Shady Part Of Me, Recensione Xbox One

Luci e ombre di un genere che sta cambiando

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Una produzione tutta francese questo Shady Part Of Me, titolo della nostra recensione per console Xbox One. Che Parigi attiri a sé gli innamorati ed i passionali è un dato di fatto, e non vediamo il perché anche i videogiochi non debbano sfuggire a questo magnetismo. Sette amici, ognuno con interessi diversi, decidono di creare lo studio indie Douze-Dixièmes. Questa loro prima uscita sul campo ha attirato subito l’interesse di Focus Home Interactive che non si è lasciata sfuggire questa occasione, supportandone lo sviluppo in qualità di publisher.

L’annuncio di Shady Part Of Me è avvenuto durante gli scorsi The Game Awards e sin da subito l’interesse è stato molto alto. Un platform “alternativo” per via del suo stile a metà tra il dark e il fiabesco. Spicca, sin da subito, la componente narrativa, anche grazie alla bellissima voce dell’attrice di Games of Thrones Hannah Murray. Il gameplay si muove sul dualismo tra 2d e 3d, separandoli all’interno dello scenario di gioco. L’una vive in funzione dell’altra.

Il graphic design è molto originale, coerente con questo dualismo innato del gioco. Sembra come se dei disegni a matita vivessero dentro a degli acquerelli. Non spiccano, volutamente, i colori accessi, che lasciano il posto ad un level design che ricorda le ambientazioni di Inception. Il lato introspettivo del gioco è sparato in prima pagina ed è una costante in tutto il gioco. Non vi nascondiamo che è bastata la prima ora per entrare in empatia con la protagonista.

La storia è piuttosto pesante, un po’ per le tematiche trattate, ma anche per via del ritmo lento della narrazione. Sembra quasi una contraddizione, visto che il genere platform è conosciuto per via di sequenze agili e scattanti. Beh, il 2020 si sta chiudendo con tante sorprese, e alcune di queste hanno dimostrato che niente è scontato. Se non ci credete chiedetelo a Unto the End, DARQ Complete Edition e A Tale of Paper. Loro ci hanno fatto capire come i platform nascondano delle doti nascoste.

Vi lasciamo, quindi, alla nostra recensione di Shady Part Of Me, titolo, vi ricordiamo, giocato nella sua versione Xbox One.

LA NUOVA ERA DEL PLATFORM NARRATIVO

Ci aspettavamo un platform, anche perché è quello che abbiamo visto nel trailer di presentazione di Shady Part Of Me. Lo stile con cui è stato presentato, e anche per via delle immagini, lasciavano già intravedere una componente narrativa molto forte. Raccontare una storia che coinvolge, con un platform, non è mica uno scherzo. In generale, non è mai facile con nessuna tipologia di genere e gameplay. Vi sono alcuni contesti che sono più predisposti di altri. Raggiungere, però, il massimo livello di immersione è il sogno di ogni sviluppatore.

La ricetta preparata da Douze-Dixièmes e Focus Home Interactive, prevede una voce fuori campo in grado di farti la radiografia senza bisogno di alcun referto. Sappiamo benissimo quale parte di noi sta soffrendo. La colonna sonora è una nenia che dopo un po’, sinceramente, stanca. Il level design è da 10 in pagella, amplificato da questo dualismo 2d/3d.

Superato il muro iniziale del nostro blocco mentale, lo switch tra le due dimensioni diventa una passeggiata. Il “viavai” pluridimensionale è obbligato dal gameplay, in grado di coniugare elementi puzzle a quelli action (ma senza illudersi troppo su quest’ultimo termine). La cosa da comprendere, sin da subito, è il ruolo di luci e ombre. Quando siamo nel mondo 3D, la luce non è nostra alleata e se veniamo scottati da un raggio di sole si ricomincia dal checkpoint. In quello 2D, invece, si ragiona al contrario, con le ombre come nemici.

Shady Part Of Me è un gioco di collaborazione. La “cavolata” è stata non pensarlo in co-op, sia online ma anche “spalla a spalla”. “Cavolata” che si traduce in un rammarico. Era perfetto se dell’altra parte ci fosse stato un amico X, magari anche un perfetto sconosciuto con cui fare amicizia. Dopo un po’ si avverte questa voglia di condividere, anche perché il gioco delle luci e delle ombre, in solitaria, dopo un po’ stanca. Un errore di valutazione mica da poco questo.

LA FINE DELLA SCHIAVITÙ

Anche i platform stanno cambiando. Sarà per via della nuova generazione di console che, con la sua ventata di novità, ha quasi richiesto una prova di maturazione al genere. Shady Part Of Me non si fa trovare impreparato e dimostra che anche il concetto di dimensione non è da sottovalutare. Quando si pensa ai platform si pensa a Super Mario e Sonic, gli ambasciatori più famosi della tipologia in argomento. Loro hanno fatto il bello e il cattivo tempo per diversi anni e generazioni di console.

Nelle sale giochi di tutto il mondo, Metal Slug ha visto crescere diverse generazioni di giocatori, prima di abbandonare i cabinati e finire sui nostri televisori di casa. L’elemento che, da sempre, è stato associato al genere è stato lo smashing buttons. Quella frenesia nel premere i tasti, per uscire, quanto prima, da situazioni critiche e pericolose, è stato il leitmotiv del genere. Tutto questo ha generato una sorta di pregiudizio verso ogni forma di sperimentazione che, anche solo lontanamente, alterasse questa formula.

Il roguelike è riuscito a generare un grande “se”, creando dei corto circuiti in grado di resettare alcune dinamiche di gameplay. Mancava, però, ancora qualcosa. L’opera di restyle del genere non era ancora completa. Di fatto mancava la componente emozionale, quella riferita alla storia e ai personaggi. Da sempre, trattati, come degli “schiavi”, agli ordini del Signor “gameplay”.

Qualche sviluppatore ci ha visto lungo e ha capito che bisognava liberarli da questa schiavitù. Ed ecco che il fattore immersione si è affacciato anche su questo genere, costringendo il gameplay a scendere a compromessi. Definire il genere come “platform narrativo” ha assolutamente senso. Shady Part Of Me racconta una storia con delle tematiche non proprio leggere, appesantite da uno stile che non aiuta in leggerezza. Ed ecco che il gameplay aiuta il giocatore a non subirne il peso, introducendo degli elementi puzzle che aiutano a non “pensarci troppo sopra”. Cosa, detta tra noi, impossibile.

COMMENTO FINALE

Che il platform sia il genere, al momento, oggetto di sperimentazioni è piuttosto chiaro. Shady Part Of Me ne è un ennesimo esempio. Questa produzione tutta francese ci fa commuovere, con un gameplay semplice e chiaro. Di idee originali ce ne sono moltissime, ad iniziare da questo dualismo 2d/3d, in grado di creare quasi un “brand” riconoscibile. Lo stile grafico è in grado di creare dei momenti magici, al pari di un dipinto di un artista. Come prima uscita sul campo questi 7 ragazzi di Douze-Dixièmes si meritano un applauso.

Una tiratina di orecchie, però, ci sentiamo di dargliela. Tutto il gameplay è costruito sull’aspetto collaborativo. Ma perchè non avete inserito un benedetto co-op? Anche locale, non per forza online. Questa è un esperienza da condividere con qualcuno. È un vero peccato, visto che poteva essere un gran bel aggregatore.

Pregi

Nei sogni con ci sono limiti, così come nei videogiochi. Shady Part Of Me dimostra che un platform può tranquillamente superare i suoi limiti "di genere" e il muro del pregiudizio. Graficamente originale, questa produzione francese ha il coraggio di creare un gameplay che funziona tutto sul concetto di dualismo...

Difetti

... ma che resta fermo tra noi e il videogioco. Il titolo ti invoglia a condividere l'esperienza con qualcuno e il "cantare e suonarsela" da soli, dopo un po', stanca. Bastava anche solo un co-op locale per "murarsi" nei nostri ricordi. Peccato.

Voto

8