Halo: Campaign Evolved, la leggenda si evolve ancora, recensione
Dal 2001 al 2026, il viaggio di Master Chief sull’Installazione 04 continua a cambiare senza però perdere la propria identità
C’è qualcosa di surreale nel vedere Master Chief comparire su una console Sony. Per oltre vent’anni il nome di questo eroe è stato sinonimo di Xbox, uno dei pilastri su cui Microsoft ha costruito la propria identità nel mercato globale. Con Halo: Campaign Evolved, sviluppato da Halo Studios, quella barriera è caduta, e lo fa proprio nel corso del 25esimo anniversario della saga.
Oltretutto non ci troviamo davanti a un semplice restauro grafico, un po’ come quello avvenuto con la Halo MCC (Master Chief Collection ndr). Si tratta invece di un vero e proprio remake, realizzato da zero su Unreal Engine 5, pensato per riportare la campagna originale del 2001 in un presente dove il primo tentativo di ammodernamento, quello dell’edizione Anniversary del 2011, mostra ormai tutti i suoi limiti.
Il compito che si è posto lo studio non era certo banale: rendere di nuovo rilevante un capitolo fondativo del genere degli FPS senza però tradirne l’anima. Vediamo se l’obiettivo è stato raggiunto in questa recensione della versione PS5 di Halo: Campaign Evolved. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Xbox Game Studios, è disponibile anche su Pc e Xbox Series X/S. Buona lettura.
LA STORIA NON CAMBIA, MA SI ARRICCHISCE…
La storia riprende quella dell’originale: l’equipaggio della Pillar of Autumn precipita su un misterioso anello artificiale e Master Chief si trova a fronteggiare non solo i Covenant, ma anche una minaccia ben più antica e inquietante, i Flood. Chi di noi ha passato l’infanzia in compagnia di Chief non si sarà scordato sicuramente le dieci missioni classiche, che sono tutte presenti, seppur riviste nella messa in scena.
La bella notizia è che a questo nucleo si aggiungono tre missioni inedite ambientate prima degli eventi principali, che vedono protagonisti Master Chief e il sergente Johnson in nuove location. Sono capitoli pensati per arricchire il contesto narrativo ma, purtroppo, restano più un assaggio che una vera espansione della storia raccontata. Infatti non sono così incisive da svelare qualche retroscena inedito o aggiungere informazioni particolari. Una piccola delusione per chi probabilmente si aspettava rivelazioni clamorose.
MASTER CHIEF È SEMPRE UN GRANDE GUERRIERO
Come tutti ci aspettavamo il cuore di Halo: Campaign Evolved rimane il combattimento, e qui il lavoro svolto convince davvero. Ogni arma mantiene una propria identità precisa, gli scontri restano dinamici e imprevedibili, e l’alternanza tra sparatorie a piedi e sequenze a bordo di un veicolo continuano a funzionare a distanza di 25 anni.
Le sezioni sul Warthog, la mitica jeep da combattimento, restano tra i momenti più divertenti della campagna. I controlli sono stati aggiornati con l’introduzione dello sprint e con uno schema personalizzabile che permette a chi è cresciuto con il titolo originale di recuperare la disposizione dei comandi di un tempo. Chi arriva da capitoli più recenti della saga troverà invece uno schema più moderno e immediato, segno di un’attenzione concreta verso pubblici diversi.
Tra le novità più interessanti figura il ritorno dei Teschi, i collezionabili introdotti con l’edizione Anniversary del 2011, capaci di alterare le condizioni di gioco in modi anche molto bizzarri. Sono un elemento di rigiocabilità che dona imprevedibilità a una struttura che, onestamente, il tempo aveva inevitabilmente appiattito.
Possiamo dire infatti che il loro utilizzo resta uno degli aspetti più riusciti dell’intera operazione di rinascita della saga. Sul fronte multigiocatore invece, la scelta più netta riguarda l’assenza del comparto competitivo classico, sostituito da una cooperativa online fino a quattro giocatori e da uno split-screen locale a due.
NON TUTTO È PERFETTO…
È una decisione che fa male, e siamo sicuri da molti verrà criticata. Anche perché ridimensiona sensibilmente la longevità rispetto all’originale. Non dimentichiamoci inoltre che la prima versione del gioco ha guadagnato gran parte della propria fama grazie alla componente competitiva. Non capiamo bene il perché di questo ridimensionamento, ma speriamo che l’aggiunta di una nuova modalità competitiva venga presa in considerazione nel prossiom futuro.
Parlando di difetti, Halo: Campaign Evolved presenta anche un’altra pecca, che si porta dietro dall’originale. Il level design, per quanto rifinito graficamente, conserva infatti la medesima struttura del 2001, con alcune sezioni che mostrano i segni del tempo. Ambienti vasti ma poco densi di contenuti, ripetizioni di corridoi e stanze che finiscono col tradire l’età del progetto di partenza.
… MA LA NUOVA ARMATURA SCINTILLA TANTISSIMO
Sul fronte puramente visivo il lavoro di ammodernamento convince parecchio. I modelli dei personaggi, gli ambienti e gli effetti particellari sono stati ricostruiti con cura, restituendo un colpo d’occhio moderno senza tradire la direzione artistica originale. La nostra prova su PS5 mostra che il gioco gira in modo solido, senza gli scatti da compilazione shader che affliggono spesso i titoli realizzati su Unreal Engine 5. Per quanto possano comunque verificarsi dei cali di framerate nelle scene più intense.
Il gioco sfrutta appieno gli strumenti più avanzati del motore di Epic Games, con Lumen per l’illuminazione dinamica e Nanite per la gestione della geometria. Elementi che restituiscono superfici riflettenti pulite e un’illuminazione realistica anche su console. La colonna sonora è stata rimasterizzata rispettando fedelmente i temi musicali che hanno reso celebre la serie. Anche il doppiaggio italiano risulta tutto sommato di buon livello, con dialoghi completamente ridoppiati. Peccato però per l’assenza di voci storiche come quella di Donatella Fanfani (Cortana) e Riccardo Rovatti/Giorgio Melazzi (Master Chief).
DA AVERE SENZA RISERVE
Halo: Campaign Evolved riesce nell’obiettivo più difficile che si era posto: restituire rilevanza a un classico assoluto senza snaturarne l’identità. Il gunplay resta la componente più solida e convincente dell’intera operazione, capace ancora oggi di spiegare perché l’originale abbia cambiato per sempre il genere degli sparatutto in prima persona. Anche il comparto sonoro conferma la solidità di un’eredità musicale che non sente il peso degli anni.
Allo stesso tempo, tuttavia, non possiamo ignorare quanto pesino i limiti di questa operazione. L’assenza del multiplayer competitivo classico è una mancanza difficile da giustificare per un titolo di questa portata. A questo si aggiunge un level design che, nonostante il lifting grafico, non riesce a nascondere del tutto i suoi 25anni.
Nel complesso si tratta dunque di un remake riuscito ma non privo di compromessi. Consigliato soprattutto a chi non ha mai vissuto l’avventura originale, o desidera riviverla con un comparto tecnico e di controllo aggiornato. Meno indispensabile invece per chi punta tutto su un’esperienza multiplayer completa, che si spera possa arrivare in seguito.
Pregi
Fedele remake dell'originale con un sistema di combattimento rifinito e divertente. I teschi che modificano le condizioni sono un'aggiunta molto apprezzata. Il lato grafico ha fatto centro con un ammodernamento di qualità.
Difetti
Manca il multiplayer competitivo e anche alcuni difetti della saga originale potevano essere limati. Le tre nuove missioni non aggiungono un granchè. Peccato per l'assenza di voci storiche nel doppiaggio.
Voto
8