Oggi vi accompagneremo in uno spassionato viaggio mano nella mano fra entusiasti visitatori e nerd di tutto il mondo, o almeno di Roma e dintorni, casa di chi vi scrive. Benvenuti nell’edizione 36′ del festival della capitale dove a essere protagonisti sono fumetti, animazione, cosplay, cinema e videogiochi. In una parola, Romics. Per chi si fosse perso l’evento in questi giorni (dal 9 al 12 Aprile) potrà sempre recuperare dal 1 al 4 Ottobre, secondo periodo annuale in cui il festival si ripeterà quest’anno
Stando alle stime analizzate il Romics sembra star tornando ai suoi tempi d’oro pre-Covid 19, dove 400 mila presenze annuali erano la norma, nel 2020. Dopo un picco verso il basso dovuto quindi alla pandemia, nei suoi anni successivi ha tuttavia faticato a riunire le persone come prima. Non per niente avrete già sentito screditare l’evento negli ultimi anni, accusato di essere “vuoto” o “non all’altezza degli anni passati”. Ma oggi possiamo finalmente mettere un punto di verità alla questione.
Infatti l’impegno nel rinnovare la fiera l’abbiamo percepito noi stessi, e lo dimostrano anche le presenze crescenti negli ultimi anni (oltre 350 mila in media). Dalla nostra ultima volta (2023) a oggi abbiamo visto riempirsi i cinque padiglioni disponibili con circa 400 espositori e 100 presentazioni, più di quanti fossero in passato. Per non parlare degli ospiti, innumerevoli e dei quali molti noti, che potete scorrere sul sito ufficiale dell’evento. Ma non dilunghiamoci troppo sui dettagli, insieme al vostro amichevole recensore di quartiere Flavio Daryx scopriamo com’è stata la giornata dell’altroieri. Buona lettura.
LÌ DOVE NON ESISTONO CONSOLE WAR… ENTRIAMO

Dopo aver parcheggiato senza problemi nell’ampio spazio esterno, guidati da vigili urbani ci siamo diretti verso la sopraelevata per l’accesso nord. Abbiamo percorso il ponte come fossimo diretti in un altro mondo, dove all’entrata abbiamo atteso giusto qualche minuto. Il tempo necessario agli organizzatori delle folle per farci accedere in flussi, senza causare ingorghi. Ci siamo diretti alla biglietteria degli accrediti stampa e abbiamo riscattato il nostro accesso libero, mentre per gli ospiti il costo è stato di 15 euro (tariffa fissata per i giorni festivi ndr).
Il nostro primo padiglione è stato quello dedicato al gaming. Stand ricchi di colori che ci attiravano come calamite verso videogiochi usati e nuovi, dimenticati e non. Retrogaming, console, carte da gioco, peluches, magliette, gadget commerciali, artigianali e oggetti in tiratura limitata. Passando nell’area gaming abbiamo trovato uno spazio in cui giocare senza impegno alle console di casa Microsoft, Sony e Nintendo, il tutto offerto dal GAMM (museo dei videogiochi). Come potevamo non iniziare il Romics con qualche torneo fra amici su Mario Kart 8?

Abbiamo visto anche dello spazio dedicato alla realtà virtuale con il gioco di Fruit Ninja VR, un’area dedicata al laser tag al buio e diversi stand che offrivano minigiochi in cambio di sconti e coupon per farsi pubblicità col sorriso. Per il resto abbiamo aperto il portafogli e ci siamo portati a casa qualche souvenir interessante.
Una maglia di Metal Slug a 10 euro e, allo stesso prezzo, la versione fisica in condizioni perfette del cult quasi introvabile The Darkess, oltre che un folder da collezione con cartolina da filatelia dedicata alle regioni e agli starter della serie Pokèmon. La folla del Romics non è stata neanche eccessiva; diciamo che si riusciva a camminare senza troppi problemi, con giusto qualche rallentamento nelle ore post-pranzo.
GLI OSPITI “ORO” SONO FRA NOI, DEVI SOLO TROVARLI

In questa edizione del Romics si potevano incontrare molti dei nomi rinomati e ufficialmente presenti come “ospiti oro” alla fiera. Rhianna Pratchett ad esempio, famosa tra le altre cose per la scrittura e sceneggiatura di titoli come Heavenly Sword, Overlord, Mirror’s Edge e la serie Tomb Raider. Presente anche il re dell’animazione Bill Plympton, l’artista di filmografia Victor Perez, Sara Pichelli come prima illustratrice della versione Ultimate Spider-Man di Miles Morales e Lorenzo Mattotti, un veterano dei fumetti.
Siamo riusciti a osservare un talk e un doppiaggio dal vivo delle nostre voci italiane dietro i personaggi del popolarissimo Kpop Demon Hunters. Beatrice Maruffa come Zoey, Giorgia Brunori come Rumi, Camilla Marcucci come Mira e Danny Francucci come voce di Abby dei Saja Boys. Abbiamo scoperto tante curiosità e pensieri delle persone dietro le voci legate al successo d’animazione Sony e ci siamo sentiti più vicini scoprendo il lavoro che c’è dietro delle realtà così grandi come quelle del doppiaggio e del cinema in generale.

Non è mancato spazio a nessuna categoria in questo Romics. Siamo passati da un museo dedicato alle figure femminili del mondo di film e fumetti, a stand con scenografie interattive dedicati alle varie pellicole in uscita, fino alle zone dove regnavano i cabinati arcade. Immancabili gli artisti pronti a realizzare commissioni dal vivo, piccole attività ludiche e tanti stand che ci hanno portato in giro per il mondo fra cultura e artigianato.
L’Intelligenza Artificiale inoltre sembra aver raggiunto anche questa fiera, con creazioni che ci hanno fatto dubitare dell’origine “umana” e un supporto ad alcuni artisti che, fino ad alcuni anni fa assecondavano richieste del pubblico senza questo supporto e allo stesso prezzo. Sarà il costo del progresso? Per fortuna che poi ci siamo risollevati con i cosplay…
RICONOSCERSI COME SCONOSCIUTI, ALIAS “COSPLAY”

Come non parlare del punto più importante del Romics? Ovviamente stiamo parlando dei cosplay. Quella maglia speciale che attendeva nell’armadio, quell’oggetto riconoscibile che mostra a tutti il vostro gioco/film/fumetto preferito finalmente esposto dove tutti fanno lo stesso. Dove tutti possono trasformarsi in chi vogliono per un giorno (o più giorni). Non importa che voi siate poveri o benestanti, belli o brutti, estroversi o introversi. Non importa quali siano le vostre abilità nel “craftarvi” il costume. Fra appassionati non c’è critica ma solo sorrisi, gioia e senso di appartenenza… E tutto questo è meraviglioso.
Vestirsi dal proprio personaggio preferito è come celebrare le proprie passioni, quasi come fossimo ad un carnevale dedicato solo a noi. Siamo tutti sconosciuti, eppure tutti uniti da qualcosa in comune che mostriamo con fierezza. Portiamo addosso un “messaggio” che dice “adoro questo” e tutto il resto passa in secondo piano. Questo ci basta per sentirci subito in famiglia… E se non è magia questa, cos’altro potrebbe esserlo?

Proprio sulla questione cosplay il Romics ha una sezione sopraelevata vicino ad una zona vetrata nella quale da sempre si riuniscono la maggior parte dei cosplayers. In questo spazio dedicato a loro, utilizzato come punto d’incontro (di solito fra gli stessi eroi o dello stesso universo) si potrà facilmente scoprire il lato più “social” di questo fenomeno.
Da chi è solo curioso di “trovarsi”, a chi supporta il proprio personaggio con un outfit ispirato o accennato, fino a chi è impegnato in veri e propri set fotografici. Perché si, fare il cosplay può anche essere un lavoro. Nelle ore del tardo pomeriggio era anche prevista una gara per incoronare il cosplay più fedele alla sua controparte immaginaria. Insomma non c’è stato un momento per annoiarsi, pausa relax a parte…
TROVA WALDO (NON AMMATTITEVI, ERA PER DIRE)

Vedere adulti che si divertono come bambini, fanciulli che sognano in grande e adolescenti che la vivono come un’avventura contribuisce a rendere il Romics ciò che è. Inoltre l’ambiente, per quanto affollato, l’abbiamo trovato tutto sommato in ordine e pulito, per cui l’esperienza è stata più che positiva nel complesso. Guardarci intorno e vedere tanti sorrisi di chi si godeva il festival ci ha indirettamente contagiato fra entusiasmo, cordialità, e serenità generale. L’aria era diversa rispetto al passato della fiera, così come e diversa dalla solita routine di vita mondana dove tutti sono spesso nervosi.
Abbiamo sorriso più volte anche noi, sia per la gioia nel riconoscere tutti i protagonisti dei nostri mondi prendere vita, uscendo dalle pagine dei fumetti e dai pixel degli schermi da cui siamo abituati a vederli, sia per alcuni “buffi” personaggi. Cosplay di Gesù che offrivano benedizioni gratis, un Jabba gonfiabile a cui cadeva la testa, un costume da fallo, Giovanni Mucciaccia (Art Attack) con tanto di “Capo” in “pietra” e gli immancabili cartelli con su scritto “Free Hugs” per occasionali abbracci omaggio.

La nostra giornata si è conclusa sul consueto prato ai lati dei padiglioni, dove diversi gruppi di cosplayer si cimentavano in giochi di gruppo mentre dei provati visitatori riprendevano fiato. Noi non ce lo siamo fatti ripetere due volte prima di buttarci a terra.
Quello che possiamo dirvi è che nonostante tanti pareri negativi aleggino nell’aria da anni, questa edizione ci ha comunque lasciato ricordi sinceramente positivi e vedere tanta felicità, spontaneità e gioia ha reso anche noi persone più solari. Tolto un certo sovraffolamento generale, non possiamo che essere andati via soddisfatti del tempo trascorso a Romics 36′.
