The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline, imparare ad esistere, recensione

Ogni 33 anni i discententi di Dante Alighieri devono affrontare l'indicibile peso della propria eredità... Manterrete la vostra integrità?

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L’Inferno. Un luogo descritto e raffigurato innumerevoli volte da teologi, filosofi, scrittori, artisti e, in epoca moderna, sviluppatori di videogiochi. Dante Alighieri occupa una posizione indelebile nella storia culturale italiana e mondiale grazie alla Divina Commedia, composta in volgare anziché in latino e divenuta uno dei testi fondamentali della nostra lingua. La cosmologia dantesca, i suoi contrappassi e la sua riflessione sulla colpa hanno alimentato un’infinità di opere, dalle trasposizioni più esplicite alle reinterpretazioni che ne hanno ripreso soltanto personaggi, immagini e suggestioni.

Quello di The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline, tuttavia, non è l’Inferno viscerale e demoniaco al quale molti videogiochi ci hanno abituato. È uno specchio dell’animo umano, costruito intorno agli incubi del protagonista e profondamente ispirato ai temi affrontati nella prima cantica della Divina Commedia. Il risultato è un thriller psicologico in prima persona, incentrato sull’esplorazione, sulla narrazione e sulla risoluzione di enigmi. A svilupparlo troviamo ONE-O-ONE GAMES, studio romano formato da appassionati e veterani dell’industria conosciuti principalmente per The Suicide of Rachel Foster (2020).

Andiamo a scoprire se questa discesa nell’Abisso è riuscita a lasciare il segno con la recensione della versione Pc di The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Entalto Publishing e C&R Creative Studios, è disponibile anche su PS5 e Xbox Series X/S. Una versione per Switch 2 è prevista entro la fine dell’anno. Buona lettura.

IL CODICE ALIGHIERI

Ogni 33 anni, la barriera che separa la nostra realtà dall’Inferno si assottiglia. Per impedire che le sue porte si spalanchino, un discendente di Dante Alighieri deve compiere un antico rituale tramandato attraverso le generazioni. Nel 1993 questo fardello ricade su Gabriele Alighieri, ultimo erede di una stirpe educata a convivere con un destino dal quale sembra impossibile sottrarsi. Gabriele non è un soldato né un eroe, ma un uomo comune costretto ad affrontare qualcosa di terrificante e immensamente più grande di lui.

La posta in gioco non riguarda soltanto la sua famiglia. Se il rituale non verrà portato a termine, le porte dell’Inferno non potranno essere nuovamente sigillate e l’intera umanità rischierà di pagarne le conseguenze. Gabriele deve quindi tornare alla villa dei suoi antenati, ricomporre le pagine perdute della Divina Commedia e accettare l’eredità dalla quale ha cercato di fuggire per tutta la vita.

Una premessa esaltante

The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline può essere descritto come un’avventura narrativa priva di combattimenti, vicina per struttura a un walking simulator ma impreziosita da tre grandi prove d’ingegno. Gli enigmi reinterpretano alcuni temi dell’opera dantesca attraverso l’osservazione ambientale, la ricerca di indizi e ragionamenti esoterici articolati su più livelli. I percorsi che collegano le prove principali sono perlopiù lineari, ma conducono attraverso scenari capaci di suscitare una maestosa e, al tempo stesso, tetra meraviglia.

Il gioco propone una raffigurazione dell’Inferno diversa dal consueto, nella quale gli ambienti assumono le forme dei traumi, delle paure e delle colpe più profonde di Gabriele. A guidarlo troviamo una figura enigmatica conosciuta come l’Antenato, che assume un ruolo vagamente assimilabile a quello svolto da Virgilio nel viaggio di Dante. I parallelismi con la Divina Commedia sono evidenti e deliberati: il gioco non si limita a disseminare citazioni, ma utilizza l’immaginario dantesco come fondamento della propria identità narrativa e visiva.

L’INFERNO ESIGE UNA PARTE DI TE

Rappresentare la selva oscura…

Eviteremo di approfondire gli sviluppi della trama per non compromettere un’esperienza che, complessivamente, richiede poco più di tre ore per essere portata a termine. È una durata comune per produzioni narrative di questo tipo e, nel caso di The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline, permette di mantenere elevata la qualità dell’esperienza dall’inizio alla fine. La concentrazione del racconto gioca a favore del ritmo e dell’intensità, sebbene avremmo apprezzato qualche enigma aggiuntivo e una maggiore capacità di intervenire sugli eventi.

L’avventura racconta infatti una vicenda molto personale, ma assegna al giocatore un ruolo prevalentemente contemplativo, senza offrirgli un controllo significativo sulla sua evoluzione. Le tre prove principali richiedono osservazione, intuito e capacità di interpretare lo stesso problema da prospettive differenti. Gli elementi necessari alla soluzione sono generalmente comprensibili, ma stabilire le relazioni corrette tra indizi, simboli e meccanismi può richiedere anche parecchi minuti di riflessione.

Guida i dannati

Alcuni enigmi riescono realmente a soppesare l’anima del giocatore, costringendolo a mettere in discussione le prime interpretazioni e a prestare grande attenzione ai dettagli. È una difficoltà coerente con l’esperienza proposta, pensata per menti flessibili e giocatori disposti a osservare gli ambienti con una certa lateralità. Chi ha poca familiarità con questo genere di rompicapo potrebbe smarrirsi in qualche passaggio. Il gioco raramente accompagna per mano e richiede di imparare a “leggere” gli elementi disponibili senza lasciarsi ingannare dalle soluzioni apparentemente più immediate.

La frustrazione rimane comunque contenuta. Procedendo con pazienza, ogni ostacolo finisce per rivelare una logica interna riconoscibile e la soddisfazione generata dalla soluzione ripaga il tempo trascorso a osservare e sperimentare. Non basta ruotare distrattamente una manopola o raccogliere oggetti nella speranza che tutto si risolva automaticamente: le prove sono circoscritte, ma sufficientemente stratificate da richiedere un’autentica partecipazione intellettuale. È proprio in questi momenti che l’immersione raggiunge i suoi risultati migliori. Ambiente, narrazione ed enigma smettono di sembrare elementi separati e concorrono alla costruzione di un unico viaggio psicologico.

UN’ESPRESSIONE ARTISTICA DEGNA DELL’INFERNO

Setting qualità: basso

The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline mette alla prova non soltanto l’occhio e l’udito del giocatore, ma anche il suo hardware. Le tre prove e le rispettive porzioni dell’Abisso sono ambientate in scenari che reinterpretano le immagini della Divina Commedia: foreste pietrificate, statue inquietanti, costoni rocciosi invasi dallo zolfo e dannati imprigionati in un conflitto apparentemente eterno. Il grigio cenere dell’apatia permea gran parte dell’esperienza, contaminato da chiazze di sangue e altre tonalità aggressive.

Il risultato ricorda a tratti un’immagine quasi monocromatica, squarciata da colori accesi utilizzati per evidenziare dettagli, simboli e presenze. La composizione visiva genera una costante sensazione di oppressione. Anche quando gli ambienti appaiono immobili e privi di vita, l’impressione che qualcosa possa emergere dall’oscurità non ci abbandona mai. Il gioco non fa largo affidamento sui salti sulla sedia, ma è comunque riuscito a sorprenderci in un paio di occasioni con apparizioni improvvise e ben preparate.

Caronte

La direzione artistica costituisce uno dei maggiori punti di forza dell’intera produzione. Inquadrature profonde, architetture schiaccianti e un eccellente uso dell’illuminazione trasmettono ansia e pressione psicologica persino nei momenti di completa quiete. L’impostazione è fortemente cinematografica e alcune sequenze riescono a comunicare più attraverso gli spazi e le immagini che mediante i dialoghi. Anche il comparto sonoro contribuisce in maniera determinante. I sottofondi ambientali, i rumori distanti e gli improvvisi cambiamenti della scena sonora schiacciano il giocatore sotto il peso dell’Abisso, facendolo sentire piccolo e impotente davanti a qualcosa di incomprensibile.

Meritano una menzione particolare il doppiaggio italiano e le interpretazioni dei suoi attori, capaci di rafforzare l’identità dell’opera e di restituire credibilità ai momenti più drammatici. I preset grafici disponibili sono soltanto due, alto e basso. Nel passaggio dall’uno all’altro non abbiamo osservato differenze radicali, fatta eccezione soprattutto per la definizione delle texture. Anche con il preset inferiore, evitando di soffermarsi eccessivamente sugli oggetti osservati a distanza ravvicinata, l’impatto visivo rimane notevole. Il sistema d’illuminazione, in particolare, raggiunge in alcune scene risultati vicini al fotorealismo e contribuisce in modo decisivo alla riuscita dell’atmosfera.

UN PREZZO (TECNICO) DA PAGARE

La terza prova

The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline presenta poche imperfezioni evidenti, ma il comparto tecnico richiede qualche compromesso. Gli ambienti sono ricchi di dettagli e fanno largo uso di effetti e illuminazione avanzata, con un impatto non trascurabile sulle prestazioni.

Pur avendo scelto di utilizzare prevalentemente il preset basso, rimanendo mediamente sui 30 fps al secondo, le aree più elaborate hanno prodotto qualche ulteriore flessione, senza tuttavia compromettere la giocabilità di un titolo, va ricordato, comunque dal ritmo lento e privo di combattimenti.

La fluidità non impeccabile non ci ha impedito di rimanere coinvolti, ma costituisce comunque un limite da considerare, soprattutto in rapporto alla ridotta scelta di impostazioni grafiche. Un numero maggiore di parametri avrebbe permesso di calibrare più precisamente l’esperienza in base all’hardware disponibile. Sul piano ludico, l’occasionale smarrimento provocato dagli enigmi tende invece a dissolversi con naturalezza, purché si proceda con attenzione e pazienza.

Avremmo comunque gradito un’ultima prova maggiormente risolutiva oppure una scelta finale capace di chiamare direttamente in causa il giocatore. La vicenda costruisce infatti dilemmi abbastanza pesanti da farci desiderare un maggiore potere decisionale. Essere costretti a scegliere personalmente fra possibili conseguenze avrebbe reso il viaggio ancora più intimo e tormentato. La sua assenza non compromette la narrazione, ma impedisce al coinvolgimento emotivo di raggiungere il suo massimo potenziale.

Illuminazione reale

DA AVERE ASSOLUTAMENTE

The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline è, sotto molti aspetti, un film interattivo costruito intorno alle fondamenta di un walking simulator. La sua rilettura dell’Inferno dantesco opprime il giocatore attraverso una straordinaria combinazione di ambientazioni, colori, suoni e suggestioni psicologiche. Le tre grandi prove si integrano perfettamente nel contesto narrativo e richiedono ragionamenti laterali sufficientemente stratificati da offrire più chiavi di lettura agli elementi presenti.

Comprendere correttamente ogni indizio può richiedere tempo, ma la soluzione produce quasi sempre quella soddisfazione che soltanto gli enigmi ben inseriti nel mondo di gioco riescono a garantire. L’intera esperienza può essere conclusa in poco più di tre ore, ma si tratta di ore concentrate, prive di riempitivi e sostenute da una qualità artistica costante. La brevità lascia inevitabilmente il desiderio di assistere ad altre prove e di approfondire maggiormente alcune componenti narrative, ma evita al tempo stesso che la formula perda intensità. Atmosfera, direzione artistica, illuminazione, comparto sonoro e interpretazioni italiane concorrono a farci sentire piccoli e insignificanti nei panni di Gabriele Alighieri, posto al cospetto di qualcosa di infinitamente più antico e terrificante di lui.

È raro che un’opera così breve riesca a costruire un viaggio tanto personale e a imprimere immagini così potenti nella memoria. La scarsa libertà concessa al giocatore e una componente tecnica piuttosto esigente impediscono al titolo di raggiungere la perfezione. Nel complesso, tuttavia, ONE-O-ONE GAMES firma un thriller psicologico coraggioso, artisticamente memorabile e profondamente legato alla cultura italiana.

Pregi

Direzione artistica e illuminazione di altissimo livello. Atmosfera opprimente e coinvolgente dall’inizio alla fine. Enigmi stratificati e perfettamente integrati nella narrazione. Eccellente comparto sonoro e convincente doppiaggio italiano. Rilettura originale e rispettosa dell'immaginario dantesco.

Difetti

Esperienza molto breve e limitata a tre prove principali. Ridotta capacità di influenzare lo sviluppo della storia. Prestazioni impegnative e impostazioni grafiche troppo essenziali.

Voto

9