Interviste

Intervista allo sviluppatore palermitano Alex Camilleri

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E’ una delle giovani leve nel mondo degli sviluppatori italiani e si è sempre caratterizzato per la sua poliedricità. Dall’album chiptune Particle Explosion del febbraio di tre anni fa, a Memoir En Code, ultimo suo progetto videoludico uscito proprio nei giorni scorsi per Pc Windows, Mac e Linux ed è disponibile a questo indirizzo.

Senza dimenticare Poku, interessante progetto che è in fase di sviluppo. Abbiamo contattato Alex Camilleri, da anni all’estero per la sua professione, per scambiare quattro chiacchiere sui suoi progetti attuali e futuri.

Ecco la nostra intervista ad Alex Camilleri, sviluppatore palermitano, classe ’89, laurea in Engineering of Game Architecture and Design con l’hobby principale della fotografia e che potrete trovare anche su Twitter (@AlexKalopsia).

Memoir En Code è il tuo nuovo progetto. Parlacene.

Memoir En Code è un gioco autobiografico progettato come se fosse un album musicale. E’ suddiviso in 9 tracce diverse (tutte interattive, ovviamente) che trattano di eventi che mi hanno in un certo senso formato negli anni, dal vivere una storia a distanza, allo spostarmi in un nuovo paese.

Come è nata l’idea di questo “viaggio” videoludico?

Da tanti anni sono sempre rimasto affascinato da piccole produzioni indipendenti molto personali, e ho anche creato qualcosa di molto piccolo. Circa 6 mesi fa mi sono deciso a creare qualcosa di più strutturato e completo, ed è così che è nato Memoir En Code.

Come sta andando lo sviluppo di Poku?

Al momento procede lentamente ma è stabile. Siamo tutti impegnati su diversi progetti, il che rende i nostri sforzi un po’ più faticosi.

Ce ne puoi parlare? A che punto siete?

Negli ultimi mesi, dopo aver realizzato una vertical slice per mostrare meccaniche principali e stile visivo, siamo stati un po’ in giro per l’Europa a mostrare il gioco a caccia di partner per finanziarne lo sviluppo. Poku è stato selezionato come finalista all’Indie Showcase della conferenza Develop in Inghilterra, ed è stato mostrato anche ad A.Maze (Germania), Creative Coast Festival (Svezia), INDIGO (Olanda) e così via dicendo. Ora siamo focalizzati sul completamento dell’opera, ma ci vorrà non poco.

Cosa hai in mente per il futuro?

Questo è un momento complesso per poter avere una risposta definitiva. Sto cercando di portare avanti Kalopsia a tempo pieno. Memoir En Code sta andando bene nonostante sia un progetto molto di nicchia, ma sono speranzoso. In genere credo di essere comunque molto dinamico, se si aprono interessanti opportunità le accolgo a braccia aperte.

Da quando hai iniziato a sviluppare videogiochi, come è cambiata la tua vita?

Non credo sia cambiata per nulla, o meglio, è cambiata la mia routine, in meglio. Poter dedicarmi a tempo pieno su ciò che amo fare di più è qualcosa di veramente speciale.

L’esperienza più soddisfacente?

Credo che la release di Memoir En Code sia al momento il più importante e soddisfacente obbiettivo raggiunto. Era un tassello fondamentale che andava portato a termine, e così è stato.

La più grossa delusione?

A dire il vero non credo di aver avuto grosse delusioni. Se c’è qualcosa che non va secondo i piani cerco sempre di guardare il bicchiere mezzo pieno e vado avanti seguendo nuove direzioni alternative.

Ti è pesato andare via dall’Italia per raggiungere il tuo sogno oppure la consideravi una tappa obbligata?

Essendomi spostato molto giovane non mi è pesato quasi per niente. Ovviamente dispiace non essere vicini alla propria famiglia, ma per un giovane credo sia relativamente facile buttarsi in una nuova avventura. Quando mi sono spostato io era proprio una tappa obbligatoria; ora credo lo sia un poco meno.

Come vedi la situazione in Italia si sta un po’ muovendo. Cosa ne pensi?

La scena indipendente italiana cresce sempre di più (o almeno questa è l’impressione che ho dall’esterno), e credo anche dal punto di vista istituzionale si stia muovendo qualcosa con corsi di laurea per chi vuole sviluppare videogame. Ci vorrebbe un po’ più di supporto fiscale per gli sviluppatori italiani; creare videogame è molto costoso e lo Stato potrebbe cercare di agevolare gli sforzi degli sviluppatori.

Qual è il tuo genere videoludico preferito?

Non ho un genere preferito. Ho magari qualche tipo di gioco che non mi piace particolarmente – come gli strategici – ma sostanzialmente se un titolo è interessante mi piace indipendentemente dal genere di appartenenza.

I tuoi sviluppatori preferiti?

Tra i grandi sicuramente Naughty Dog, Valve, Gearbox, Telltale, Platinum Games, Rockstar, Quantic Dream… Per quanto riguarda studi “medio-piccoli” direi Dennaton, FutureLab, Housemarque, Tale of Tales, Santa Ragione, Q Entertainment, Vlambeer e tanti tanti altri.

Ed i giochi che ti hanno ispirato?

La lista sarebbe infinita.

Hai parlato in diverse occasioni (Wired, Live Sicilia ed altri) di un videogioco contro la Mafia. E’ un’idea o questa sta diventando un progetto concreto, che cosa hai in mente per un argomento così delicato? Che genere affiancheresti a questo progetto?

E’ un progetto che è sulla scrivania, ma devo trovare le persone giuste con cui lavorarci (e devo anche avere giornate di 48 ore per far funzionare il tutto). E’ ancora in fase embrionale, ma sarebbe un titolo con una notevole componente narrativa.

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