Metal Gear Solid: Master Collection Vol.2, ritorno incompleto, recensione
Guns of the Patriots abbandona la sua prigione su PS3 e torna insieme a Peace Walker e Ghost Babel in una raccolta riuscita, sebbene non ancora completa
Diciotto anni. Tanto è trascorso dall’uscita originale di Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, capitolo della saga che per un’intera generazione è rimasto sinonimo di esclusiva inaccessibile, vincolata a un’architettura hardware tanto ambiziosa quanto complessa come quella di PS3.
Metal Gear Solid: Master Collection Vol.2 rappresenta, per Konami, il proseguimento del percorso di preservazione avviato nel 2023 e porta finalmente Solid Snake, ormai Old Snake, fuori dalla sua storica prigione. Ad accompagnarlo troviamo Metal Gear Solid: Peace Walker e, come contenuto bonus, Metal Gear: Ghost Babel, spin-off per Game Boy Color che torna per la prima volta dalla pubblicazione originale.
Questo secondo volume si è rivelato un’operazione di conservazione complessivamente riuscita, impreziosita soprattutto dall’eccellente conversione di Guns of the Patrios. Non mancano, tuttavia, alcune scelte discutibili e assenze difficili da ignorare. Andiamo nel dettaglio con questa recensione della versione Pc di Metal Gear Solid: Master Collection Vol.2. Ricordiamo che la raccolta di giochi, sviluppati e pubblicati da Konami, è disponibile anche su PS4, PS5, Xbox Series X/S, Switch e Switch 2. Buona lettura.
MGS4 È FINALMENTE LIBERO
Partiamo dal cuore della raccolta, perché è evidente fin dal primo avvio che buona parte del lavoro sia stata concentrata proprio su Metal Gear Solid 4. Su una configurazione di fascia medio-alta, Guns of the Patriots raggiunge il 4K e mantiene con buona costanza i 60 fotogrammi al secondo, segnando un miglioramento radicale rispetto all’edizione originale. Su PS3 il gioco puntava ai 30 fps, ma poteva scendere sensibilmente durante le sequenze più impegnative. Il menu delle opzioni grafiche non è paragonabile a quello di una produzione moderna sviluppata espressamente per Pc, ma offre comunque gli strumenti essenziali.
È possibile intervenire sulla qualità dell’immagine, scegliere il renderer e impostare un limite di 30, 40 o 60 fps. Per un titolo del 2008 il risultato è più che soddisfacente, anche se sarebbe stato piacevole trovare una maggiore libertà di configurazione. Sono stati rivisti anche i comandi, storicamente uno degli aspetti meno immediati della serie. Mira e fuoco sono ora assegnati ai grilletti, avvicinando l’esperienza alle convenzioni degli action in terza persona contemporanei. Si tratta di una modifica apparentemente marginale, ma capace di rendere gli scontri più naturali rispetto all’originale.
Un altro miglioramento significativo riguarda i caricamenti. Le lunghe installazioni tra un atto e l’altro, accompagnate dalle celebri sequenze in cui Snake fumava una sigaretta, sono state sostituite da transizioni molto più rapide. Qualcuno potrebbe rimpiangerle per ragioni affettive, ma la loro eliminazione rende l’esperienza decisamente più scorrevole. Konami ha scelto un approccio conservativo: non siamo davanti a una remaster profonda, bensì a una riedizione che migliora risoluzione, fluidità e qualità complessiva dell’immagine senza alterare l’identità visiva dell’opera.
Alcune texture tradiscono inevitabilmente l’età del gioco e determinate sequenze prerenderizzate appaiono meno definite rispetto al resto, ma il colpo d’occhio rimane sorprendentemente valido. Sono stati adattati con discrezione anche alcuni riferimenti legati all’hardware Sony, mentre buona parte degli storici prodotti concessi in licenza, dall’iPod ai telefoni Sony Ericsson, è rimasta al proprio posto. Una scelta importante per preservare l’aspetto originale di un gioco nel quale persino il product placement contribuiva alla sua particolare identità. Nel complesso, il porting Pc di Metal Gear Solid 4 centra l’obiettivo principale: rendere finalmente accessibile uno dei capitoli più difficili da recuperare della saga, garantendogli la qualità tecnica che meritava.
PEACE WALKER: UNA CONVERSIONE SOLIDA
Se Metal Gear Solid 4 è la portata principale, Peace Walker rappresenta un accompagnamento di grande valore, pur ricevendo meno attenzioni sul piano tecnico. Konami ripropone sostanzialmente la versione inclusa nella HD Collection, ma con una risoluzione più elevata, una migliore fluidità e alcuni materiali video ripuliti. Le origini portatili del gioco restano però evidenti, soprattutto nei modelli, negli ambienti e nella struttura delle missioni.
Queste ultime, originariamente pensate per sessioni brevi su PSP, conservano intatto il proprio fascino “mordi e fuggi” e si prestano bene anche all’utilizzo su notebook e dispositivi portatili. Il sistema di sviluppo della Mother Base, il reclutamento dei soldati e la produzione di equipaggiamenti mostrano inoltre quanto Peace Walker abbia influenzato la struttura di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain. I limiti più evidenti emergono però durante gli scontri con i boss.
Molte battaglie erano state pensate anche per la cooperativa e, affrontate in solitaria, rischiano di trasformarsi in lunghe guerre di logoramento contro avversari dotati di una quantità eccessiva di energia. L’IA delle guardie, inoltre, appare oggi piuttosto permissiva. Il sistema Fulton consente di rimuovere rapidamente dal campo i nemici neutralizzati, riducendo notevolmente il pericolo rappresentato dai corpi abbandonati.
Sono caratteristiche legate al progetto originale, ma il trascorrere del tempo le ha rese ancora più evidenti. Il comparto multigiocatore è stato comunque preservato: tornano la cooperativa fino a quattro partecipanti e le modalità Versus fino a sei giocatori. Non è invece presente il cross-play tra le diverse piattaforme.
GHOST BABEL, UNA SORPRESA PREZIOSA
Il vero valore aggiunto della Metal Gear Solid Master Collection Vol.2, specialmente per gli appassionati e i collezionisti, è Metal Gear: Ghost Babel, pubblicato originariamente su Game Boy Color nel 2000 e mai riproposto fino a questa raccolta. Ambientato in una linea narrativa alternativa e non canonica, nel paese fittizio di Gindra, in Africa centrale, Ghost Babel dimostra quanto fosse ambiziosa Konami già all’inizio del nuovo millennio. Nonostante gli evidenti limiti dell’hardware, il gioco riesce a riprodurre molti degli elementi caratteristici della serie.
Infiltrazione, visuale dall’alto, comunicazioni via codec, lunghi dialoghi e boss dotati di identità ben riconoscibili. Questa versione aggiunge alcune comodità moderne, tra cui la possibilità di riavvolgere l’azione, una distribuzione dei comandi più funzionale e diversi filtri grafici. Non si tratta di interventi rivoluzionari, ma rendono il titolo più accessibile senza comprometterne l’estetica originale. Su Pc, Ghost Babel è inserito nell’applicazione dedicata ai contenuti bonus anziché essere integrato direttamente con i due giochi principali. Una scelta poco elegante, che contribuisce a rendere la struttura della raccolta più frammentata del necessario.
TANTI DOCUMENTI, POCHI CONTENUTI AUDIOVISIVI
A completare l’offerta in quel della Metal Gear Solid: Master Collection Vol.2 troviamo i consueti contenuti d’archivio: gli Screenplay Book di Guns of the Patriots e Peace Walker, i rispettivi Master Book, una colonna sonora digitale e il vastissimo Metal Gear Solid 4 Database, con informazioni su personaggi, eventi e relazioni dell’intera saga. È materiale prezioso per gli appassionati più devoti e conferma l’intento archivistico dell’operazione. Si avverte, tuttavia, la mancanza di contenuti audiovisivi più sostanziosi.
Non sono presenti documentari, interviste o veri dietro le quinte che raccontino la complessa lavorazione di Metal Gear Solid 4 e il suo adattamento alle piattaforme moderne. L’organizzazione della versione Steam rimane inoltre inutilmente macchinosa. La raccolta è distribuita attraverso quattro applicazioni: una per Metal Gear Solid 4, una per Peace Walker, una per i contenuti bonus e un launcher generale. Quest’ultimo serve principalmente come collegamento alle altre componenti, senza comportarsi come un vero HUB unificato.
LE ASSENZE PIÙ PESANTI
La mancanza più evidente è quella di Metal Gear Online 2, la componente multigiocatore che accompagnava l’edizione originale di Guns of the Patriots. Riproporla avrebbe richiesto un lavoro infrastrutturale considerevole, ma la sua esclusione impedisce alla raccolta di preservare integralmente l’esperienza del 2008. Si avverte anche l’assenza di Portable Ops, capitolo collocato narrativamente tra Snake Eater e Peace Walker.
La sua posizione nella continuity è da tempo oggetto di discussione, ma avrebbe rappresentato un’aggiunta interessante per seguire in maniera più completa l’evoluzione di Big Boss. Lo stesso vale per produzioni come Metal Gear Acid e il suo seguito, che avrebbero potuto ampliare la componente dedicata ai titoli portatili. Queste assenze lasciano indubbiamente spazio a un eventuale terzo volume, ma rendono il pacchetto meno ricco rispetto alla prima Master Collection.
DA AVERE SENZA RISERVE
Metal Gear Solid: Master Collection Vol.2 costituisce un’operazione di conservazione, onesta e per molti aspetti riuscita, il cui valore ruota inevitabilmente attorno al ritorno di Guns of the Patriots. Su Pc la raccolta convince grazie alla qualità della conversione di Metal Gear Solid 4, finalmente giocabile in 4K e a 60 fps, con caricamenti ridotti e comandi più moderni. Peace Walker rimane un capitolo fondamentale per comprendere l’evoluzione narrativa e ludica della serie, anche se la conversione conserva quasi tutti i limiti della versione HD.
Ghost Babel, infine, è una sorpresa preziosa, soprattutto dal punto di vista della preservazione. Mancano Metal Gear Online 2, un’interfaccia davvero unificata e contenuti audiovisivi capaci di raccontare la storia di questi giochi. Anche la selezione avrebbe potuto essere più generosa. Ciò nonostante, il risultato complessivo ottenuto da Konami è solido e restituisce dignità a uno dei capitoli più importanti e meno accessibili della saga. La cui prigionia su PS3 è finalmente giunta al termine.
Pregi
Eccellente conversione di Metal Gear Solid 4, fino a 4K e 60 fps. Caricamenti drasticamente ridotti e comandi aggiornati. Materiale originale e prodotti concessi in licenza ampiamente preservati. Peace Walker conserva il multiplayer e rimane un capitolo fondamentale. Il ritorno di Ghost Babel ha un notevole valore storico. Buona dotazione di documenti e materiali d'archivio.
Difetti
Peace Walker rimane una conversione piuttosto conservativa. Assenza di Metal Gear Online 2 e Portable Ops. Raccolta frammentata in quattro applicazioni su Steam. Mancanza di documentari e contenuti audiovisivi dietro le quinte. Nessun cross-play per il multiplayer di Peace Walker.
Voto
8,5