In primo pianoRecensioniMulti

Code Vein II, un sequel che rifinisce senza rivoluzionare, recensione

Tra combattimenti solidi, una narrazione più presente e alcune rinunce pesanti, il ritorno dell’anime soulslike di Bandai Namco convince a metà

Sostieni IlVideogioco.com

Caro lettore, la redazione de IlVideogioco.com lavora per fornire aggiornamenti precisi e affidabili in un momento lavorativo difficile messo ancor più a dura prova dall’emergenza pandemica.
Se apprezzi il nostro lavoro, che è da sempre per te gratuito, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci. Vorremmo che il vero “sponsor” fossi tu che ci segui e ci apprezzi per quello che facciamo e che sicuramente capisci quanto sia complicato lavorare senza il sostegno economico che possono vantare altre realtà. Sicuri di un tuo piccolo contributo che per noi vuol dire tantissimo sotto tutti i punti di vista, ti ringraziamo dal profondo del cuore.




Con Code Vein II, Bandai Namco torna a confrontarsi con una delle sue IP più interessanti degli ultimi anni, dando seguito a un primo capitolo (qui la recensione) che, pur avendo alcuni limiti strutturali, era riuscito a ritagliarsi uno spazio importante nel panorama dei soulslike. Questo grazie a una forte identità anime, a un sistema di combattimento solido e a una narrativa più esplicita rispetto agli standard del genere. Un successo che ha inevitabilmente alzato le aspettative e che rende questo sequel un banco di prova tutt’altro che semplice.

Il team di sviluppo ha chiaramente scelto di non rivoluzionare la formula, bensì di rafforzarla, cercando di intervenire proprio su quegli aspetti che nel primo Code Vein avevano diviso pubblico e critica. Ovvero struttura del mondo, gestione delle meccaniche più complesse e maggiore integrazione tra gameplay e narrazione. Code Vein II nasce dunque come un seguito diretto più che negli eventi, soprattutto nelle intenzioni, con l’obiettivo di limare gli spigoli di un progetto ambizioso e renderlo più maturo, leggibile e coerente.

Il risultato è un titolo che punta ad ampliare l’esperienza originale, mantenendone l’anima ma provando a offrirne una versione più rifinita, più ricca e, almeno sulla carta, più consapevole dei propri mezzi. Tra nuove soluzioni narrative, un mondo di gioco più esteso e un combat system ulteriormente stratificato, andiamo allora a scoprire Code Vein II in questa recensione della versione PS5, curata dal nostro Simone Mafara. Ricordiamo che il gioco, sviluppato e pubblicato da Bandai Namco, è disponibile anche su Pc e Xbox Series X/S. Buona lettura.

TRA PASSATO E PRESENTE, IL PESO DELLE SCELTE

In questo sequel la componente narrativa assume un ruolo più centrale rispetto al passato, cercando di uscire dall’ombra del gameplay per raccontare una storia più leggibile e strutturata. L’avventura è ambientata circa cento anni dopo gli eventi del primo capitolo e introduce un cast completamente nuovo, rendendo il gioco accessibile anche a chi non ha familiarità con quella che ora possiamo definire serie. Il giocatore veste i panni di un Cacciatore Redivivo (realizzabile da zero con un ottimo editor ndr), una figura già segnata da un mondo sull’orlo del collasso e chiamata a impedire la Rinascita.

Un evento apocalittico in grado di cancellare definitivamente ciò che resta dell’umanità. L’innesco narrativo arriva nelle prime fasi dell’avventura con l’incontro di Lou MagMell, una giovane Rediviva che, attraverso un gesto estremo e simbolico, riporta in vita il protagonista donandogli il proprio cuore. Da questo momento in poi, la sopravvivenza del personaggio e il destino del mondo risultano indissolubilmente legati. Il fulcro della narrazione ruota attorno al viaggio nel tempo.

Code Vein II

Grazie ai poteri di Lou, il protagonista può muoversi tra due linee temporali: un presente devastato e un passato in cui un gruppo di eroi si è sacrificato per creare un grande sigillo capace di fermare la rovina del mondo. Tuttavia questo sigillo sta cedendo, e il suo indebolimento rischia di portare a una distruzione ancora più totale. Il compito del protagonista diventa quindi quello di tornare indietro nel tempo, incontrare questi eroi e comprendere come alterare eventi già accaduti per riscrivere un futuro che sembra ormai condannato.

Si tratta di una struttura narrativa ambiziosa, che utilizza il tempo non solo come espediente ludico, ma come tema centrale del racconto, affrontando concetti come memoria, colpa e l’illusione di poter davvero rimediare agli errori del passato. Questo approccio rende l’universo di gioco più accessibile e, soprattutto, più umano: i personaggi non sono semplici archetipi, ma individui fallibili, con storie personali ben delineate e legami che assumono un peso reale all’interno dell’avventura.

Code Vein II

Proprio i personaggi rappresentano uno dei punti di forza della narrazione. Le loro storie, in particolare quelle degli eroi del passato, risultano spesso più interessanti della trama globale, compensando una struttura narrativa che rimane nel complesso piuttosto semplice. Tuttavia, non mancano alcune criticità: il gioco tende talvolta a indugiare eccessivamente sulle proprie idee, con dialoghi prolissi, spiegazioni ridondanti e un uso del melodramma tipicamente anime che non sempre colpisce nel segno.

Una maggiore “fiducia nel giocatore” e un uso più consapevole del silenzio avrebbero probabilmente giovato al ritmo del racconto. Nel complesso, la storia di Code Vein II riesce a sostenere efficacemente l’esperienza senza mai oscurarne il vero cuore, che resta il combattimento. Pur non raggiungendo vette narrative particolarmente profonde, la trama svolge bene il suo ruolo soprattutto grazie a una caratterizzazione dei personaggi curata e a una struttura che, tra presente e passato, riesce a dare un’identità precisa al mondo di gioco.

COMBATTIMENTO SOLIDO IN UN MONDO IMPERFETTO

Code Vein II

Il gameplay ricalca in modo evidente quello del primo capitolo. Ci troviamo di fronte a un ARPG soulslike in stile anime, con combattimenti metodici, gestione delle risorse e un’attenzione costante al posizionamento e al tempismo. Il mondo di gioco è decisamente vasto, con aree molto ampie e ben costruite, ma purtroppo non sempre altrettanto vive. Nonostante l’estensione delle mappe, il numero di nemici affrontabili risulta piuttosto contenuto e la loro varietà non è particolarmente elevata.

Lo stesso discorso vale per i boss secondari, che tendono a ripetersi sia nelle meccaniche che nel design. Dove il gioco riesce invece a convincere pienamente è proprio nel sistema di combattimento. Le meccaniche funzionano in modo solido e appagante: ogni arma possiede un moveset distinto e, soprattutto, attacchi secondari unici che possono essere ereditati e trasferiti su altre armi. Questa caratteristica introduce una buona dose di personalizzazione e sperimentazione, rendendo il combat system profondo e gratificante anche nel lungo periodo.

Code Vein II

Un altro elemento centrale dell’esperienza è rappresentato dai compagni di viaggio. Durante l’avventura avremo diversi alleati che potranno combattere al nostro fianco, oppure essere temporaneamente assorbiti per potenziare il personaggio. Quest’ultima opzione risulta spesso la più efficace poichè (fatta eccezione per i minion) da soli non sembrano infliggere danni significativi ai boss. Ed è proprio sul fronte dei suddetti che emergono alcuni problemi di bilanciamento.

Molti scontri risultano eccessivamente punitivi: anche con un personaggio adeguatamente livellato, bastano uno o due colpi per essere sconfitti. Al contrario invece alcuni mini-boss appaiono sorprendentemente deboli, creando un’oscillazione di difficoltà poco coerente che avrebbe probabilmente beneficiato di una rifinitura più attenta. Interessante la gestione delle mappe, che si sviluppano sempre sulle due versioni temporali (passato e presente) con ambienti che evolvono in base alle azioni compiute.

Code Vein II

Una buona idea sulla carta, che dona identità al mondo di gioco, ma che non sempre riesce a compensare la sensazione di “vuoto” propria di alcune aree. Piuttosto problematica, invece, è la gestione dell’inventario e dell’equipaggiamento. Sebbene armi, armature, gabbie e potenziatori siano numerosi e vari, il sistema che regola statistiche e build è tutt’altro che immediato. I parametri non vengono aumentati manualmente dal giocatore, ma crescono automaticamente in base al codice sanguigno equipaggiato, che si lega al personaggio tramite i rapporti con gli altri comprimari.

A questo si aggiunge la gestione del peso, che influisce direttamente sulle statistiche e può generare malus anche molto pesanti. Il problema principale è la scarsa chiarezza del sistema: non sempre è immediato capire quale combinazione di equipaggiamento abbia causato un determinato malus, rendendo difficile intervenire in modo consapevole. Nonostante la presenza di un tutorial iniziale, la curva di apprendimento rimane ripida anche dopo molte ore di gioco, e padroneggiare davvero queste meccaniche risulta impegnativo sia per i neofiti che per i giocatori più esperti.

UN ASSENTE INGIUSTIFICATO

Code Vein II

Una delle differenze più rilevanti rispetto al primo capitolo riguarda l’assenza del multiplayer cooperativo. In Code Vein II infatti non è possibile affrontare l’avventura in compagnia di un altro giocatore: una scelta che segna un cambio di direzione piuttosto netto rispetto al passato. Va detto che questa mancanza non snatura l’esperienza complessiva del titolo.

Questo sequel rimane comunque un soulslike solido e pienamente godibile anche in solitaria, grazie a un sistema di combattimento ben strutturato e alla presenza dei companion controllati dall’intelligenza artificiale. Tuttavia, per tutti quei giocatori che amano affrontare questo genere di esperienze in cooperativa, la rinuncia al multiplayer rappresenta una limitazione non trascurabile.

Code Vein II

La critica risulta ancora più legittima se si considera che il multiplayer cooperativo era qualcosa di effettivamente presente in passato, senza contare la struttura dell’avventura in questo sequel, che appare quasi predisposta a una collaborazione tra giocatori. La presenza costante dei companion avrebbe infatti reso naturale la possibilità di affidarne il controllo a un secondo giocatore, trasformando l’esperienza in qualcosa di più condiviso senza intaccarne l’equilibrio.

La scelta di escludere completamente il multiplayer appare quindi più come un’occasione mancata che come una decisione ponderata e giustificabile. Pur non compromettendo la qualità del gioco, limita il potenziale di coinvolgimento per una fascia di pubblico che nel primo capitolo aveva trovato nella cooperativa uno degli elementi più apprezzabili.

STILE ANIME E SOLIDITÀ TECNICA

Code Vein II

Dal punto di vista tecnico, Code Vein II si presenta come un prodotto complessivamente solido e ben rifinito, soprattutto su PS5. I tempi di caricamento sono molto veloci e gli spostamenti rapidi risultano quasi istantanei, contribuendo a mantenere un ritmo di gioco fluido e privo di interruzioni fastidiose. Anche nelle fasi più concitate, il titolo riesce a mantenere una buona stabilità generale, restituendo una sensazione di affidabilità costante. Il comparto artistico è inoltre uno degli elementi più riusciti dell’esperienza.

Lo stile anime dei personaggi è curato e coerente, con modelli ben definiti e animazioni convincenti, mentre gli ambienti adottano un approccio più realistico che crea un interessante contrasto visivo. Scenari, architetture e scorci trasmettono un chiaro senso di cura artistica e contribuiscono a rendere il mondo di gioco riconoscibile e suggestivo. Non mancano tuttavia alcune piccole imperfezioni. In particolare, si possono notare texture non sempre impeccabili in situazioni molto specifiche, soprattutto quando ci si muove ad alta velocità con la moto.

Code Vein II

Si tratta di un limite marginale, poco invasivo e difficilmente percepibile durante il normale svolgimento dell’avventura, ma comunque presente per chi presta maggiore attenzione ai dettagli tecnici. Sul fronte delle prestazioni, il titolo gira molto fluidamente, senza cali evidenti o problemi rilevanti, confermandosi un’esperienza tecnicamente valida. Anche l’audio gioca un ruolo fondamentale nella riuscita dell’esperienza: la colonna sonora infatti accompagna efficacemente sia le fasi di esplorazione che i combattimenti.

Particolarmente riuscito è il doppiaggio, disponibile sia in inglese che in giapponese. Quest’ultimo, in particolare, risulta estremamente efficace nel rafforzare l’identità anime del gioco, contribuendo a immergere il giocatore in una narrazione che sembra voler richiamare esplicitamente le atmosfere tipiche delle serie animate giapponesi. Un valore aggiunto non secondario, che arricchisce ulteriormente l’esperienza complessiva. Nel complesso, pur con qualche sbavatura marginale, il comparto tecnico dell’opera di Bandai Namco si dimostra all’altezza delle aspettative, supportando in modo efficace un’esperienza che punta molto su stile, atmosfera e fluidità.

Code Vein II

CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI

Code Vein II è un sequel che dimostra la volontà di Bandai Namco di consolidare e rifinire la formula del primo capitolo, intervenendo su alcuni dei suoi limiti senza però stravolgerne l’identità. Il risultato è un’esperienza solida, che punta più sull’ampliamento e sulla stratificazione che su una vera rivoluzione. Il sistema di combattimento resta il punto di forza del titolo: appagante, ben strutturato e capace di offrire una buona varietà grazie alle armi, ai moveset e alle abilità ereditabili. Meno riuscita, invece, la gestione complessiva del mondo di gioco, che pur risultando ampio e ispirato tende a mostrare una certa ripetitività, soprattutto per quanto riguarda nemici e boss secondari. La narrazione assume un ruolo più centrale rispetto al passato, puntando su personaggi ben caratterizzati e su una struttura che gioca in modo interessante con il viaggio nel tempo, pur senza raggiungere una profondità particolarmente elevata.

Più discutibile la complessità del sistema di equipaggiamento e codici sanguigni, che risulta poco intuitivo e non sempre chiaro anche dopo diverse ore di gioco. L’assenza del multiplayer cooperativo rappresenta una rinuncia che non compromette l’esperienza in solitaria, ma che limita il coinvolgimento per chi aveva apprezzato questa componente nel primo capitolo. Dal punto di vista tecnico, invece, il gioco si difende molto bene, grazie a una resa visiva curata, prestazioni solide e a un comparto audio di qualità, impreziosito da un ottimo doppiaggio. In conclusione, si tratta di un sequel convincente, capace di soddisfare gli appassionati del genere e i fan della serie, pur senza riuscire a compiere quel salto qualitativo che lo avrebbe reso davvero memorabile.

Pregi

Sistema di combattimento appagante con una buona varietà di armi e abilità, una narrazione più presente e una pregevole direzione artistica.

Difetti

Un mondo ampio ma vuoto, poca varietà di nemici e sistema di equipaggiamento poco intuitivo. Peccato per l'assenza del multiplayer.

Voto

7,5

Tags

Sostieni IlVideogioco.com

Caro lettore, la redazione de IlVideogioco.com lavora per fornire aggiornamenti precisi e affidabili in un momento lavorativo difficile messo ancor più a dura prova dall’emergenza pandemica.
Se apprezzi il nostro lavoro, che è da sempre per te gratuito, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci. Vorremmo che il vero “sponsor” fossi tu che ci segui e ci apprezzi per quello che facciamo e che sicuramente capisci quanto sia complicato lavorare senza il sostegno economico che possono vantare altre realtà. Sicuri di un tuo piccolo contributo che per noi vuol dire tantissimo sotto tutti i punti di vista, ti ringraziamo dal profondo del cuore.




Commenta questo articolo