Tides of Tomorrow, siamo tutti naufraghi delle scelte altrui, recensione
Nel mare di plastica del futuro, il nostro viaggio è solo una delle storie che si intrecciano
Tides of Tomorrow è uno di quei giochi che non si limitano a raccontare una storia: la condividono. In un futuro in cui la Terra è stata inghiottita dall’oceano e soffocata dalle microplastiche, ogni passo è un’eredità. Non solo la nostra, ma anche quella dei giocatori che ci hanno preceduti. L’idea alla base è semplice e radicale: il mondo reagisce alle decisioni degli altri Tidewalker, figure misteriose che attraversano le isole lasciando dietro di sé tracce, errori, favori e conseguenze.
Noi arriviamo dopo, raccogliendo ciò che hanno fatto, o ciò che hanno distrutto. È un concetto che potrebbe sembrare un esperimento, e invece diventa la spina dorsale di un’avventura sorprendentemente coesa. Seguiteci dunque in questa recensione della versione PS5 di Tides of Tomorrow. Ricordiamo che il gioco, sviluppato da DigixArt e pubblicato da THQ Nordic, è disponibile anche su Pc e Xbox Series X/S. Buona lettura.
UN VIAGGIO TRA ROVINE, FAZIONI E PLASTEMIA
Il mondo di Tides of Tomorrow è un mosaico di isole galleggianti, strutture improvvisate e comunità che cercano di sopravvivere a un’epidemia che trasforma i corpi in statue di plastica colorata. La malattia, la Plastemia, è una condanna lenta e inesorabile, e l’unico sollievo è l’Ozen, un inalatore raro e prezioso che tutti bramano e che noi stessi dobbiamo consumare per restare in vita. Le fazioni che incontriamo (Marauders, Reclaimers, Mystics) incarnano tre modi diversi di affrontare il collasso.
Sono archetipi riconoscibili, ma funzionano perché il gioco non si perde in spiegazioni: ci getta dentro, ci fa scegliere e ci fa sbagliare. Ogni isola è un episodio a sé, con un problema da risolvere e personaggi che sembrano usciti da un parco tematico post-apocalittico. Immediati e teatrali, ma sempre efficaci nel trascinarci dentro la scena. E mentre la trama principale non punta a rivoluzionare il genere, il modo in cui viene raccontata (attraverso le tracce degli altri giocatori ndr) la rende più viva di quanto ci si aspetti.
UN GAMEPLAY COSTRUITO SULLE CONSEGUENZE
Tides of Tomorrow è un’avventura in prima persona che alterna dialoghi, piccole sequenze d’azione, stealth leggero, puzzle e brevi momenti di navigazione. Nulla è davvero complesso, e nulla è pensato per mettere alla prova i riflessi: il ritmo è narrativo, non tecnico. La vera meccanica che definisce l’esperienza è la visione del Tidewalker precedente.
Possiamo osservare i suoi movimenti, le sue conversazioni e i suoi errori. Possiamo quindi seguirne le tracce o ignorarle. Possiamo persino vedere le sue emote, piccoli gesti lasciati come segnali o provocazioni. Il mondo però cambia in base a ciò che ha fatto: un ponte può essere crollato, un mercato può essere in lockdown e una fazione può essere ostile o accogliente.
A volte ci sentiamo avvantaggiati, altre volte penalizzati, e in entrambi i casi il gioco funziona perché ci costringe a reagire, non a ripetere. Il sistema dei tratti (Pro-Nature, Pro-Mankind, Troublemaker, Survivalist, Cooperative) aggiunge un ulteriore livello di personalizzazione. Le nostre scelte ci incasellano, aprendo o chiudendo opzioni narrative.
È un modo elegante per dare peso alle decisioni senza però trasformarle in moralismi. Non tutto è perfetto: alcune sezioni possono farci sentire “in ritardo” rispetto alla storia del giocatore precedente, e qualche glitch finisce con interrompere l’immersione. Ma il flusso generale resta solido, e la varietà degli episodi impedisce alla formula di diventare ripetitiva.
UN MONDO CHE PARLA ATTRAVERSO I COLORI
Visivamente, Tides of Tomorrow è sorprendente. L’apocalisse plastica non è grigia o cupa, ma appare come un’esplosione di colori innaturali, come un mare di rifiuti che diventa quasi ipnotico. Le isole galleggianti, le strutture improvvisate, i mercati sospesi sull’acqua: tutto ha un’estetica che ricorda un mix tra Borderlands e Fortnite, ma filtrato attraverso un tono più malinconico.
È un mondo che sembra vivo anche quando è in rovina, e ogni location presenta un’identità precisa, pensata per raccontare qualcosa senza bisogno di dialoghi. La colonna sonora è uno dei punti forti del gioco: ritmata quando serve, cupa nei momenti più tesi, sempre perfettamente integrata con l’azione. Il doppiaggio sostiene bene i personaggi, anche quelli più caricaturali, e contribuisce a rendere credibili le fazioni e le loro dinamiche.
CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI
Tides of Tomorrow è un esperimento riuscito: un’avventura narrativa che usa la comunità dei giocatori come parte integrante del racconto, trasformando ogni run in un dialogo silenzioso tra chi è venuto prima e chi verrà dopo. L’opera di DigixArt è però lungi dall’essere perfetta: la linearità si fa sentire, alcune scelte pesano più di altre, e la rigiocabilità non è così forte quanto il concept suggerirebbe. Ma rappresenta in ogni caso un’esperienza unica, costruita con cura, capace di sorprendere e di far riflettere. È un titolo che vive di dettagli, di piccoli gesti e di conseguenze che si propagano come onde. E quando funziona (e succede spesso) lascia davvero il segno.
Pregi
L'idea dei Tidewalker e delle scelte ereditate dai giocatori precedenti dà al mondo una vitalità unica. Le isole‑episodio sono brevi, focalizzate e sempre diverse, con un buon ritmo narrativo. Il messaggio ecologico e la rappresentazione della plastemia sono forti e ben integrati nel gameplay. L'estetica colorata e disturbante crea un'identità visiva immediata e riconoscibile. Le scelte influenzano davvero il percorso, i tratti e le possibilità narrative...
Difetti
... Ma alcune risultano più incisive di altre, creando un impatto disomogeneo. La linearità è molto marcata e limita l'esplorazione a favore della progressione narrativa. Seguire un giocatore “problematico” può rendere alcune sezioni frustranti o sbilanciate. Qualche glitch e blocco può interrompere l'immersione.
Voto
8-