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Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands, Recensione PlayStation 4

Di Massimo Reina

È stata una delle più grandi sorprese durante lo scorso E3 di Los Angeles, e non solo per la forza del brand. Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands è infatti uno dei più ambiziosi progetti di Ubisoft, visto che si tratta di un sofisticato sparatutto in terza persona con elementi tattici inseriti però in un contesto free-roaming.

Un’idea sicuramente interessante e potenzialmente vincente se ben realizzata, ma che comporta inevitabilmente qualche rischio, compreso quello di rivelarsi il classico prodotto ibrido che non riesce però a brillare in nessuna delle caratteristiche che lo compongono. Scopritelo con noi nella nostra recensione della versione PlayStation 4.

LOTTA AL NARCOTRAFFICO!

La storia è ambientata in una Bolivia ormai controllata interamente in ogni settore, anche politico e militare, da un’organizzazione criminale chiamata Santa Blanca, che gestisce il traffico di cocaina verso Messico e Stati Uniti. A capo di questo cartello c’è El Sueño, un boss violento e senza scrupoli che si auto considera un santo. Per cercare di fermare la sua ascesa che rischia di coinvolgere anche le nazioni confinanti, gli Stati Uniti d’America inviano sul campo una squadra di specialisti chiamata Ghost allo scopo di attuare la cosiddetta Operazione Kingslayer, cioè a dire una serie di missioni mirate a destabilizzare la Santa Blanca, individuarne i leader ed eliminarli uno a uno, fino ad arrivare appunto a El Sueño.

All’inizio del gioco viene chiesto all’utente di personalizzare il suo personaggio attraverso un semplice editor, dopo di che si entra nel vivo dell’azione, che a dispetto della visuale in terza persona e dell’impostazione open world riesce a mantenere lo spirito tattico e ragionato dell’originale Ghost Recon.

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Lo scenario è diviso in ventuno regioni controllate da diversi ufficiali, e si snoda su una grande mappa sulla quale è possibile muoversi liberamente, magari a bordo di veicoli visto le grandi distanze, per esplorare lo scenario e svolgere le missioni sia primarie, circa un centinaio, che secondarie.
Queste ultime tendono dopo un po’ a diventare un tantino ripetitive, anche se risultano utili per acquisire informazioni sul cartello, per sbloccare abilità extra e ottenere l’aiuto delle truppe ribelli, mentre quelle principali sono leggermente più varie. In tutti i casi bisogna raccogliere documenti o violare computer per ottenere informazioni sull’ufficiale della Santa Clara di zona e per far comparire le quest principali che lo riguardano. Per la cronaca, una volta eliminati i venticinque comandanti si può affrontare El Sueño.

LA COOPERAZIONE E’ (QUASI) TUTTO

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Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands presenta delle meccaniche tipicamente da sparatutto tattico ma queste sono inserite all’interno di un mondo aperto, dove è quindi possibile approcciare le varie missioni più o meno liberamente, senza cioè essere condizionati da particolari schemi o percorsi.

Si può decidere di adottare un tipo d’azione furtiva oppure più decisa, avanzando armi in pugno contro i nemici, e se iniziare più missioni contemporaneamente. In tal senso non c’è un ordine preciso per portare a termine i contenuti offerti dalla campagna, tranne nel caso delle operazioni che sbloccano frammenti di storia, quindi l’utente può muoversi a proprio gusto, svolgendo come meglio crede le sequenze che compongono i diversi filoni narrativi paralleli, come le missioni secondarie che prevedono per esempio il recupero di ostaggi o il recupero di informazioni sensibili, spesso usando un drone potenziabile, da soli o assieme a uno o tre compagni.

Elemento molto interessante del gioco è il fatto che i componenti del team, controllati da un’efficace intelligenza artificiale, possono collaborare oppure muoversi individualmente, per poi riunirsi alla bisogna, e che la sincronizzazione perfetta tra loro è un aspetto centrale per ottenere i risultati sperati. Le meccaniche che caratterizzano la ricognizione col drone, la segnalazione dei nemici e la loro eliminazione “automatica” sono ben implementate e divertenti, il problema è che più le cose si fanno complesse e più finiscono per sostituire l’azione in prima persona. Anche perché l’intelligenza artificiale dei nemici è poco sveglia delle unità nemiche nelle fasi stealth, tutto viene un po’ facilitato. Va meglio in tal senso quando lo scontro avviene a viso aperto, dove gli avversari mostrano più attenzione e qualche strategia, o quando ai classici narcos si sostituiscono in battaglia i militari corrotti dell’Unidad. Questi ultimi sono corazzati e ben armati e intervengono spesso con blindati ed elicotteri.

In questi casi le possibilità di lasciarci la pelle si fanno più elevate così come quello di dover ricominciare la missione. Una volta colpiti gravemente, infatti, gli utenti possono farsi rianimare dai compagni, ma solo una volta. La seconda porta al game over e alla necessità di dover ricominciare tutto. Ad ogni modo il personaggio (e i suoi colleghi) può essere potenziato e reso più resistente grazie a una serie di potenziamenti ad hoc, e in caso di ferite non mortali o pesanti, può sempre nascondersi e aspettare di autogenerarsi sulla falsariga dei classici sparatutto in terza persona moderni alla Gears of War. Per il resto, ci sono poi fazioni di ribelli in lotta tra di loro e zone diverse che hanno funzioni differenti all’interno dell’ecosistema, dove un ruolo importante lo esercitano perfino gli eventi atmosferici e il ciclo giorno/notte, dato che in relazione alle condizioni climatiche e all’orario cambiano alcune situazioni all’interno degli scenari, comprese la composizione delle ronde nemiche o la disponibilità di un determinato percorso, laddove magari poco prima c’era un posto di blocco.

INSIEME PER VINCERE

Passando al comparto multigiocatore, segnaliamo subito che durante i nostri test non abbiamo riscontrato nessun problema di lag o di lunghe attese prima di entrare in partita. Una volta in azione, invece, salta subito all’occhio la differenza di giocare affiancati da personaggi controllati da utenti e non dall’intelligenza artificiale.

Niente semplificazioni di natura tattica, dunque, né compagni pronti a tutto pur di supportare il protagonista o quasi infallibili una volta entrati in azione. Anzi, spesso bisogna agire da soli se si vuole vere qualche possibilità di successo. ovvio che magari trovando dei giocatori esperti e bravi tutto può cambiare, ma resta comunque il fatto che l’esperienza online del gioco è a nostro parere più complessa rispetto a quella che si può vivere nella modalità singolo giocatore.

Per quanto riguarda la parte tecnologica, Tom Clancy’s Ghost Recon Wildlands vive di alti e bassi. Se da un lato abbiamo infatti degli scorci assolutamente riusciti e dettagliati all’aperto, complici anche l’ottimo sistema di illuminazione e il level design generale, con rari effetti di pop-up, dall’altro abbiamo alcuni interni davvero poveri di dettaglio e dei modelli poligonali dei personaggi decisamente poco affini con quanto ci si aspetterebbe di vedere su PlayStation 4. In tal senso alcuni di loro sembrano addirittura “provenienti” dalla vecchia generazione di console. Allo stesso modo le loro animazioni sembrano mancare di alcuni movimenti di raccordo. Ottima la varietà degli scenari, come accennato prima, con undici differenti ecosistemi in grado di mostrare strade sterrate e fangose, zone urbane battute dalla pioggia e lande innevate da esplorare a bordo di un pickup, giusto per fare qualche esempio. Per quanto riguarda la parte audio, ottimo il doppiaggio in italiano con una recitazione capace di dare un’anima ai vari personaggi, e gli effetti sonori che fanno da contorno a ogni momento del gioco. Solo discreta la colonna sonora, che seppur capace di sottolineare come si deve quanto avviene in video, alla lunga finisce per diventare un tantino monotona, soprattutto nei suoi ripetuti motivetti latino americani.

COMMENTO FINALE

Nonostante il mercato degli sparatutto d’azione sia già di per sé piuttosto congestionato, Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands sembra avere le carte in regola per riuscire a ritagliarsi un suo spazio.

E questo nonostante una trama non particolarmente intrigante e qualche difettuccio in un paio di elementi marginali del gameplay, il titolo offre comunque al videogiocatore, nel suo insieme, un livello di dettaglio grafico notevole, tantissimi contenuti e una libertà assoluta in termini di approccio e movimento, pur senza rinunciare a quel tatticismo tipico della saga. Il risultato è così un titolo bello, longevo e che siamo certi non mancherà di rendere felici tutti gli amanti del genere.

 

Pregi

Un mondo vasto da esplorare con tante cose da fare. Buona combinazione di strategia e sparatutto. Level design decisamente azzeccato. Intelligenza dei nemici globalmente buona..

Difetti

... ma non troppo sveglia durante le fasi stealth. La CPU facilita forse troppo il compito al giocatore in certi frangenti, riducendo il livello di sfida. Graficamente tra alti e bassi.

Voto

8

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