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The Game Awards 2017, il premio speciale a Carol Shaw

Un bellissimo momento ai The Game Awards 2017 è stato quando sul palco è stata chiamata Carol Shaw. Quasi certamente la prima donna game designer. Per lei, una standing ovation ed il premio alla carriera “Industry Icon”.

Sul palco ad accoglierla, Felicia Day visibilmente commossa. La Shaw è nata nel 1955 ed è cresciuta a Palo Alto. Ha lavorato in Atari nel 1978 ed ha disegnato l’inedito gioco Polo e 3-D Tic-Tac-Toe, entrambi per l’Atari 2600.

La Shaw è passata successivamente ad Activision dove ha programmato River Raid e con Keith Brewster ha anche lavorato al manuale base Atari.

Shaw ha lasciato Atari nel 1980 per lavorare con Tandem Computers. Dopo 16 mesi fu contattata da un dipendente di Activision (presumibilmente Alan Miller) con una offerta di lavoro interessante. La Shaw ebbe un colloquio di lavoro anche ad Imagic, dove però non le offrirono una posizione, giustificando la mancata assunzione con la mancanza di esperienze nella scrittura di giochi d’azione. La Shaw fu poi assunta da Activision nel 1982.

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2 commenti su “The Game Awards 2017, il premio speciale a Carol Shaw”

  1. Naturalmente, un evento del genere non poteva sottrarsi alle osservazioni in rete di chi ha commentato “vabé, cavalcano l’onda del femminismo”. Carol Shaw è per l’industria dei videogiochi ciò che sono state Ada Lovelace o Margaret Hamilton per la scienza, una persona meritevole di essere conosciuta e celebrata. Certo, è dispiaciuto vederla in condizioni di salute non proprio brillanti, ma resta comunque un punto di riferimento per tutte le donne che aspirano a formarsi in ambito STEM, e magari farsi strada nella in quella giungla che è la gaming industry di oggi.

  2. Era doveroso scrivere almeno un pezzo su questa premiazione. Non capisco come mai gli altri media nazionali non abbiano dedicato neppure un trafiletto. Mi sono commosso nel vederla e nel conoscere la sua storia. Dispiace vederla non in perfette condizioni fisiche (non è neppure vecchia), ma la vita è anche così. Meritava il premio e non per “ondata di femminismo” come qualcuno potrebbe dire (e che giustamente hai fatto notare) ma proprio perché è meritevole di tale riconoscimento. Concordo in premio con il tuo commento. E grazie per averlo fatto perché arricchisce il mio umile lavoro.

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