Parlando di extraction shooters, bene o male uno sa cosa aspettarsi. Qualche chilo di equipaggiamento militare sulle spalle, una mappa desolata, l’adrenalina dell’estrazione. Il copione è ormai noto. Ed è proprio in questo contesto che Order of Meta (piccola software house finlandese con sede a Helsinki, 17 dipendenti in tutto tra ufficio e remoto) si è affacciata sul mercato con qualcosa di inaspettato. Lo studio è di fondazione abbastanza recente. Nasce infatti nel 2021 per volontà di Aleksei Kuzin, Alexey Sazonov e Sergei Koziakov, e fin dal principio ha le idee chiare su dove vuole andare.
Sazonov, che ne è il CEO, è anche il co-fondatore di Panzerdog, la software house dietro Tacticool, sparatutto cooperativo che ha superato i settantacinque milioni di dollari di incasso su mobile. Di certo non si può dire che sia uno che improvvisa. Il nome scelto per il nuovo studio, Order of Meta, è già una dichiarazione di intenti. Costruire giochi con un metagame profondo e stratificato, un qualcosa che vada oltre la singola sessione. Per finanziare la propria visione, il team ha prima raccolto un milione e mezzo di dollari in un round pre-seed nel 2021, per poi chiudere nel gennaio 2024 un seed round da 3,3 milioni guidato da GEM Capital, con la partecipazione di Korea Investment Partners, Play Ventures e The Games Fund.
Soldi che sono serviti a espandere il team e a portare il progetto fino allo store di Valve. Il risultato si chiama Cargo Hunters, che ci apprestiamo a scoprire in questa anteprima. Niente soldati in mimetica, niente operatori tatuati: al loro posto, un robot umanoide che arranca tra le macerie di una Terra abbandonata. Una scelta stilistica che, sulla carta, potrebbe sembrare una trovata superficiale. Giocandoci però ci si accorge che è invece il cuore pulsante di un’esperienza con una sua personalità ben definita. Bando alle ciance. Ricordiamo che il gioco, pubblicato dagli stessi sviluppatori, è appunto disponibile in accesso anticipato su Pc, via Steam. Buona lettura.
UNA TERRA CHE HA TUTTO E NIENTE DA OFFRIRE
La lore di Cargo Hunters viene raccontata con una semplicità quasi brutale, e funziona proprio per questo. Il riscaldamento globale ha sciolto i ghiacci antartici, liberando antichi supervirus che nel giro di pochi anni hanno spazzato via ogni forma di vita sulla superficie terrestre. Chi aveva abbastanza denaro o potere si è imbarcato sul cosiddetto “Second Exodus”, un programma di colonizzazione verso una destinazione classificata.
Gli altri invece sono rimasti. Ora quei pochi privilegiati, al sicuro chissà dove, pagano cifre considerevoli per riavere i propri cimeli. Oggetti di nessun valore pratico, sopravvissuti al silenzio di un pianeta morto. Il giocatore entra in scena qui: non come un superstite umano, ma come l’operatore di un robot umanoide teleguidato. Una distinzione che non è solo estetica.

Il fatto di controllare una macchina (e non un essere umano) permette all’esperienza di giocare con meccaniche che in altro contesto risulterebbero forzate. La “dissezione” dei nemici sconfitti, per esempio, è del tutto naturale, quasi poetica. Il nostro robot infatti potrà smontare un avversario meccanico per recuperarne le componenti e installarle su se stesso.
Braccia, gambe, teste: ogni parte del corpo presenta caratteristiche, perk e possibilità di upgrade propri. È un sistema di progressione che si sovrappone all’equipaggiamento tradizionale (vestiti, armature, zaini umani recuperati dall’epoca precedente) e che nelle mani giuste può diventare sorprendentemente stratificato.
DENTRO LA ZONA

Il gameplay di Cargo Hunters è quello classico degli extraction shooter. Si entra in una delle due grandi mappe disponibili in questa fase di accesso anticipato, si raccoglie tutto quello che si riesce a raccogliere, si sopravvive ai nemici (robot di varie tipologie e con comportamenti dinamici) e si tenta di estrarre. Se si muore, si perdono tutti i materiali raccolti durante quella sessione. Quelli portati dall’esterno, invece, seguono regole diverse: un’entità non meglio identificata, nel caso di morte, si incarica di restituirvi almeno ciò con cui siete entrati. Non senza un costo, però.
È un compromesso equilibrato, che alleggerisce la brutalità del permadeath puro senza svuotarlo di significato. Il contenuto di questa fase di accesso anticipato è già sostanzioso. 15-20 ore di gameplay guidato da quest, più di 350 oggetti unici da recuperare, 38 armi con più di 230 modifiche disponibili e 15 calibri differenti. A tutto ciò si aggiungono 84 pezzi di equipaggiamento indossabili e più di 120 varianti di parti robotiche, ciascuna con la propria scheda tecnica.

Non è una lista di numeri buttata lì per impressionare: si percepisce davvero, scendendo “in zona”, la varietà di approcci che il gioco consente. Si può tentare la via dello scontro diretto, costruire un robot corazzato e aggressivo, oppure privilegiare l’agilità e il silenzio. Il rifugio (la base da cui si parte e a cui si torna) invece è un altro elemento centrale. Si costruisce, si migliora, si gestisce l’inventario.
L’interfaccia di gestione del loot è uno dei punti su cui Order of Meta dovrà lavorare maggiormente nel corso dello sviluppo. Lo spazio è fin troppo limitato, la rotazione degli oggetti nell’inventario non è sempre agevole, e l’indicazione del valore dei materiali potrebbe essere più chiara. Non sono problemi che compromettono l’esperienza, ma sono il tipo di piccoli attriti che su un titolo in accesso anticipato si avvertono con nitidezza.
UNA PRODUZIONE CON LE IDEE CHIARE

Come abbiamo riportato all’inizio dell’anteprima, dietro il team di sviluppo c’è anche Alexey Sazonov, la cui esperienza è palpabile. Cargo Hunters non è un progetto acerbo lanciato sullo store di Valve senza criterio. Ha una sua coerenza visiva, un’atmosfera che convince, e un sound design invidiabile.
La Terra abbandonata suona come ci si aspetterebbe: silenziosa dove non dovrebbe, rumorosa dove fa più paura. La versione Pc (ed è importante sottolinearlo, perché il gioco esiste anche su Android con un modello di business differente) è completamente priva di microtransazioni.

Una scelta precisa, coerente con la volontà di proporre su Steam un’esperienza di extraction shooter single player pura, senza le compromissioni che il modello free-to-play mobile porta inevitabilmente con sé. Un punto dolente è però l’attuale assenza della modalità cooperativa, menzionata dal team di sviluppo come funzionalità prevista, e a dir poco fondamentale in un genere videoludico come questo.
Order of Meta l’ha inserita ufficialmente tra i contenuti pianificati per la versione completa, insieme a nuove mappe, più nemici con comportamenti più complessi, ulteriori quest e nuove meccaniche. Segnaliamo infine che i requisiti di sistema sono particolarmente accessibili e che allo stato attuale il titolo presenta già una discreta ottimizzazione.

MOLTO PROMETTENTE
Cargo Hunters è, in questa fase, un extraction shooter single player con una premessa visiva originale, meccaniche di personalizzazione più profonde di quanto la prima impressione suggerisca e un ciclo di gioco già capace di generare quella tensione silenziosa che è il marchio di fabbrica del genere. Certo non è esente da alcune incertezze: la curva di difficoltà risulta ripida e non sempre calibrata e l’IA nemica può rivelarsi eccessivamente aggressiva e letale in certi frangenti.
Tuttavia il quadro d’insieme è quello di uno studio che sa cosa sta costruendo e che ha già dimostrato, con la frequenza e la qualità degli aggiornamenti, di ascoltare chi gioca. Il nome Order of Meta non è scelto a caso: l’ambizione è costruire un gioco con un metagame profondo, che cresca nel tempo e superi la singola sessione. Siamo ancora lontani da quel traguardo, ma la direzione è tracciata con una precisione che, in un accesso anticipato, non è affatto scontata. Vale la pena tenere d’occhio questo robot solitario e i suoi passi pesanti sulla Terra che fu.