Werewolf: The Apocalypse – Earthblood, Recensione

Dalle stelle alle stalle, ululando alla Luna il nostro rammarico

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Cyanide Studio è uno studio di sviluppo indipendente, che si fa aiutare nella distribuzione digitale e fisica da un publisher. In passato pubblicavano sotto egida Focus Home Entertainment e, permetteteci di osare dire tanto, non aveva mai sbagliato un colpo. Dal 2018 è passato invece sotto bandiera BigBen Interactive / Nacon.  E’ chiaro che lavorando a basso budget, in totale indipendenza, abbiano dovuto fare i conti con rischi, benefici e tanto coraggio nel corso degli anni. E’ altrettanto chiaro che, con la pubblicazione di Werewolf: The Apocalypse – Earthblood, la sonora battuta d’arresto subita dal Covid 19 non abbia fatto bene allo studio con base a Parigi. L’esordio con il nuovo produttore non poteva nascere in circostanze peggiori.

Il gioco è disponibile su Epic Games Store, PS4, PS5, Xbox Series X/S, Xbox One dal 4 febbraio scorso. Questa è la nostra recensione della versione Pc, buona lettura.

NON VOGLIO MICA LA LUNA

World of Darkness (o Mondo di Tenebra, tradotto in Italia) è il nome di un’ambientazione immaginaria creata come “mondo unitario” per realizzare dei giochi di ruolo cartacei. Giochi quali Vampiri: la Masquerade, Licantropi: l’Apocalisse, Mage: The Ascension sono solo i primi, famosissimi, regolamenti per interpretare vampiri, uomini-lupo e stregoni in un’ambientazione che, se vogliamo, entra in competizione con il popolare Dungeons & Dragons.

Il fascino e maggior pregio di World of Darkness è quello di poter fare convergere il tutto, riunendo interpreti vampiri, maghi e licantropi. Questo perché il sistema di regole è condiviso ed il mondo è uno solo. Da qui comprendiamo che Werewolf: The Apocalypse – Earthblood altro non sia che uno dei rari esempi di videogiochi su licenza, che portano sui nostri schermi l’ambientazione di un gioco di ruolo cartaceo.

I VIDEOGIOCHI SU LICENZA CHE HANNO SCRITTO LA STORIA

Nel mondo dei videogiochi, questa operazione di realizzare titoli su licenza, esiste dall’alba dei tempi. Dungeons & Dragons ha iniziato con Pool of Radiance nel 1988 e continua ancora. Infatti il reboot di D&D: Dark Alliance è stato annunciato ma non sappiano una data certa di pubblicazione.

The Dark Eye / Uno sguardo nel buio ha iniziato nel 1992 con Blades of Destiny, è stato sdoganato nel 2008 con Drakensang e proseguirà con l’annunciato Book of Heroes. Il Mondo di Tenebra ha visto tra i migliori esponenti Vampire: The Masquerade – Redemption nel 2000 e Bloodlines nel 2004.

Star Wars riceve videogiochi su licenza da sempre, gli ultimi dei quali da Electronic Arts. In termini di tempo ricordiamo Star Wars Jedi: Fallen Order e Battlefront II, quest’ultimo da poco omaggiato in Epic Games Store.

Il pubblico attende spasmodicamente Bloodlines 2, rinviato a data da destinarsi. E quindi tutte le speranze si sono dirottate sul versante ululante con questo sforzo creativo di Cyanideì Studio.

Le premesse e le promesse c’erano tutte. Torna il Mondo di Tenebra, si interpreta un Licantropo di nome Cahal e il gioco promette di dare sfogo alla parte animale oppure di far prevalere quella umana. Promessa non mantenuta. Cahal deve vedersela con una multinazionale di nome Endron, che riesce a ingannare l’opinione pubblica con falsità relative a progresso tecnologico eco-sostenibile. In realtà le sue mire sono quelle di distruzione della Terra per come la conosciamo. Questo non sfugge al branco di Cahal, che cerca in tutti i modi di impedire che ciò accada.

VECCHIO DENTRO E FUORI, MA NON IN SENSO BUONO

Werewolf: The Apocalypse – Earthblood si presenta agli occhi del giocatore con un ritardo di, minimo, un paio di generazioni di videogiochi. Il primo impatto, insomma, non è stato dei migliori. Nonostante Unreal Engine a disposizione, dopo i fasti di Styx: Master of Shadows e Shards of Darkness, dopo Call of Cthulhu, Space Hulk Tactics e Blood Bowl, affacciarsi all’ultimo lavoro di questi (fino ad oggi) talentuosi sviluppatori indipendenti è spiazzante.
Vogliamo spiegarci e credere che il lavoro effettuato da Cyanide Studio abbia sofferto pesantemente della situazione pandemica globale dei nostri tempi.

In caso contrario non sapremmo come spiegarci texture d’altri tempi, animazioni lontane dagli standard qualitativi, modelli dei personaggi visibilmente incompleti, numerosi glitch grafici. Un design dei livelli generalmente spoglio, una gestione dell’illuminazione che offre più bassi che alti. Pensate che non riuscivamo a distinguere le luci emesse dalle telecamere di sicurezza, troppo confuse con quelle ambientali. I filmati compressi hanno finito con il non esaltare la già compromessa grafica.

Tirando le somme: tecnicamente parlando Werewolf: The Apocalypse – Earthblood è un lungo balzo all’indietro nella, fino ad ora, costante crescita tecnica di Cyanide Studio. Ed è un grandissimo peccato doverlo ammettere.

DECISAMENTE NON FATTO A REGOLA D’ARTE

Werewolf: The Apocalypse – Earthblood manda avanti la sua trama senza mordente. I lunghi e diversamente utili dialoghi di chiara ispirazione ruolistica dovrebbero approfondire storia ed ambientazioni… con scarsi risultati, però. Il mondo di gioco non è “open world”. Negli ultimi anni si sono avvicendati non pochi esponenti del genere “esplorazione libera” e il lavoro di Cyanide se ne sta ben lontano da quello standard.

La scelta di inanellare le missioni senza mordente, affidandole a scene di intermezzo a bassa risoluzione, non sortisce l’effetto di tenere incollati alla sedia. C’è qualcosa che non funziona per niente, in Werewolf: The Apocalypse – Earthblood, nonostante provi a fare esattamente quanto visto in tanti giochi che lo hanno preceduto.

LONTANO DA QUALSIASI STANDARD DEGLI ULTIMI 15 ANNI

Chi vi scrive ha giocato, nel corso delle ultime quattro generazioni di console, a titoli quali Metal Gear Solid (tutti), Splinter Cell (tutti), Styx: Master of Shadows e Shards of Darkness (di Cyanide stesso), i primi e gli ultimi Hitman. Werewolf: The Apocalypse – Earthblood non si avvicina lontanamente neanche ai suoi diretti predecessori: Styx. Enormemente superiori in ambientazione, narrazione, caratura tecnica.

Werewolf: The Apocalypse – Earthblood offre elementi stealth, senza approfondirli (impossibile nascondere i cadaveri), elementi da videogioco di ruolo privi di fondamento (cercando, forse, di allungare il brodo ed incoraggiare l’esplorazione dei livelli concepiti male). Chiude il cerchio dell’offerta la possibilità di trasformarsi in lupo mannaro quasi imbattibile. Due minuti (non di più) di rabbia e furia selvaggia in cui si apprezza la distruttibilità totale ed ambientale. Non aspettatevi varietà di combattimenti durante il corso del gioco.

COMMENTO FINALE

Werewolf: The Apocalypse – Earthblood è un videogioco d’avventura e azione con elementi stealth. E’ l’ultima fatica di Cyanide Studio sotto bandiera Nacon ed è un deludentissimo passo indietro rispetto al costante crescendo d’eccellenza, intrapreso dal team francese nel corso della sua storia.

Questa squadra di programmatori – di stanza a Parigi – ha sempre lavorato in indipendenza e con budget modesto consegnando alla storia alcuni dei videogiochi più interessanti che si ricordano. Tanti con licenza Game Workshop. Originale e assolutamente eccellente la loro proprietà intellettuale Styx: Master of Shadows e relativo sequel.

Non sappiamo se a tradire il risultato finale di Werewolf: The Apocalypse – Earthblood sia stata la natura cross-gen del titolo oppure la pesante battuta d’arresto sofferta da tutti gli sviluppatori al mondo per colpa della pandemia da Covid 19.

Quel che resta è il dato di fatto, e un videogioco assolutamente disallineato allo standard di qualità Cyanide. Il Mondo di Tenebra aspettava un degno esponente del proprio setting narrativo, ha trovato solo pessimo rappresentante. Lo consigliamo solo agli irriducibili appassionati del World of Darkness e agli adoratori di Licantropi.

Pregi

Il World of Darkness ha pochi esponenti videoludici: molti vampiri ma nulla dedicato ai licantropi.

Difetti

Tecnicamente in ritardo di quindici anni. Fasi stealth pressoché inutili. Nè lineare né free-roaming e finisce per difettare in entrambi i sensi. Elementi da videogiochi di ruolo appesantiscono, allungano e rallentano il ritmo. Fasi d'azione galvanizzanti a tratti, tanto brevi e poco intense. Ambientazioni spoglie e illuminate peggio.

Voto

6