MXGP 26, fondamenta solide e carriera ai box, recensione
Solchi dinamici e una fisica rinnovata restituiscono carattere alle gare, ma la ricostruzione di Artefacts Studio non è ancora completa
Due anni fa il ritorno della licenza ufficiale del mondiale di Motocross si era trasformato in un passo falso. MXGP 24, costruito sul motore proprietario di Kylotonn con Artefacts Studio al fianco, aveva deluso quasi ovunque: grafica spenta e una guida che dava l’impressione di cavalcare una moto di cartone. In seguito è stata scelta la strada più impegnativa: saltare l’appuntamento del 2025, affidare lo sviluppo esclusivamente ad Artefacts Studio e ripartire dall’Unreal Engine 5. MXGP 26 nasce da quella scelta. Il miglioramento è netto, ma l’insieme somiglia a un cantiere con fondamenta solide e piani superiori ancora da costruire.
Andiamo nel dettaglio con questa recensione della versione Pc di MXGP 26. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Nacon, è disponibile anche su PS5 e Xbox Series X/S. Buona lettura.
IL FANGO CAMBIA FACCIA
Il passaggio a Unreal Engine 5 con MXGP 26 si nota dai primi istanti. I 19 tracciati ufficiali della stagione 2026, affiancati da piloti, team, livree e moto delle categorie MXGP e MX2, hanno molta più atmosfera. Tribune affollate, effetti di fumo, mezzi dettagliati e luci più credibili. Fango, sabbia e terra battuta sono resi in modo convincente, mentre la pioggia forma pozzanghere dall’aspetto naturale. Sul bagnato, piloti e moto si ricoprono di sporco man mano che la gara avanza, e nei replay certe scene lasciano il segno. Contano anche i particolari: la maglia mossa dal vento, le animazioni più fluide nelle cadute e nei rientri in sella. Riola Sardo è tra i circuiti più riusciti.
Non tutto però risulta altrettanto rifinito. Si nota qualche comparsa improvvisa degli elementi dello scenario nelle sequenze prima del via e a media distanza, soprattutto abbassando i dettagli. Alcuni elementi ambientali sono meno curati delle moto e le animazioni ai cancelletti risultano ripetitive. Tra una gara e l’altra, inoltre, la presentazione si affida a inquadrature statiche e manca della regia televisiva dei grandi titoli sportivi. Su Pc le prestazioni risultano complessivamente buone anche con dettagli elevati, ma le impostazioni consigliate automaticamente non sempre restituiscono il compromesso migliore e richiedono qualche correzione manuale. La buona fluidità va comunque distinta dalle incertezze della fisica e delle collisioni.
IL TERRENO RACCONTA LA GARA
Uno degli elementi più importanti di MXGP 26 è la deformazione dinamica dei tracciati. Ogni giro modifica la superficie: le ruote scavano solchi e la traiettoria ideale della prima tornata può diventare meno conveniente dopo qualche passaggio. Non basta memorizzare una linea e ripeterla. Bisogna adattarsi, scegliere dove piazzare la moto e quando rischiare, cercando quell’equilibrio tra aggressività e prudenza che è l’essenza del motocross. L’effetto convince anche alla vista, specie nel fango, e rende le gare meno prevedibili.
Il sistema ha però margini di crescita. Alcune linee restano sorprendentemente percorribili nonostante i solchi profondi, la differenza tra i fondi non sempre si avverte chiaramente attraverso il controller e certe piccole deformazioni condizionano la traiettoria più del dovuto. Anche gli aiuti incidono: riducendoli, i solchi possono diventare una trappola. È un sistema capace di dare carattere agli scontri con il terreno, ma non ancora uniforme nelle sue risposte.
UNA GUIDA ESIGENTE, POCO SPIEGATA
Le moto hanno più peso e i movimenti del pilota sono integrati meglio con quelli del mezzo. Frenate, curve e fasi aeree richiedono attenzione, soprattutto riducendo gli aiuti. L’impostazione sta a metà tra arcade e simulazione: chi parte da zero può appoggiarsi alle assistenze, mentre gli esperti potranno disattivarle progressivamente. I due stick permettono di intervenire sulla distribuzione del peso e sul controllo in aria, e le regolazioni della moto si sentono, dando un senso concreto alle prove libere.
C’è anche un bel tocco di classe: il posteriore che scivola in frenata e il pilota che recupera la sbandata. Quando tutto si incastra, la sensazione di padronanza in MXGP 26 è davvero appagante. La fisica però non è ancora del tutto coerente. In aria, uscire da uno scrub o da una whip può risultare macchinoso, ed è fin troppo facile ribaltarsi in avanti anche con l’autoallineamento attivo.
In curva si avverte a tratti una rigidità simile al sottosterzo, che rende difficili le correzioni di precisione. Un cartello sfiorato, un atterraggio pesante o un cordolo preso male possono bastare per cadere o essere catapultati in aria. Le conseguenze sembrano talvolta sproporzionate rispetto all’errore, e l’assenza del rewind rende amaro perdere una gara nelle ultime tornate. Bisogna imparare ogni circuito, e il gioco non fa sconti.
Il guaio è che non insegna abbastanza. I tutorial sono più informativi che pratici, mentre whip, scrub e gestione del peso vanno appresi per tentativi. L’area libera The Compound offre spazio per esercitarsi, ma senza un percorso di sfide e spiegazioni che introduca le manovre avanzate. Un’occasione sprecata, soprattutto per i nuovi arrivati: gli aiuti alleggeriscono la difficoltà, ma non sostituiscono un buon insegnamento.
LA CARRIERA RESTA AI BOX
L’offerta di MXGP 26 comprende Time Attack, Gran Premio, Campionato, multiplayer e l’area libera. Nel Time Attack si inseguono tempi bronzo, argento, oro e diamante oppure ci si confronta con la classifica online. Qui raggiungere l’oro permette di sbloccare nuove livree. Il Campionato consente invece di affrontare una stagione in MX2 o MXGP, con calendario, durata e formato personalizzabili e weekend che comprendono prove, qualifiche e gare.
Non esiste però una vera carriera: niente scalata da MX2 a MXGP, gestione del team, sviluppo della moto o sponsor. A fine stagione c’è la cerimonia sul podio, poi si torna al menu senza portare nulla in quella successiva. Potremo creare il nostro pilota, scegliere costruttore, colori ed equipaggiamento e sbloccare capi di marchi reali, ma la personalizzazione resta cosmetica. A compensare in parte c’è il Viaggio, una lista di obiettivi con medaglie e percentuali di completamento: offre un barlume di progressione, senza tuttavia riuscire a colmare il vuoto.
Il multiplayer online propone classifiche, matchmaking, lobby private e avversari controllati dall’IA per riempire le griglie. Mancano però lo split-screen locale e il cross-play, non si possono condividere le livree create e non è presente il campionato femminile. Artefacts Studio ha spiegato che la priorità era ricostruire il gioco, indicando la carriera completa come obiettivo per la prossima iterazione. Il motivo è comprensibile, ma la mancanza resta per chi cerca qualcosa di più duraturo di una successione di gare.
AVVERSARI CHE NON CONVINCONO
Il comportamento dell’IA è uno dei punti deboli di MXGP 26. I rivali zigzagano o cadono in punti insoliti, specie alla partenza, e faticano a gestire superfici irregolari e solchi profondi. Dopo la prima curva il gruppo si sgrana e si ha spesso la sensazione di correre contro un plotone di dilettanti. Lo scatto al via favorisce il giocatore, rendendo relativamente facile ottenere l’holeshot, cioè passare per primi alla prima curva. Alla difficoltà Pro si può vincere anche senza passare da prove e qualifiche, mentre Expert non alza abbastanza l’asticella.
Il risultato è uno squilibrio tra la difficoltà di padroneggiare la moto e quella di battere gli avversari: chi non conosce le tecniche soffre, chi le ha apprese trova spesso la strada in discesa. Le collisioni poi aggravano il problema. Un contatto lieve può disarcionare il pilota, mentre una spallata in curva dà l’impressione di sbattere contro un muro. Gli avversari diventano così ostacoli poco reattivi, capaci di spingerci fuori pista senza subire conseguenze altrettanto evidenti. Più che aggiungere tensione al confronto, queste risposte rischiano di renderlo frustrante.
I motori hanno il ringhio giusto, ma attorno a loro l’atmosfera resta sommessa. Il pubblico non restituisce il fragore di un vero Gran Premio, nei menu c’è un solo brano e durante la gara dominano motori e rumori della pista. Un accompagnamento più ricco avrebbe aiutato a dare spettacolo all’evento, oltre a sostenere la guida. Anche il breve filmato che precede ogni gara, non saltabile, finisce per pesare più dei suoi venti secondi dopo qualche corsa. Sono dettagli che, sommati alla scarsa progressione, fanno emergere prima la ripetitività del pacchetto.
POTREBBE DARE SODDISFAZIONI
MXGP 26 è una ripartenza concreta per una serie che sembrava a un passo dal capolinea. Artefacts Studio ha migliorato la resa visiva, restituito peso alle moto e affidato al terreno un ruolo centrale, offrendo i tracciati e i protagonisti ufficiali della stagione 2026. Quando la guida funziona, domare un mezzo che combatte con il suolo sa dare soddisfazione. Le fondamenta, questa volta, ci sono. L’assenza di una carriera, i tutorial insufficienti, l’IA discontinua e le risposte incoerenti della fisica impediscono però di parlare di un riscatto completo. Gli appassionati disposti a imparare per tentativi e a convivere con questi limiti potranno divertirsi. Per gli altri, soprattutto a prezzo pieno, la proposta resta difficile da consigliare senza riserve. Il fango è tornato. Il resto del cantiere ha ancora bisogno di lavoro.
Pregi
Resa visiva e dettagli delle moto nettamente migliorati. Deformazione dinamica del terreno che invita ad adattare le traiettorie. Guida appagante una volta apprese le tecniche. Tracciati, piloti e moto ufficiali della stagione 2026.
Difetti
Nessuna carriera completa e progressione limitata. Tutorial insufficienti e assenza del rewind. IA, fisica e collisioni non sempre coerenti. Sonoro e presentazione poco coinvolgenti.
Voto
6,5