non impedisce ad alcune operazioni pratiche di risultare macchinose.
Recuperare un oggetto, per esempio, richiede passaggi nei menu che avremmo preferito sostituire con un comando più immediato. Per il futuro sono previsti altri due atti narrativi, nuove regioni e una modalità cooperativa. Gli autori indicano una durata orientativa del’’accesso anticipato di 12–24 mesi, subordinata all’evoluzione del progetto e ai riscontri della community. Obiettivi ambiziosi, che andranno valutati quando diventeranno contenuti giocabili.

Per correttezza dobbiamo comunque menzionare un problema riscontrato durante la nostra prova che sembrano aver vissuti anche altri membri della community. Al primo avvio del gioco, su Windows 11, l’esecuzione è stata bloccata dall’errore 0x11C7. Nel nostro caso siamo riusciti ad avviare Scavland solo dopo aver disattivato il Controllo intelligente delle app, presente nella sezione “Controllo app e browser” di Sicurezza di Windows.
Si tratta però di una protezione del sistema operativo: disattivarla modifica la sicurezza del Pc e non va presentato come un passaggio necessario per tutti. Il solo errore, inoltre, non permette di stabilire con certezza un problema nella firma digitale dell’eseguibile. Riportiamo dunque quanto accaduto sulla macchina utilizzata per il test, senza attribuire automaticamente il blocco alla natura di accesso anticipato del gioco.

PROMETTENTE
Scavland ha già una personalità riconoscibile. Funziona soprattutto quando ci costringe a fare i conti con le conseguenze delle nostre decisioni: un’arma da sistemare prima di partire, il bottino da recuperare, una sparatoria in lontananza che ci invita a cambiare strada. Il tutto sostenuto da un’ambientazione post-sovietica ben riuscita e da un uso convincente dell’illuminazione. La combinazione tra mondo persistente, fazioni autonome e armeria dettagliata dà spessore a una formula che, da lontano, potrebbe sembrare quella dell’ennesimo survival con visuale dall’alto. Quando invece l’opera di NoShadow è decisamente più densa.
Non tutto, però, è allo stesso livello. L’economia tende a perdere mordente nel tempo, il recupero dell’equipaggiamento dopo la morte non sempre aggiunge tensione e l’interfaccia ostacola alcune operazioni che dovrebbero essere immediate. La campagna, inoltre, attende ancora il suo completamento. Chi desidera seguire la storia fino in fondo farebbe quindi bene ad aspettare, mentre gli appassionati di survival impegnativi e post-apocalittici possono già trovare parecchio da scoprire. A patto di accettare le asperità dell’attuale accesso anticipato. E di avere il coraggio di affrontare un mondo che non farà molto per accoglierci a braccia aperte!