C’è sempre stato qualcosa di “scomodo” nel terzo capitolo della saga di Yakuza. Non per qualità narrativa (anzi, è uno degli episodi più sentiti e con alcuni personaggi tra i più memorabili dell’intero franchise), bensì per una questione di “età”. E’ il capitolo che più di tutti aveva iniziato a mostrare i segni del tempo. Il passaggio su PS3 aveva portato con sé una certa rigidità del combat system, ritmi iniziali particolarmente dilatati e un impianto ludico che la remaster del 2019 aveva reso ancora più “legnoso” agli occhi del pubblico moderno.
Per questo motivo Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties ha un senso chiarissimo. Non è un’operazione nostalgia, ma un lavoro di recupero e riallineamento, pensato per far convivere un capitolo fondamentale con gli standard degli episodi più recenti. Il pacchetto oltretutto non si limita al remake della terza iterazione in questione: include anche Dark Ties, un contenuto aggiuntivo incentrato su Yoshitaka Mine che promette di espandere e rimettere a fuoco alcune zone d’ombra del capitolo originale.
Il risultato finale è, nel complesso, convincente: un remake solido e spesso brillante, anche se non sempre perfettamente bilanciato nelle sue priorità. Andiamo nel dettaglio con questa recensione della versione PS5 di Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties, curata dal nostro Simone Mafara. Ricordiamo che il gioco, sviluppato da Ryu Ga Gotoku Studio e pubblicato da SEGA, è disponibile anche su Pc, Xbox Series X/S e Switch 2. Buona lettura.
OKINAWA COME PUNTO DI SVOLTA
La storia di Yakuza 3 è sempre stata particolare perché “sposta” Kiryu. Dopo gli eventi precedenti lo ritroviamo lontano da Kamurocho, a Okinawa, impegnato a gestire l’orfanotrofio Morning Glory insieme ad Haruka. La serie qui abbraccia un’intimità rara: il protagonista è un uomo che prova a costruire una normalità, e che per una volta non è definito solo dai conti in sospeso con la yakuza. È proprio questo contrasto (la quiete che viene violata) a dare forza alla trama. Il conflitto arriva inizialmente sotto forma di disputa territoriale: l’orfanotrofio è minacciato da pressioni e interessi economici.
Ma, come da tradizione, la faccenda cresce fino a diventare un intrigo più ampio, in cui convergono clan rivali, politica e figure che hanno molto più potere di quanto dovrebbero. Come remake, Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties interviene soprattutto sui ritmi, provando a rendere l’avvio più scorrevole senza snaturare l’idea di base. La struttura rimane quella di un racconto che vuole prendersi tempo per costruire atmosfera e legami, ma la sensazione è che alcune sezioni siano state ripulite e rese meno dispersive rispetto all’originale. E il merito maggiore resta immutato: quando Yakuza 3 decide di alzare il volume del dramma, sa ancora farlo con una sicurezza che pochi franchise riescono a mantenere.
UN COMBAT SYSTEM FINALMENTE MODERNO

Come accennato in apertura, se c’è un comparto in cui il terzo capitolo doveva “farsi perdonare” il passato, era il gameplay. E qui il team di Ryu Ga Gotoku Studio porta a casa la parte più importante dell’operazione. Il combattimento è stato ripensato: più fluido, più vario, più reattivo. Kiryu torna a essere piacevole da controllare e soprattutto efficace nel restituire quella sensazione tipica della serie.
Risse brutali ma coreografiche, con Heat Actions spettacolari e un senso di impatto convincente. La scelta più rilevante riguarda l’introduzione di due stili in quel di Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties. Il primo è una revisione moderna del classico “Drago di Dojima”, più ricco di opzioni e meno rigido dell’originale. Il secondo è lo stile Ryukyu, legato all’identità di Okinawa e basato anche sull’uso di strumenti e armi (nunchaku, bastoni, catene e altre soluzioni improvvisate).

L’idea funziona perché aggiunge varietà e lega il gameplay al contesto narrativo. Non tutto però è perfetto: lo stile Ryukyu, in particolare, può risultare meno “pulito” nel feedback rispetto allo stile classico, soprattutto quando si esce dalle combinazioni più basilari.
C’è anche un’altra scelta, che appare ancora più discutibile: la progressione appare maggiormente lineare e meno ispirata rispetto ai sistemi più caratteristici della serie. È funzionale ma non memorabile, e in un gioco che punta tanto sulla personalizzazione del feeling durante il combattimento, questa semplificazione si nota.
TANTI CONTENUTI, MA CON DELLE “IMPOSIZIONI”

Come ogni Yakuza che si rispetti, anche Kiwami 3 è un mondo pieno di cose da fare. Minigiochi, missioni secondarie folli, sale giochi, attività “di quartiere”. L’abbondanza resta uno dei marchi di fabbrica del franchise e qui in Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties è sostenuta da una maggiore coesione generale rispetto all’originale. Le attività legate al Morning Glory (compiti, cucina, piccoli incarichi) hanno un valore doppio: sono diversivi, ma servono anche a rendere credibile l’idea di Kiryu come figura paterna.
Il problema nasce quando una parte di queste attività smette di essere un “di più” e diventa un “di mezzo”. Alcune sezioni, soprattutto nella prima metà, vengono percepite come blocchi obbligati che interrompono l’urgenza narrativa. È una tendenza che, negli ultimi anni, la serie ha mostrato sempre più spesso: non tanto l’abbondanza di contenuti, quanto la paura di lasciarli davvero opzionali. E quando il gioco ti chiede esplicitamente di fare “quella cosa” prima di andare avanti, la magia della scoperta tipica della saga perde un po’ di spontaneità.
DARK TIES: BUONA IDEA, ESECUZIONE DISCONTINUA

L’espansione Dark Ties è una scelta intrigante: Mine è un personaggio che merita attenzione e che, nell’originale, aveva un carisma capace di bucare lo schermo. L’idea di dedicargli un contenuto giocabile sembra, sulla carta, una di quelle aggiunte perfette per dare valore a un remake. E infatti funziona… Anche se solo a metà. Da un lato, il combat system di Mine risulta divertente, più acrobatico, con soluzioni dinamiche che lo rendono diverso da Kiryu.
Dall’altro la struttura dell’espansione appare troppo spesso diluita: attività obbligatorie, progressione “a cancello” e sezioni che sembrano pensate per allungare un contenuto che, di base, è piuttosto risicato. Non stiamo dicendo che sia un’aggiunta inutile, ma nemmeno quella ciliegina capace di cambiare la percezione complessiva del pacchetto. È, più realisticamente, un extra che farà piacere ai fan più coinvolti, ma che difficilmente giustifica da solo l’operazione.
DRAGON ENGINE E 60 FPS FANNO LA DIFFERENZA

Sul piano tecnico, l’impatto del Dragon Engine è evidente. Modelli dei personaggi, illuminazione, riflessi e densità ambientale portano Okinawa e Kamurocho a un livello coerente con i capitoli più moderni della serie. Su PS5 Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties gira in modo convincente a 60 fps, con caricamenti minimi e una resa complessivamente solida.
Alcune cutscenes possono tradire l’origine del materiale, con animazioni meno raffinate o una regia che risulta “vecchia” proprio perché fedele all’originale, ma nel complesso il salto rispetto alla vecchia versione è netto. Da segnalare anche la presenza dei sottotitoli in italiano, che rendono l’esperienza accessibile e valorizzano un racconto dove dialoghi e sfumature contano sempre tantissimo.

DA AVERE SENZA RISERVE
Yakuza Kiwami 3 & Dark Ties è un remake che aveva senso fare e, nella parte più importante, riesce: modernizza il combattimento, snellisce l’esperienza e restituisce dignità contemporanea a un capitolo fondamentale. Alcune scelte di ritmo e di “contenuti imposti” non convincono del tutto, mentre Dark Ties resta un extra interessante ma diseguale. Quello proposto da Ryu Ga Gotoku Studio resta però un pacchetto solido e consigliato, soprattutto per chi vuole vivere (o rivivere) una delle svolte più umane e significative nella storia di Kiryu.
Pregi
Remake riuscito che modernizza finalmente gameplay e ritmo narrativo senza perdere l’identità originale. Combat system più profondo e fluido, accompagnato da un comparto tecnico solido grazie al Dragon Engine.
Difetti
Alcuni contenuti secondari diventano troppo invasivi spezzando l’urgenza della trama. L’espansione Dark Ties offre buone idee ma risulta breve e diluita nella struttura.
Voto
8