Marvel’s Wolverine, tanti artigli e qualche catena, recensione
La ferocia di Logan conquista su PS5, ma percorsi troppo vincolati e scontri ripetitivi ne limitano il potenziale
Trasformare Wolverine in un videogioco all’altezza del personaggio non era affatto semplice. Logan è una macchina da guerra capace di rigenerarsi, dotata di artigli in adamantio e di una forza fisica che rende complicato costruire intorno a lui un sistema di gioco credibile. Insomniac Games ha scelto quindi di allontanarsi dalla formula open world di Marvel’s Spider-Man, costruendo un’avventura più lineare, compatta e concentrata sul personaggio.
Una scelta che permette alla produzione di mantenere un ritmo cinematografico e di evitare buona parte del riempitivo tipico delle mappe gigantesche. Ma anche questo approccio ha le sue pecche. Se volete sapere quanto renda giustizia all’eroe artigliato, seguiteci nella nostra recensione di Marvel’s Wolverine. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Sony Interactive Entertainment, è disponibile in esclusiva solo su PS5. Buona lettura.
UN PASSATO CHE TORNA A GRAFFIARE
La storia di Marvel’s Wolverine propone una versione originale di Logan, inserita in un universo Marvel che non si limita a riproporre pedissequamente quanto già conosciuto attraverso fumetti e cinema. Il passato del protagonista continua a rappresentare una presenza ingombrante e la sua memoria diventa uno degli strumenti attraverso cui Insomniac Games costruisce una narrazione fatta di identità, rimorsi e conseguenze.
Il risultato non è sempre imprevedibile, ma riesce a dare al protagonista una dimensione più personale rispetto alla semplice immagine del mutante che entra in una stanza e ne esce lasciandosi dietro una montagna di cadaveri.
Attorno a Logan si muovono diversi personaggi dell’universo mutante, con Jean Grey a ricoprire un ruolo particolarmente importante. Il rapporto tra i due permette alla narrazione di rallentare quando necessario, lasciando spazio a momenti più intimi che aiutano a comprendere il lato umano di Wolverine.
Al tempo stesso non mancano Sabretooth, Mystica e il Team X, elementi che contribuiscono ad ampliare il richiamo alla mitologia degli X-Men. La storia non rinuncia al fan service, ma riesce generalmente a utilizzarlo senza trasformare l’avventura in una semplice sfilata di nomi conosciuti.
ARTIGLI, SANGUE E UNA RABBIA DIFFICILE DA FERMARE
Gli sviluppatori hanno costruito Logan intorno a una filosofia molto precisa: bisogna gettarsi nella mischia, non starne fuori. Gli attacchi rapidi si alternano a colpi più pesanti, calci, balzi, raffiche di artigli e tecniche speciali, mentre schivate e parate permettono di reagire agli assalti avversari. Alcuni attacchi possono essere respinti con il giusto tempismo, dando luogo a un contrattacco, mentre più parate consecutive possono far barcollare determinati avversari, aprendo una finestra per colpire.
La sensazione iniziale è eccellente. Wolverine si scaglia contro i bersagli, attraversa gruppi di nemici, sfrutta il proprio corpo come una vera arma e reagisce ai danni continuando ad avanzare. Il feedback aptico del DualSense accompagna questa fisicità, mentre le animazioni contribuiscono a rendere ogni attacco particolarmente scenografico.
La componente più riuscita è però la Furia, una risorsa che cresce attraverso l’aggressività e che raggiunge tre livelli differenti. Con l’aumentare dell’indicatore, Logan diventa progressivamente più potente e resistente. Al secondo livello entra in gioco “ultima chance”, una speciale abilità che permette a Wolverine di utilizzare la Furia per tornare in combattimento quando la salute arriva a zero. Al terzo, invece, diventano disponibili colpi critici devastanti, capaci di smembrare un nemico in un attimo.
La meccanica funziona perché lega direttamente il comportamento del giocatore alla natura del personaggio. Più si combatte con decisione e aggressività, più Logan diventa pericoloso. Non siamo davanti al classico sistema in cui bisogna necessariamente arretrare per recuperare energie: qui la migliore difesa spesso è continuare ad attaccare a testa bassa, lasciandosi trascinare dalla furia del protagonista.
TANTI ARTIGLI, MA NON TUTTI AFFILATI
Ed eccoci al problema principale. Marvel’s Wolverine offre un numero tutt’altro che trascurabile di possibilità. Le tecniche speciali possono essere equipaggiate e potenziate, mentre gli adattamenti permettono di modificare diversi aspetti delle capacità di Logan, dalla salute all’efficacia della Furia, passando per le finestre di parata e altri vantaggi durante gli scontri.
È possibile equipaggiare fino a quattro tecniche speciali contemporaneamente, scegliendo quelle più adatte al proprio approccio. Sulla carta, quindi, gli elementi per costruire un combat system ricco ci sono tutti. Il problema è che avere tante possibilità non significa essere incentivati a sfruttarle tutte. Una volta comprese le regole principali, gran parte degli scontri può essere affrontata affidandosi a un repertorio relativamente ristretto di soluzioni.
La parata rappresenta probabilmente la meccanica più importante per padroneggiare il sistema. Il tempismo viene premiato e alcuni attacchi, riconoscibili attraverso specifici indicatori, possono essere sfruttati per ottenere contrattacchi particolarmente efficaci. Al tempo stesso bisogna imparare a riconoscere quelli che non possono essere parati e richiedono invece una schivata.
Il limite emerge quando questa struttura diventa prevedibile. Una volta assimilato il ritmo, alcuni combattimenti rischiano di ridursi a una sequenza di parata, contrattacco, attacco, finisher o tecnica speciale, soprattutto quando la difficoltà non riesce a mettere realmente sotto pressione il giocatore. Aumentare la salute degli avversari non basta necessariamente a creare una nuova sfida: avremmo preferito incontrare più situazioni capaci di obbligare Logan a cambiare approccio. Ed è qui che il combat system mostra il suo vero limite.
UNA BESTIA IN GABBIA
La scelta di allontanarsi dall’open world non è sbagliata: anzi, per un personaggio come Wolverine può essere persino azzeccata. Una struttura più lineare permette di concentrarsi sulla storia e sugli scontri senza dover riempire enormi spazi con attività secondarie spesso poco significative. Il problema è che la linearità non dovrebbe trasformarsi in rigidità.
A volte il level design non lascia abbastanza spazio alle capacità che il gioco stesso ha messo nelle mani del giocatore. Wolverine possiede un’agilità notevole, può saltare sui nemici, arrampicarsi, sfruttare i propri sensi e utilizzare gli artigli in combattimento con grande libertà. Eppure gli scenari stabiliscono spesso con precisione dove Logan può passare e dove no, quali elementi può utilizzare e quale percorso deve seguire. L’esplorazione, quindi, raramente ci dà la sensazione di poter trovare una soluzione alternativa.
Anche alcune sezioni dedicate alle capacità sensoriali di Wolverine seguono questa filosofia. I suoi sensi potrebbero diventare uno strumento per osservare l’ambiente, individuare minacce e scegliere autonomamente come procedere. In pratica, vengono spesso utilizzati per accompagnare il giocatore verso la soluzione già prevista. Il risultato è funzionale, ma a volte ci sembra di essere dei bambini accompagnati per mano dove gli sviluppatori hanno deciso.
UNA PRODUZIONE DEGNA DI UN FILM MARVEL
Dal punto di vista tecnico, Marvel’s Wolverine riesce comunque a mettere in mostra i muscoli di PS5. Il gioco alterna momenti estremamente spettacolari a sezioni più contenute, con ambientazioni differenti che contribuiscono a evitare una presentazione visivamente monotona. Non tutto presenta lo stesso livello di dettaglio, ma il colpo d’occhio generale rimane notevole.
Il DualSense è sfruttato con convinzione. Feedback aptico e grilletti adattivi accompagnano gli attacchi e contribuiscono a trasmettere il peso e la forza dei colpi. Particolarmente riuscito è anche l’utilizzo dell’altoparlante del controller in determinate situazioni legate alla mente di Logan. Il comparto sonoro accompagna bene il tono adulto della produzione, mentre il doppiaggio italiano permette di seguire agevolmente dialoghi e momenti narrativi.
CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI
Marvel’s Wolverine dimostra ancora una volta quanto Insomniac Games sia in grado di trasformare un personaggio Marvel in un videogioco immediatamente riconoscibile. Logan è eroico, feroce e profondamente umano, ma soprattutto divertente da controllare. La storia regge e coinvolge, la produzione è tecnicamente solida e gli scontri riescono a regalare momenti di pura esaltazione. Il problema è che il gioco raggiunge il suo massimo molto presto.
Il combat system parte fortissimo e continua a essere piacevole fino alla conclusione, ma non cresce abbastanza in profondità per accompagnare davvero l’evoluzione del giocatore. È un po’’come Wolverine stesso: potentissimo fin dal principio, capace di sopportare qualsiasi cosa, ma non sempre messo nelle condizioni di dimostrare tutto ciò che potrebbe fare.
Pregi
Combat system brutale e spettacolare. Logan e i personaggi ben caratterizzati, con una storia coinvolgente e ben raccontata. Ottima resa tecnica e audiovisiva. Utilizzo convincente del DualSense.
Difetti
Combattimenti che possono diventare ripetitivi, con una progressione che non approfondisce abbastanza il combat system. Percorsi troppo vincolati e un'esplorazione che lascia poco spazio all’iniziativa del giocatore.
Voto
8-