Saros, la danza perfetta del caos su Carcosa, recensione

Il team dietro Returnal torna con uno shooter roguelite tecnicamente impeccabile e dal gameplay straordinario, anche se meno incisivo sul piano narrativo

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A cinque anni di distanza da Returnal (2021), il team di Housemarque torna sulla scena con Saros, un seguito spirituale che raccoglie l’eredità di uno dei titoli più sorprendenti della generazione PS5. Returnal infatti aveva portato una vera ventata d’aria fresca nel panorama videoludico, soprattutto grazie a un gameplay estremamente tecnico e punitivo, ma anche incredibilmente appagante.

Con questo nuovo progetto dunque la domanda è inevitabile: riuscirà lo studio a replicare (o persino a superare) quella formula? La risposta, almeno sul fronte ludico, è chiara fin da subito e troveremo questa e altre risposte in questa recensione dell’unica versione disponibile di Saros, cioè quella PS5. Ricordiamo che il gioco è pubblicato da Sony. Buona lettura.

TRA ECLISSI E FOLLIA

In Saros vestiamo i panni di Arjun, impegnato in una missione spaziale sul misterioso pianeta Carcosa. Il nome non è casuale: si tratta di un chiaro richiamo all’immaginario di H. P. Lovecraft, e più in generale alla mitologia del Re in Giallo, da cui il gioco attinge a piene mani. La spedizione Echilon IV ha un obiettivo ben preciso: recuperare e salvare le precedenti missioni Echilon II e III, scomparse senza lasciare traccia.

Il tutto sotto la supervisione della Soltari, un’organizzazione interessata più alle risorse del pianeta (lucenite e selenite) che alla vita umana. Fin dalle prime battute, però, è chiaro che qualcosa non va. Carcosa non è un semplice pianeta ostile: è un’entità viva, disturbante, che altera spazio e tempo. Il fenomeno centrale è quello delle eclissi, eventi ricorrenti che sembrano innescare una forma di controllo mentale sugli esseri viventi, spingendoli verso la follia.

Un concetto perfettamente in linea con le suggestioni lovecraftiane, dove la conoscenza e il contatto con l’ignoto portano inevitabilmente alla perdita della sanità mentale. In questo senso, l’ambientazione è semplicemente magistrale: Carcosa è opprimente, tentacolare, e trasmette costantemente una sensazione di pericolo. Dove il gioco inciampa è invece nella narrazione. Rispetto a Returnal, manca quel senso di mistero costruito con precisione chirurgica.

Arjun funziona come protagonista, ma il resto del cast è decisamente meno incisivo. I comprimari risultano poco più che comparse, difficili da ricordare o da cui lasciarsi coinvolgere. Anche la componente emotiva legata alla ricerca di Nitya, la persona amata di Arjun, non riesce a colpire come dovrebbe. Nonostante i tentativi di approfondimento tramite ricordi e frammenti narrativi, manca quella connessione capace di rendere il viaggio davvero significativo.

LA DANZA PERFETTA DEL CAOS

Se il comparto narrativo mostra dunque qualche crepa, il gameplay invece risulta semplicemente devastante. Saros riprende la struttura di Returnal e la evolve: siamo di fronte a un action shooter in terza persona di stampo roguelite, dove ogni ciclo rappresenta una nuova possibilità, una nuova sfida. Chi ha già giocato alla precedente opera di Housemarque proverà un immediato senso di déjà vu, in senso positivo, raffinato e ampliato. Il sistema di combattimento è ancora una volta il fulcro dell’esperienza.

Arjun dispone di un arsenale estremamente vario: mitragliette, fucili a pompa, balestre e altre armi più esotiche, tutte caratterizzate da modificatori che scalano su tre statistiche principali. La resilienza, legata alla salute, la volontà, che influenza l’accumulo di lucenite, e il comando, che determina l’efficacia dell’energia. Questo sistema introduce una stratificazione interessante, rendendo ogni build potenzialmente unica. A livello di azioni, il gameplay si struttura attorno a quattro pilastri ben distinti.

Il fuoco principale e quello secondario per gestire il ritmo degli scontri a distanza, l’attacco corpo a corpo per le situazioni più ravvicinate e l’attacco speciale basato sull’energia, capace di ribaltare interi combattimenti se utilizzato con il giusto tempismo. Ed è proprio qui che entra in gioco uno degli elementi più riusciti: lo scudo.

Grazie alla tuta, Arjun può attivare uno scudo energetico che assorbe determinati attacchi nemici e li converte in risorsa offensiva. I proiettili blu, per esempio, possono essere incamerati per ricaricare energia, mentre quelli gialli introducono una meccanica di corruzione che obbliga il giocatore a scegliere se rischiare una parata o optare per una schivata più conservativa. I colpi rossi invece rappresentano la forma più pura di pressione offensiva e richiedono reazioni rapide e precise.

LE CREATURE DI CARCOSA

A rendere tutto questo ancora più efficace è il design dei nemici, probabilmente uno degli aspetti più riusciti dell’intera produzione. Le creature che popolano Carcosa sembrano uscite direttamente da un incubo cosmico. Non esiste una vera forma definita: si passa da masse amorfe di protoplasma nero a entità tentacolari che ricordano polipi distorti, fino ad arrivare a ibridi inquietanti tra organico e meccanico.

Alcuni nemici sembrano imitare vagamente silhouette umanoidi, ma sempre in modo disturbante, come se fossero versioni corrotte e incomplete della realtà. Questa varietà non è solo estetica, ma si riflette anche nel comportamento. Ogni nemico comunica chiaramente le proprie intenzioni attraverso pattern visivi e cromatici, trasformando il campo di battaglia in una lettura continua di segnali.

Il giocatore impara progressivamente a “decifrare” Carcosa, entrando in sintonia con il suo linguaggio fatto di luci, suoni e movimenti. Il risultato è un sistema che, una volta padroneggiato, si trasforma in una vera e propria danza di luci, riflessi e tempismo. Le boss fight rappresentano il punto più alto dell’esperienza: spettacolari, intense e perfettamente calibrate, sono il momento in cui tutte le meccaniche si fondono in qualcosa di estremamente appagante.

Un’altra novità importante rispetto a Returnal è la progressione. Housemarque ha introdotto un sistema di potenziamento persistente tramite un albero delle abilità, gestito attraverso l’IA Soltari: Primary. La lucenite accumulata nei vari cicli può essere investita per migliorare permanentemente le statistiche di Arjun. Questa scelta rende l’esperienza più accessibile, soprattutto per chi non ha grande familiarità con il genere roguelite, senza però snaturare la sfida. Anzi, crea un senso di crescita costante che spinge a tentare ancora, ciclo dopo ciclo.

UN’ECCELLENZA SU PS5

Sul piano tecnico, Saros costituisce semplicemente un punto di riferimento. Carcosa è uno dei mondi più affascinanti mai visti su PS5: vivo, pulsante, quasi organico. Ogni area trasmette una forte identità visiva, con un design che richiama costantemente l’orrore cosmico. Il feeling con i comandi è impeccabile. La risposta agli input è immediata, precisa, chirurgica. Non esistono scuse: quando si muore, la responsabilità è sempre del giocatore.

Il DualSense viene sfruttato in maniera eccellente, riprendendo quanto già visto in Returnal ma portandolo a un livello ancora più rifinito. Feedback aptico e grilletti adattivi contribuiscono a rendere ogni scontro più immersivo. Sul fronte audio, il titolo offre un doppiaggio italiano discreto, anche se non sempre all’altezza nei momenti più intensi. Dove invece il gioco eccelle senza compromessi è nella colonna sonora: evocativa, potente, perfettamente integrata con il ritmo dell’azione.

DA AVERE ASSOLUTAMENTE

Saros è un titolo che conferma quanto di buono fatto da Housemarque con Returnal. È vero che la narrazione non raggiunge gli stessi livelli e il cast non lascia il segno come dovrebbe. Ma in un gioco di questo tipo, dove il gameplay è il vero fulcro dell’esperienza, questo limite pesa meno di quanto si potrebbe pensare. Perché quando pad alla mano ci si trova davanti a un sistema di combattimento così preciso, profondo e soddisfacente, tutto il resto passa inevitabilmente in secondo piano. Nel complesso si tratta semplicemente di uno dei migliori esempi di gameplay disponibili oggi su PS5. E quando a questo si unisce un comparto tecnico praticamente impeccabile, il risultato non può che essere eccellente.

Pregi

Gameplay profondo e spettacolare, con un sistema di combattimento tra i migliori disponibili su PS5. Comparto tecnico eccellente e grande senso di progressione.

Difetti

Narrazione poco incisiva, con personaggi secondari poco memorabili.

Voto

9