One Move Away, chiudi il baule e apri i ricordi, recensione

Un cozy puzzle game dove il vero spazio da gestire non è solo quello nel bagagliaio

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Ci sono giochi che non hanno bisogno di mondi vasti o sistemi complessi per raccontare qualcosa: basta uno spazio ristretto, qualche oggetto da spostare e la sensazione di trovarsi nel mezzo di un cambiamento. One Move Away appartiene proprio a questa categoria di esperienze intime, costruite su gesti quotidiani che diventano improvvisamente significativi. Ogni livello è un trasloco, un passaggio, un momento in cui la vita costringe a fare ordine (o almeno a provarci) e il gioco ci invita a osservare ciò che resta, ciò che si porta via e ciò che non trova più posto.

È impossibile non pensare a Unpacking, che qualche anno fa aveva trasformato l’atto di sistemare una stanza in un racconto silenzioso e potentissimo. L’opera di Ramage Games (piccola studio indie francese ndr) rende quella stessa idea e la ribalta: non si tratta più di ricostruire una vita oggetto dopo oggetto, ma di comprimerla, incastrarla, farla entrare in un contenitore che sembra sempre troppo piccolo. Il risultato è un puzzle game in prima persona che alterna calma e caos, precisione e improvvisazione, momenti di cura e momenti in cui la fisica decide di ricordarci che i traslochi non sono mai davvero sotto controllo.

Seguiteci in questa recensione della versione PS5 di One Move Away. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Playstack, è disponibile anche su Pc e Xbox Series X/S. Buona lettura.

STORIE CHE EMERGONO DAGLI OGGETTI

One Move Away ci porta dal 1973 ai decenni successivi, seguendo tre protagonisti in momenti chiave: il primo trasloco, la fuga da una casa che non sentiamo più nostra e la necessità di ricominciare altrove. Non c’è mai alcun dialogo, voce narrante o spiegazione. Tutto passa attraverso ciò che dobbiamo impacchettare: fotografie, strumenti musicali, vestiti e ricordi che pesano più del loro volume.

È un approccio intimo, che funziona proprio perché non forza nulla. Ogni livello è una piccola finestra su un cambiamento, e il gioco ci chiede di interpretarlo mentre cerchiamo di far entrare un’intera vita in un bagagliaio. La struttura del titolo è immediata: raccogliamo oggetti, li ruotiamo, li incastriamo, li spingiamo, li tiriamo e li “pungoliamo” per farli scivolare in un angolo.

La fisica è la vera protagonista, nel bene e nel male. A volte è soddisfacente vedere un incastro perfetto, altre volte basta un movimento sbagliato per far volare via tutto come in un trasloco reale. Il gioco non pretende ordine assoluto: basta chiudere il portellone perché il livello sia completato.

Ma se vogliamo ottenere tutte le stelle, allora serve precisione (o molta creatività). Alcuni obiettivi chiedono di posizionare oggetti in modi specifici, altri di aggiungerne di extra, altri ancora di lasciare spazi liberi. È un puzzle game che non si prende troppo sul serio, e proprio per questo riesce a essere rilassante anche quando la fisica decide di fare di testa sua.

UN MONDO PICCOLO MA CURATO

Non tutto in One Move Away funziona allo stesso modo. Alcuni livelli introducono condizioni stradali che mettono alla prova la stabilità del nostro lavoro. Se qualcosa cade durante il “viaggio”, bisogna ricominciare. È una scelta che spezza un po’ il ritmo, soprattutto perché arriva dopo livelli più meditativi. L’idea è interessante, ma non sempre perfettamente calibrata, e può trasformare un puzzle piacevole in un esercizio di pazienza.

Fortunatamente, il titolo di Ramage Games permette di mitigare alcune di queste sfide, e la maggior parte dei livelli rimane godibile anche quando la fisica decide di essere capricciosa. Visivamente, il gioco colpisce per la sua estetica morbida e pittorica. Gli ambienti sono piccoli ma ricchi di dettagli, e gli oggetti hanno una cura che li rende immediatamente riconoscibili.

È un’esperienza che non punta al realismo, ma a un’atmosfera calda e quasi nostalgica, che accompagna bene il tono delle storie raccontate. Tecnicamente su PS5 si comporta bene: fluido, stabile, con qualche texture che sfarfalla e le solite bizzarrie della fisica, ma nulla che rovini il gameplay in modo significativo. Il sonoro infine segue la stessa filosofia del gioco: discreto, leggero, quasi domestico.

Le musiche accompagnano senza invadere, con toni morbidi che si adattano bene al ritmo dei puzzle. Gli effetti sonori come scatole che si spostano, oggetti che si incastrano o piccoli urti, contribuiscono a dare fisicità all’esperienza senza mai diventare fastidiosi. Non è un comparto memorabile, è vero, ma è perfettamente coerente con ciò che il gioco vuole essere.

CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI

One Move Away è un puzzle game che vive di dettagli, di oggetti che raccontano storie e di momenti di caos che diventano parte del divertimento. Non ha la profondità di altri titoli del genere, e alcune scelte legate alla fisica possono risultare frustranti, ma nel complesso offre un’esperienza rilassante, originale e sorprendentemente intima. Quello di Ramage Games è un gioco che si prende il suo tempo, e che chiede a noi di fare lo stesso: osservare, interpretare, incastrare, sbagliare e riprovare. E alla fine, quando il portellone si chiude e tutto rimane al suo posto, c’è una piccola soddisfazione che vale più di mille parole.

Pregi

Estetica curata e riconoscibile. Puzzle immediati e intuitivi . Narrazione ambientale efficace . Buona varietà di scenari. Tono cozy e rilassante.

Difetti

Fisica imprevedibile. Livelli con condizioni stradali poco bilanciati.

Voto

7,5