Far Lands, un’isola da esplorare e un mistero da svelare, recensione

Un survival accessibile che punta tutto sull'esplorazione e sul mistero della sua isola

-

Il genere survival ha ormai raggiunto una tale maturità da rendere difficile l’atto di proporre qualcosa di realmente originale. Naufragare su un’isola sconosciuta, raccogliere legna e pietre, procurarsi cibo e acqua, costruire un rifugio e scoprire progressivamente che il luogo nel quale ci siamo ritrovati nasconde qualcosa di molto più inquietante. Sono tutti elementi che abbiamo imparato a conoscere molto bene. Ed è proprio all’interno di questa formula che si inserisce Far Lands.

La premessa è semplice: un incidente aereo lascia il protagonista su un’isola apparentemente deserta, costringendolo a imparare rapidamente come sopravvivere. Bisogna raccogliere risorse, costruire strumenti, procurarsi cibo e acqua e trovare un luogo nel quale realizzare una prima base. La situazione cambia però rapidamente quando fanno la loro comparsa gli zombie e, soprattutto, quando iniziano a emergere tracce di una presenza umana ormai scomparsa.

Il gioco non cerca di reinventare il survival, ma sceglie piuttosto di alleggerirne le meccaniche per concentrarsi sull’esplorazione e sul mistero. La domanda, dunque, non è quanto riesca a innovare un genere ormai estremamente affollato, ma se questa formula semplificata sia sufficiente per mantenere vivo l’interesse del giocatore. Seguiteci in questa recensione della versione PS5 di Far Lands. Ricordiamo che il gioco, sviluppato da Scalpel Softworks e pubblicato da Axyos Games Entertainment, è disponibile anche su Pc, via Steam. Buona lettura.

SOPRAVVIVERE, COSTRUIRE E MIGLIORARSI

Le prime ore seguono una struttura estremamente familiare. Si raccolgono materiali, si realizzano gli strumenti fondamentali e si cerca un’area abbastanza sicura nella quale costruire il proprio rifugio. Fame e sete devono essere tenute sotto controllo, ma non diventano mai una presenza eccessivamente invasiva: sono più una pressione costante che una vera minaccia.

La stessa filosofia viene applicata alla costruzione. Far Lands permette di realizzare muri, pavimenti, depositi, postazioni di lavoro e strutture difensive senza trasformare il sistema in un complesso esercizio di ingegneria. È possibile ampliare progressivamente la propria base e renderla sempre più funzionale, ma tutto rimane estremamente intuitivo.

La progressione introduce poi agricoltura, elettricità, commercio, armi più avanzate e sistemi per automatizzare alcune attività. Arrivano anche il Buggy e il MiniCopter, che rendono molto più semplici gli spostamenti e permettono di raggiungere zone che nelle prime ore sembravano decisamente più lontane. È una progressione piacevole, soprattutto per chi non ha grande esperienza con il genere, ma mostra presto i propri limiti.

Le nuove possibilità servono principalmente a rendere più efficienti attività già conosciute, senza modificare realmente il modo di affrontare la sopravvivenza. Chi cerca sistemi produttivi complessi e una gestione estremamente approfondita della propria base potrebbe quindi trovare il tutto fin troppo semplice. Per chi vuole invece un’esperienza più rilassata, questa accessibilità rappresenta uno dei principali punti di forza.

L’ISOLA NASCONDE QUALCOSA

Se le meccaniche survival sono abbastanza convenzionali, è l’esplorazione a rappresentare l’elemento più interessante dell’avventura. L’isola infatti non è soltanto un’enorme riserva di materiali. Durante gli spostamenti si incontrano case abbandonate, strutture costruite dall’uomo, resti e altre tracce che suggeriscono l’esistenza di una storia precedente all’arrivo del protagonista. Il gioco non ha particolare fretta di fornire tutte le risposte e lascia che sia la curiosità a spingere il giocatore sempre più lontano dalla propria base. Ed è proprio in questi momenti che Far Lands riesce a esprimersi al meglio.

Una semplice spedizione alla ricerca di metallo può trasformarsi nell’occasione per scoprire un nuovo insediamento. Una strada apparentemente insignificante può condurre a qualcosa che modifica la percezione dell’isola. Il racconto ambientale non è particolarmente sofisticato, ma riesce comunque a dare uno scopo all’esplorazione. Il problema è il ritmo. Tra una scoperta e l’altra può trascorrere parecchio tempo, durante il quale l’esperienza torna a concentrarsi sulla raccolta delle risorse e sulla manutenzione della base. Il mistero funziona quindi come principale motore dell’avventura, ma non sempre viene alimentato con la frequenza necessaria per mantenere costante la curiosità.

ZOMBIE, COMBATTIMENTI E COOPERATIVA

Il primo incontro con uno zombie dovrebbe rappresentare uno dei momenti capaci di cambiare radicalmente il tono dell’avventura. Dal punto di vista narrativo funziona, perché introduce immediatamente nuove domande sulla natura dell’isola. Sul piano del gameplay invece il combattimento risulta uno degli aspetti meno convincenti. Gli zombie e la fauna ostile sono avversari piuttosto prevedibili e l’intelligenza artificiale non propone comportamenti particolarmente elaborati. Una volta comprese le distanze e i tempi degli attacchi, molti scontri diventano soprattutto una questione di equipaggiamento. Le armi aumentano progressivamente di efficacia, ma raramente il giocatore è costretto a cambiare strategia.

Il combattimento finisce quindi per essere più un ostacolo sulla strada verso il prossimo punto d’interesse che un elemento capace di sostenere da solo l’esperienza. La situazione però migliora sensibilmente in cooperativa. Far Lands permette di affrontare l’isola insieme ad altri giocatori e la possibilità di dividere i compiti rende molto più leggere le attività ripetitive. Un giocatore può occuparsi della base, un altro della raccolta, mentre gli altri possono dedicarsi all’esplorazione o agli scontri. È probabilmente il modo più naturale di vivere l’esperienza, soprattutto nelle fasi più avanzate, quando la gestione delle risorse può iniziare a trasformarsi in una routine.

UN’ISOLA PIACEVOLE, MA CON DEI LIMITI

Dal punto di vista tecnico, Far Lands mostra chiaramente la natura indipendente del progetto. L’isola riesce comunque a regalare alcuni scorci piacevoli, soprattutto durante l’alternanza tra giorno e notte e con i cambiamenti atmosferici. Coste, foreste e strutture abbandonate contribuiscono a creare un mondo che, osservato nel suo insieme, riesce a essere abbastanza suggestivo. Avvicinandosi, però, emergono maggiormente i limiti. Modelli dei personaggi, animazioni, fauna e alcune texture non raggiungono livelli particolarmente elevati e alcune movenze risultano inevitabilmente rigide.

Su PS5 la situazione è generalmente stabile e durante la nostra prova non sono emersi problemi tecnici capaci di compromettere l’esperienza. L’interfaccia rappresenta invece un elemento decisamente migliorabile: inventario, gestione dei materiali e alcune operazioni legate alla costruzione richiedono talvolta più passaggi del necessario utilizzando il controller. È una sensazione che ricorda le origini Pc del progetto e che avrebbe potuto essere mitigata con un’interfaccia maggiormente studiata per il gioco su console. Il principale limite di Far Lands emerge dopo aver superato le prime ore.

All’inizio ogni risorsa sembra importante, la costruzione della base rappresenta un obiettivo concreto e l’isola appare enorme e piena di possibilità. Con il miglioramento dell’equipaggiamento e l’introduzione dei mezzi di trasporto, molte delle difficoltà iniziali vengono però eliminate progressivamente. A quel punto rimane soprattutto l’esplorazione, che è anche l’aspetto più interessante del gioco, ma non sempre riesce a sostenere da sola l’intera esperienza.

Tra una scoperta e l’altra bisogna inevitabilmente tornare alle attività di routine: raccogliere, costruire, coltivare, potenziare e ripartire. Non è necessariamente un problema per chi cerca un’esperienza rilassata, ma può diventarlo per i giocatori più esperti del genere, abituati a sistemi capaci di continuare a introdurre nuove sfide anche dopo decine di ore. Il gioco sceglie deliberatamente la semplicità e non cerca di trasformare la sopravvivenza in un secondo lavoro. È una scelta legittima, ma inevitabilmente restringe il pubblico interessato all’esperienza.

CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI

Far Lands non è un titolo destinato a rivoluzionare il genere survival e non possiede la profondità sistemica delle produzioni più importanti del settore. La sua struttura è familiare, il combattimento è piuttosto semplice, l’intelligenza artificiale mostra diversi limiti e la componente tecnica evidenzia in più occasioni la natura indipendente del progetto. Eppure riesce a trovare una propria dimensione. La semplicità delle meccaniche rende l’esperienza accessibile e permette di concentrarsi sull’esplorazione, mentre il mistero dell’isola offre una motivazione più interessante del semplice accumulo di risorse. La cooperativa, inoltre, riesce a rendere più piacevole una struttura che in solitaria può diventare ripetitiva soprattutto nelle fasi avanzate.

Il risultato è quindi un survival rilassato, più interessato a farci scoprire cosa si nasconde oltre la prossima collina che a metterci costantemente alla prova. Non sempre il ritmo riesce a mantenere alta la curiosità e, una volta raggiunta una certa stabilità, i limiti della formula diventano evidenti. Per chi cerca però un’esperienza accessibile, da affrontare con calma e magari in compagnia, l’opera di Scalpel Softworks può rappresentare una proposta interessante. Non inventa nulla di nuovo, ma almeno sa dove vuole portarci.

Pregi

Esplorazione piacevole, atmosfera suggestiva e una progressione semplice e accessibile, valorizzata soprattutto dalla cooperativa.

Difetti

Combattimenti poco incisivi, IA prevedibile, qualche limite tecnico e una progressione che tende a diventare ripetitiva nelle fasi avanzate.

Voto

7