LumenTale: Memories of Trey, una luce tra i ricordi perduti, recensione
Esplorare Talea e stringere legami con gli Animon rappresentano le tappe di un viaggio alla ricerca della propria identità
Il genere dei cosiddetti “monster collector” vive da ormai trent’anni nell’ombra lunghissima del franchise di Pokèmon. Ogni tentativo di scalfirne il predominio è costantemente finito per fare i conti con il confronto diretto col gigante di Game Freak. Negli ultimi anni però la scena indie ha comunque dimostrato di avere qualcosa da dire in materia, tra la formula survivalistica ibrida di Palworld (tra l’altro uscito recentissimamente dall’accesso anticipato ndr) e proposte più derivative come Nexomon, Cassette Beasts e Temtem.
Ed è in questo panorama che si inserisce LumenTale: Memories of Trey, opera prima dello studio indipendente italiano Beehive Studios. Fondato nel 2021, e già responsabile del fangame Pokèmon Xenoverse, il team ha lanciato tre anni fa una campagna Kickstarter con un obiettivo di 75.000 euro. Quasi 3000 sostenitori scelsero di credere nel progetto, decretando il raggiungimento della soglia di 160.000 euro e di diversi stretch goals.
Recentemente LumenTale: Memories of Trey ha fatto finalmente il suo debutto, e ora andremo a scoprire cosa ha da offrire con questa recensione della versione Pc. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Team17, è disponibile anche su Switch e Switch 2. Buona lettura.
UN MONDO DIVISO, UN PROTAGONISTA SENZA MEMORIA
In LumenTale: Memories of Trey vestiamo i panni di Trey, un cyborg privo di ricordi che si risveglia nella Scarlet Woods e viene ritrovato dal giovane Ales, per poi essere portato a Iris Hamlet dallo zio di quest’ultimo, il ricercatore Kapan. Sarà proprio quest’ultimo a introdurci al mondo di Talea, un tempo impero unito e oggi diviso in due fazioni dopo la morte del sovrano senza eredi designati.
Logos, a nord, votata al progresso tecnologico, e Mythos, a sud, ancorata alla tradizione. In questo scenario si muovono i Lumen, addestratori capaci di legarsi agli Animon, creature generate dall’energia Anivis che permea il pianeta. Dopo un prologo che introduce le meccaniche base e culmina nella distruzione di Iris Hamlet a opera di un potente Animon selvatico, il gioco lascia scegliere se esplorare per prima Logos o Mythos.
Una decisione che influenza sensibilmente il proseguo dell’avventura e persino il roster di creature incontrate. Il canovaccio narrativo di ogni città segue uno schema riconoscibile (qualcosa non va, il capo Lumen locale rifiuta lo scontro, Trey scopre il problema, ne segue un boss fight e infine la sfida al capitano), ma le diverse ambientazioni riescono spesso a rendere fresca la ripetizione della struttura.
Sul fronte della scrittura invece abbiamo apprezzato come viene trattato il tema, attualissimo, del rapporto con l’intelligenza Artificiale, oltre ad alcuni dilemmi moralmente ambigui legati alle nostre scelte. Anche il cast di personaggi risulta piuttosto ben caratterizzato; tuttavia rimane il fatto che lo svolgimento complessivo risulta alquanto prevedibile, oltre al fatto che viene penalizzato dal classico espediente dell’amnesia e da un ritmo altalenante.
L’HOLOKEN AL CENTRO DI TUTTO
La vera novità rispetto ai canoni del genere è l’Holoken, un dispositivo a forma di yo-yo che Trey lancia contro gli Animon selvatici, visibili liberamente sulla mappa senza incontri casuali. Impostandolo con una Bilia si tenta la cattura, innescando un minigioco a tempo che richiede di premere il tasto giusto mentre un cerchio concentrico si restringe attorno al bersaglio. Va detto che fallire non consuma l’oggetto, ma rende l’Animon ostile.
In alternativa, equipaggiando un proprio Animon nell’Holoken, è possibile infliggere danno preventivo al bersaglio prima dello scontro, o abbatterlo del tutto se il divario di potenza è sufficiente, ottenendo esperienza istantanea senza nemmeno entrare in battaglia. Una soluzione, questa, che abbiamo gradito e che riduce sensibilmente l’attrito del grinding.
Il sistema appare certamente immediato, soprattutto se paragonato allo schema degli incontri casuali con le creature, tipico dei “Pokèmon-like”. Tuttavia il minigioco di cattura con puntamento ci è parso diverse volte poco preciso e frustrante. Anche l’assenza iniziale di un vero viaggio rapido, sopperita solo a metà avventura da uno skateboard fluttuante (l’Holoboard), arriva a farsi sentire in un mondo che alterna sì ambientazioni di grande impatto, ma che presenta non di rado lunghi tragitti da fare, privi di reali scorciatoie.
STRATEGICO MA NON TANTO DIFFICILE
E’ in battaglia che LumenTale: Memories of Trey mostra con maggiore chiarezza la propria identità. Gli scontri prevedono il confronto tra Animon fino ad arrivare a un 4v4, con un party totale di sei creature e un sistema a turni scandito dall’Agilità di ciascun combattente. La differenza sostanziale rispetto ai PP di Pokémon è che l’intera squadra condivide un unico pool di SP.
Ogni mossa costa energia, e se questa si esaurisce gli Animon rimasti a fine turno non potranno più agire, il che costringe a pianificare con attenzione l’ordine e la potenza delle mosse. A questo si aggiungono i cinque Attributi (Mestus, Furor, Felicis, Horrens, Sereum), assegnati a ciascun Animon e attivabili al costo di un SP aggiuntivo per ottenere effetti come cura, danno bonus o rottura delle resistenze, e i tredici Tipi elementali, le cui interazioni non seguono uno schema fisso.
Cascuna specie infatti ha un proprio set di debolezze e resistenze, scopribile solo scansionando l’avversario in combattimento o per tentativi. Un accumulo di colpi critici o superefficaci riempie infine un contatore TP che, una volta pieno, regala un’azione gratuita e senza costo in SP a qualunque membro della squadra. Questo costituisce indubbiamente il vero cuore strategico del sistema, ed è capace di ribaltare l’andamento di uno scontro, specie contro i boss, dotati di barre vita multiple e in grado di sfruttare le stesse regole a proprio vantaggio.
Va però detto che nel complesso, complice anche l’assegnazione manuale e liberamente ripristinabile dei punti statistica a ogni livello, il livello di sfida non risulta particolarmente elevato una volta comprese a fondo le meccaniche di base. Certo neanche quello dei giochi Pokèmon, storicamente, è mai stato particolarmente elevato: tuttavia riteniamo doveroso farlo presente.
BELLEZZA IN ABBONDANZA
Sul piano visivo LumenTale: Memories of Trey è davvero un gioiellino, con un’estetica in stile HD-2D semplicemente sublime. Gli sprite in pixel art si muovono su ambientazioni tridimensionali dettagliate, e l’effetto risulta davvero piacevole alla vista. Anche il fronte sonoro, curato interamente dal team interno, offre una ricca e variegata selezione tra temi d’esplorazione e brani da battaglia.
Il gioco oltretutto non lesina certo sui contenuti: oltre 140 Animon da catturare, un sistema di crafting comprendente oltre 120 ricette, un gioco di carte collezionabili scambiabili online, l’Anispace personalizzabile per addestrare e sistemare le proprie creature. Bene anche le prestazioni, apparse solide per l’intera durata della nostra prova.
Discorso diverso infine lato bug, presenti in varie forme: funzioni online temporaneamente bloccate con codici di errore vari, menu di gestione delle statistiche bloccati (che costringevano, talvolta, a chiudere e riavviare il gioco), cespugli che scomparivano e ricomparivano, ecc. Le patch successive al lancio tuttavia hanno risolto gran parte dei problemi, permettendo così al gioco di esprimere al meglio il proprio potenziale.
CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI
LumenTale: Memories of Trey non rivoluziona il genere dei monster tamer, ma riesce a distinguersi grazie a diverse idee ben sviluppate. L’Holoken rende più dinamica la cattura delle creature e alleggerisce il grinding, mentre il sistema di combattimento, basato sugli SP condivisi, sugli Attributi e sul contatore TP, offre una buona profondità strategica, pur risultando nel complesso poco impegnativo. La narrazione propone spunti interessanti sul rapporto tra tecnologia, tradizione e intelligenza artificiale, ma risente di uno sviluppo prevedibile, di un ritmo altalenante e dell’abusato espediente dell’amnesia.
Restano inoltre alcune criticità, come il puntamento poco preciso durante le catture e gli spostamenti talvolta eccessivamente lunghi. A compensare intervengono una splendida estetica HD-2D, una colonna sonora convincente e una notevole quantità di contenuti. Al netto dei problemi tecnici, in buona parte risolti dalle patch, l’opera di Beehive Studios si conferma un esordio solido e ambizioso, consigliato agli appassionati in cerca di una valida alternativa ai Pokémon-like più tradizionali.
Pregi
Spunti interessanti sul fronte narrativo. Sistema di combattimento 4v4 profondo, con il pool di SP condiviso che obbliga a una pianificazione costante. Direzione artistica in stile HD-2D di grande impatto, con identità visiva forte per ogni area. Colonna sonora ricca e varia. Roster di Animon numeroso e generalmente ben caratterizzato.
Difetti
Scrittura che fatica a mantenere il ritmo, specialmente nelle prime fasi. Tempi di caricamento fin troppo presenti tra un'area e l'altra. Puntamento nelle catture tendenzialmente poco preciso. Difficoltà generalmente bassa una volta appresi i meccanismi principali.
Voto
7,5