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Rune Factory: Guardians of Azuma, l’incanto di una rinascita, recensione

Tra fattorie stagionali, villaggi da ricostruire e battaglie contro la corruzione, la serie trova una nuova armonia

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Nel corso degli anni, la serie di Rune Factory si è costruita un’identità precisa, che si poggia su un equilibrio unico tra vita rurale, relazioni, dungeon e combattimenti in tempo reale. Un ibrido che ha saputo conquistare una nicchia fedele e via via più numerosa nel corso del tempo. Con Rune Factory: Guardians of Azuma, il team Marvelous Inc sceglie invece una strada diversa, quasi sperimentale. Non un capitolo “numerato”, ma uno spin-off che rilegge la formula in chiave più action, mission-based, più orientata all’esplorazione e alla gestione dei villaggi.

È un progetto che nasce con l’ambizione di rinnovare la serie senza tradirla, ma che finisce per muoversi in un territorio di mezzo. Abbastanza diverso da incuriosire, ma non sempre abbastanza solido da convincere fino in fondo. Quello di Azuma è un mondo nuovo, ispirato al folklore giapponese, e rappresenta il cuore di un’esperienza che vuole essere più dinamica, ampia e drammatica. Ma ogni cambiamento porta con sé un prezzo, e la nuova opera della nota software house nipponica lo paga soprattutto sul fronte del combattimento e della coesione generale.

Scendiamo nel dettaglio con questa recensione della versione PS5 di Rune Factory: Guardians of Azuma, curata dalla nostra Kim Fuentes. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Xseed Games, è disponibile anche su Pc, Xbox Series X/S, Switch e Switch 2. Buona lettura.

UN EROE SMARRITO E UN DESTINO DA RICOMPORRE

La storia si apre con un continente devastato dal Celestial Collapse, un cataclisma che ha frantumato la terra e prosciugato le Rune, la fonte vitale di Azuma. Le divinità elementali sono scomparse, gli spiriti che un tempo proteggevano il mondo sono stati travolti dal Flagello e la popolazione vive in un equilibrio precario, sospesa tra rassegnazione e paura. In questo scenario emerge la figura dell’Earth Dancer, un eroe leggendario capace di purificare la terra attraverso danze rituali e tesori sacri. Ma il protagonista ha perso la memoria e vive una quotidianità tranquilla nel Villaggio della Primavera, ignaro del proprio ruolo.

Sarà l’incontro con Woolby, una creatura misteriosa che sembra conoscere la verità, a rimettere in moto il destino. La narrazione segue un percorso più lineare rispetto ai capitoli classici, con un tono più solenne e un world building più coeso. Il viaggio attraverso i villaggi stagionali, ognuno legato a una divinità da risvegliare, costruisce un arco narrativo chiaro e ben scandito. Tuttavia, pur offrendo momenti suggestivi e qualche colpo di scena, la storia non riesce sempre a liberarsi da alcuni cliché tipici dell’animazione giapponese, soprattutto nella caratterizzazione di alcuni personaggi. Nel complesso rimane comunque un racconto piacevole e onesto.

TRA AMBIZIONI E CONTRADDIZIONI

Rune Factory: Guardians of Azuma

Il cambiamento più evidente riguarda la struttura generale. Rune Factory: Guardians of Azuma abbandona la routine quotidiana dei capitoli classici per abbracciare un’impostazione più dinamica. Si parte dal villaggio, si esplora una zona, si combatte, si raccolgono materiali, si torna alla base per potenziare strutture e abilità. L’esplorazione è uno degli elementi più riusciti.

Il mondo è frammentato in territori stagionali, ognuno con un’identità visiva distinta, e arricchito da isole fluttuanti, alture raggiungibili solo grazie ai tesori sacri e scorci che evocano un Giappone mitologico.  La possibilità di volare sul dorso del proprio drago aggiunge un senso di libertà che la serie non aveva mai sperimentato, e la progressione attraverso i poteri dei Sacred Treasures apre nuove strade, nuovi puzzle, nuovi modi di leggere l’ambiente.

Rune Factory: Guardians of Azuma

La gestione dei villaggi rappresenta l’altra grande novità. Ogni insediamento può essere ricostruito, ampliato e popolato, con abitanti che possono essere assegnati a compiti specifici: coltivare, raccogliere materiali, gestire negozi, occuparsi delle stalle. È un sistema versatile, che permette di alleggerire le attività più ripetitive e di concentrarsi su ciò che si preferisce.

Tuttavia proprio qui emerge una contraddizione: il farming, pur semplificato, è sorprendentemente una delle parti più divertenti, e delegarlo rischia di togliere al giocatore una delle attività più soddisfacenti. Il sistema a giornate, con un timer che scandisce il tempo, aggiunge una componente gestionale interessante, ma richiede una pianificazione attenta, soprattutto quando si vogliono esplorare a fondo le aree più vaste.

IL PUNTO DEBOLE DELL’ESPERIENZA

Rune Factory: Guardians of Azuma

Se l’esplorazione convince, il combattimento purtroppo non riesce a tenere il passo. Il protagonista può utilizzare diverse armi, alternarle al volo, sbloccare abilità tramite un albero ricco e variegato e combattere al fianco di un party composto da sei alleati controllati dall’IA. Sulla carta è un sistema promettente, ma nella pratica soffre di problemi evidenti. Il feedback dei colpi è debole, la lettura delle animazioni nemiche poco chiara, l’anticipazione degli attacchi spesso insufficiente. La sensazione è quella di un combat system rimasto indietro di una generazione, incapace di restituire peso e impatto agli scontri.

L’IA dei compagni, inoltre, non sempre reagisce in modo coerente. Capita di allontanarsi da un nemico e vedere gli alleati continuare a combattere da soli, ignorando completamente la nostra ritirata. Non è un sistema rotto, né frustrante, ma manca di quella precisione e di quella reattività che oggi ci si aspetta da un ARPG. Ed è un peccato, perché Rune Factory: Guardians of Azuma punta molto più sull’azione rispetto ai capitoli classici, sacrificando parte della sua identità storica proprio in favore di una componente che, sfortunatamente, non riesce a brillare.

RELAZIONI E VITA SOCIALE – UN RITORNO ATTENUATO

Rune Factory: Guardians of Azuma

La serie ha sempre dato grande importanza alle relazioni, e Rune Factory: Guardians of Azuma mantiene questa tradizione, pur con un respiro più contenuto. È possibile infatti instaurare legami affettivi con diversi personaggi indipendentemente dal genere, partecipare a appuntamenti personalizzati e sbloccare missioni dedicate. Il sistema funziona, ma non raggiunge la profondità dei capitoli più amati. Le interazioni sono piacevoli ma meno incisive, e spesso è il giocatore a colmare con la propria immaginazione ciò che il gioco suggerisce solo in superficie. Rimane comunque un elemento che aggiunge calore e varietà all’esperienza.

La direzione artistica rappresenta invece uno dei punti di forza del gioco. I personaggi sono curati, le animazioni espressive, e i villaggi stagionali hanno un fascino particolare, con colori e atmosfere che richiamano la tradizione giapponese. Alcune aree però risultano un po’ spoglie, soprattutto nelle zone più ampie, e la resa complessiva non sempre riesce a mantenere la stessa qualità. Il doppiaggio giapponese è ottimo e la colonna sonora accompagna con delicatezza, anche se qualche bug audio può interrompere bruscamente la musica in momenti isolati.

Rune Factory: Guardians of Azuma

DA AVERE SENZA RISERVE

Rune Factory: Guardians of Azuma costituisce un esperimento ambizioso, un tentativo di reinventare una serie storica senza tradirne lo spirito. L’esplorazione è affascinante, la gestione dei villaggi funziona, il world building è ricco di atmosfera. Ma il combattimento, elemento centrale di questa nuova direzione, non riesce a sostenere il peso delle sue ambizioni. È un gioco che piacerà alla nicchia, che saprà intrattenere chi ama la serie e chi cerca un ARPG leggero e ricco di sistemi. Ma è anche un titolo che raramente osa davvero, accumulando tante idee senza però approfondirne nessuna fino in fondo. Quella di Marvelous Inc rimane complessivamente un’esperienza molto buona, piacevole, costruita con cura, ma che difficilmente lascerà un segno duraturo. Un nuovo inizio che ha bisogno di tempo per trovare la sua forma definitiva.

Pregi

Esplorazione ampia, varia e ricca di atmosfera. Il world building ispirato al folklore giapponese dona identità e coesione all'ambientazione. La gestione dei villaggi è una delle novità più riuscite. I Sacred Treasures aggiungono varietà sia all’esplorazione sia ai combattimenti. Il farming, pur semplificato, rimane sorprendentemente divertente e immediato. Direzione artistica curata, personaggi ben disegnati e una colonna sonora che valorizza l'atmosfera. Relazioni e dating presenti, con libertà totale nella scelta del partner...

Difetti

... Anche se appaiono meno profonde rispetto ai capitoli classici della serie. Il combat system è il punto più debole. L'IA dei compagni non è sempre reattiva e può creare situazioni caotiche o incoerenti. La storia, pur piacevole, non riesce a evitare cliché e archetipi prevedibili.

Voto

8

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