Classic Sport Driving, recensione di una gara nei ricordi

Un racing game ispirato agli anni '80 è pronto a sfidare i nostri riflessi

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In tempi moderni, quando si parla di racing game e arcade racing game balzano subito alla mente immagini tridimensionali di paesaggi coreografici e città mozzafiato, che spesso (ma non sempre) fanno da contraltare a gare adrenaliniche. Facendo invece un passo indietro di qualche decennio… Ci fu un periodo in cui i titoli corsistici consistevano in una guida con lo sguardo rivolto a un orizzonte infinito , dove bisognava superare i rivali evitando ordinarie vetture. In quest’ottica Classic Sport Driving prende a piene mani dal genere, ma è pronto a mischiare le carte in tavola con un gameplay retrò che ha nel viaggio il fulcro dell’esperienza.

Un flusso sancito dallo scorrere inesorabile del tempo che riusciremo a ingannare solo ricorrendo alle nostre abilità e ai nostri riflessi. Sviluppato dal team indie franco-austriaco Pixel Wrappers (che un paio d’anni fa abbiamo avuto il piacere di intervistare), Classic Sport Driving si propone il non facile obiettivo di offrire un’esperienza di guida vera e piacevole, ma anche impegnativa. Andiamo a vederlo nel dettaglio in questa recensione. Ricordiamo che il gioco, pubblicato dagli stessi sviluppatori, è disponibile esclusivamente su Pc, via Steam. Buona lettura.

UN PASSO INDIETRO

Prima di addentrarci nella recensione di Classic Sport Driving facciamo un piccolo passo indietro, precisamente alla fine del 2020. Pixel Wrappers parte dai sogni e dall’idea di Sylvain, programmatore che ha voluto elevare la sua passione per i viaggi e le corse proponendo prima a Jill e poi a Koscape, Philipp e Laurent lo sviluppo di un atipico gioco corsistico.

Un progetto che possiamo riassumere nelle parole dello stesso leader del team: “In qualche modo può essere visto come una sorta di Trackmania, ma in un ambiente retrò bidimensionale”. Gli sviluppatori si sono impegnati al massimo per far sì che il sogno diventasse realtà.

E nonostante una campagna Kickstarter fallita (non venne raggiunto neppure il traguardo iniziale, fissato a 5.000 euro) alla fine del 2020 non si sono arresi, credendo ciecamente nel prodotto. A quella data praticamente nessuno a parte noi de IlVideogioco.com diede spazio a questi ragazzi. E questo la dice lunga su quanto il movimento indie sia tendenzialmente trascurato nel nostro paese.

Dunque IlVideogioco.com è qui oggi e sarà qui anche domani, proprio per dar voce a progetti anche poco conosciuti e far sì che nessuno si senta solo in un mondo che spesso regala platee solo a una piccolissima parte di un ecosistema assai più ricco e sfaccettato.

QUANTI BEI RICORDI

Per chi ha qualche anno sulle spalle e ha vissuto l’epopea dei primi personal computer e gli anni di Amiga e Commodore, giocare a Classic Sport Driving sarà come tornare bambini. Inizialmente i giochi di guida attraevano con una visuale a volo d’uccello e in alcuni casi, Nintendo in primis, con inquadratura isometrica (per esempio R.C. Pro-Am, datato 1988).

Ci sono poi pietre miliari quali Lotus Turbo Challenge e l’iconico Out Run, che vedevano il giocatore rincorrere un orizzonte infinito in una continua lotta contro i rivali e il nemico più insidioso che esista: il tempo. Il prodotto di Pixel Wrappers si ispira proprio a queste atmosfere per offrire al giocatore percorsi lunghi, totalmente casuali e assolutamente impegnativi, che di volta in volta metteranno alla prova azioni e riflessi.

Nessun circuito in cui cercare traiettorie pulite o tagli di curva per sorpassare o guadagnare secondi su chi ci precede. Ma solo una lunga rincorsa contro il tempo evitando le altre automobili, fastidiosi ostacoli nonchè compagni d’avventura che ci separeranno dall’agognato traguardo. Ripensando al titolo del 1990 sviluppato da Magnetic Fields e pubblicato da Gremlin Graphics, la mancanza di qualsivoglia ordine di arrivo o antagonista con cui fronteggiarsi è in parte un punto debole del gioco.

Sebbene il fulcro dell’esperienza siano le infinite tappe generate proceduralmente (o se vogliamo, “il viaggio”), a nostro avviso questo aspetto tende ad accentuare una certa mancanza di mordente. Questo ovviamente vale per chi gioca da solo e offline. Infatti sul fronte multiplayer il titolo vanta un sistema a classifiche e tempi ben strutturato, che saprà ingolosire il palato dei giocatori avvezzi allo scontro con avversari umani.

UNO SGUARDO DA VICINO

Classic Sport Driving propone due modalità di gioco che si rivolgono sia a giocatori esperti che principianti alle prime armi. In modalità Arcade la produzione apparirà più snella e immediata, e conteranno maggiormente i riflessi e i tempi di reazione nel premere i tasti più che una guida metodica e ponderata.

Il tutto cambierà nella modalità Pro, dove invece saremo costretti giocoforza a dosare le potenzialità della nostra vettura e cercare di far breccia sui tracciati sfruttando curve strette con il più classico dei “tacco e punta”. In questa sede i giocatori verranno sfidati a mostrare il loro talento, e per arrivare a tempi capaci di salire la classifica saranno necessarie diverse ore di adattamento.

È importante precisare che anche a livello semplice la difficoltà si attesta su livelli superiori alla media, ma il tutto è voluto al fine di spingere quanto più possibile sulla strada del miglioramento graduale. Per ottenere un risultato di questo genere è implicita la necessità di un buon sistema di controllo, e a nostro avviso i risultati sono davvero soddisfacenti.

Sia alla prova del pad che con la tastiera i comandi risultano intuitivi, fluidi e incredibilmente reattivi, consentendo al giocatore di eseguire manovre e derive accurate così come il controllo in curva. Siamo inoltre persuasi dalla certezza che con il volante tali sensazioni garantiranno ancor più immersione e voglia di andare oltre alla semplice sessione mordi e fuggi.

VERSO L’ORIZZONTE E OLTRE

A livello visivo Classic Sport Driving si difende davvero bene, proponendo uno stile visivo low-poly forse non ricco di particolari come Horizon Chase Turbo (ancora il numero uno in assoluto per chi vi sta scrivendo), ma assolutamente gradevole. Uno stile che ha nei percorsi infiniti e in un continuo saliscendi di pianure e colline il suo punto di forza. Il team di Pixel Wrappers è stato bravissimo a lavorare sulla verticalità e la topografia dei terreni.

Infatti a ogni corsa pare proprio d’essere in un lungo viaggio senza meta attraverso strade che si inoltrano verso l’infinito. Ci sono diversi ambienti che passano dal cittadino al forestale e dal desertico all’innevato. Il tutto viene inoltre condito da effetti atmosferici quali ad esempio la pioggia, che dinamicamente impatta anche sulla nostra stabilità. Veramente interessante è anche il generatore di percorsi, che sulla base di determinati seed è in grado di proporre tracciati sempre nuovi.

Provare per credere, esistono anche percorsi quali #ilvideogioco e #theindieseeker. A seconda di quello che digiteremo verranno presi in considerazione la durata, il tipo, il tempo e l’ora del giorno. Davvero entusiasmante, e ammettiamo che ci siamo sbizzarriti. Cercando il pelo nell’uovo troviamo una colonna sonora sotto tono e non all’altezza di tutto il resto, oltre che una mancanza di varietà in quanto a veicoli.

Il gioco pone sì l’accento su altri elementi, ma perfino Lotus Turbo Challenge 2 offriva due veicoli giocabili. Avere qualche vettura aggiuntiva a disposizione e maggiore varietà sul versante del traffico cittadino non avrebbe guastato. Peccato non sia presente la possibilità di agire sul set up, ad esempio per rendere la macchina più rigida o scattante in curva o cambiarne i rapporti del cambio. Tutti elementi assolutamente laterali che di cui bisognerebbe tener conto per un eventuale, futuro sequel.

DA AVERE SENZA RISERVE

Classic Sport Driving non è il classico racing game che si è abituati a giocare. Esso offre un’esperienza divertente ma che ai livelli più alti assurge all’indelicato ruolo di giudice, giuria e carnefice, non perdonando nemmeno il minimo errore. Giocato a livello semplice o medio risulta comunque un buon prodotto che grazie a una buona resa fisica e a controlli semplici e immediati saprà intrattenere per un buon numero di ore. È a suo modo una lettera d’amore a icone di cui oggi in pochi ricordano i nomi, e che solo produzioni come Horizon Chase Turbo erano riuscite a riportare un po’ in auge.

Il titolo di Pixel Wrappers riesce nell’impresa di innovare senza stravolgere, con un viaggio che a tratti ci ha ricordato le atmosfere della serie The Grand Tour, di cui siamo appassionati. È implicitamente orientato alla modalità competitiva e in effetti l’assenza di veicoli tra cui scegliere e la mancanza di setup personalizzati possono minare l’interesse per chi cerca un’esperienza devota al single player. Nonostante questo, i tracciati procedurali e le molte sfide che ci attendono unite a uno stile visivo accattivante ne fanno un titolo non solo alla portata di tutti, ma anche da tenere seriamente in considerazione.

Pregi

Atmosfera retrò catturata alla perfezione. Controlli reattivi. Tracciati procedurali ed editor. Difficoltà scalabile.

Difetti

Manca il set-up delle vetture. Qualche veicolo in più non avrebbe guastato. Ad alti livelli può risultare frustrante.

Voto

8