The Relic: First Guardian, custodi di un mondo in frantumi, recensione
Un viaggio dark fantasy scandito da combattimenti, esplorazione e oltre settanta boss
The Relic: First Guardian è il progetto d’esordio di Project Cloud Games, piccolo studio coreano che dopo sei anni di sviluppo porta sul mercato un intrigante ARPG in terza persone. Fin dalle prime ore appare chiaro l’obiettivo dichiarato: prendere alcuni capisaldi del genere soulslike e ammorbidirli, costruendo un’esperienza pensata per essere impegnativa ma non punitiva.
Abbiamo affrontato il viaggio ad Arsilthus tra le sue lande devastate e le decine di scontri contro i suoi mostri corrotti, per capire se l’esperienza riesce davvero a costruirsi una propria identità, o se finisce col rimanere schiacciata dal peso dei modelli a cui si aspira. Per sapere come è andata seguiteci in questa recensione della versione PS5 di The Relic: First Guardian. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Perp Games, è disponibile anche su Pc e Xbox Series X/S. Buona lettura.
UNA STORIA OSCURA, SOTTO MOLTI PUNTI DI VISTA
Arsilthus era un regno prospero, mantenuto in equilibrio da una Grande Reliquia andata distrutta. Da quella frattura è nato il Vuoto, una forza corruttrice che trasforma il dolore e la disperazione degli abitanti in creature mostruose chiamate Brutal. Il nostro compito nei panni del Primo Guardiano, risvegliato da una misteriosa sacerdotessa, è recuperare i frammenti della Reliquia e provare a restituire un futuro a queste terre.
Uno dei problemi di The Relic: First Guardian è che la storia appare molto frammentata. Infatti viene disseminata attraverso missioni, personaggi, documenti e informazioni sparse, ma raramente riesce a costruire un ritmo davvero coinvolgente. Alcune missioni secondarie aggiungono elementi interessanti al contesto, ma la quantità di incarichi e la loro struttura ripetitiva rendono davvero ostico seguire il filo conduttore principale.
IDEE INTERESSANTI MA COMBATTIMENTI IMPERFETTI
Sul fronte del gameplay, The Relic: First Guardian prova a non copiare pedissequamente la formula dei soulslike, cercando invece di reinterpretarla. La stamina, per esempio, viene utilizzata principalmente per schivare e difendersi, mentre gli attacchi normali non consumano energia.
Le abilità delle armi e la magia invece funzionano attraverso tempi di ricarica, cosa che determina un ritmo molto più aggressivo, il quale spinge costantemente a tenere l’iniziativa invece che attendere l’apertura giusta. È una soluzione che, quando tutto funziona, rende gli scontri piuttosto dinamici e divertenti.
A ciò si aggiunge il buon arsenale che copre diverse categorie di armi. Ciascuna con un proprio albero di abilità che permette di specializzarsi in stili distinti, dal combattimento ravvicinato puro fino ad approcci più votati alla magia a distanza. A questo si affianca il sistema delle Reliquie, oggetti che offrono effetti passivi capaci di modificare in profondità il proprio stile di gioco. Ciò incoraggia la sperimentazione più che il semplice accumulo di livelli.
Un’altra scelta significativa riguarda la morte, priva della classica componente punitiva. Non c’è alcun recupero di risorse legato al luogo del decesso: si riparte semplicemente dall’ultimo checkpoint. Ci sono poi i boss, che sono davvero tanti (oltre 70), ma come si suol dire “quantità non vuol dire qualità”. Alcuni combattimenti riescono a essere divertenti e impegnativi, altri invece risultano eccessivamente simili tra loro, con variazioni estetiche e meccaniche che non bastano a imprimerli nella nostra memoria.
QUANDO LA SFIDA DIVENTA FRUSTRAZIONE
I problemi di The Relic: First Guardian non sono episodici, ma pervadono buona parte dell’esperienza. Sul fronte tecnico ci siamo scontrati con cali di framerate ingiustificati, tearing evidente, telecamera che si incastra tra pareti e vegetazione (soprattutto negli spazi più angusti). Al tutto si aggiungono i comandi, che non sempre rispondono in maniera immediata.
In diverse situazioni abbiamo percepito una sensazione di “pesantezza” che mal si concilia con un sistema di combattimento basato su schivate, parate e tempismo. Durante alcune boss fight questo difetto e la telecamera ballerina assumono un peso ancora maggiore. Basta perdere per un istante la visuale del nemico per trasformare uno scontro potenzialmente interessante in una sequenza frustrante.
Per di più vi sono bug e problemi di progressione che in alcuni casi possono compromettere missioni o costringerci a interrompere temporaneamente ciò che stavamo facendo. Nonostante le patch correttive la situazione non è migliorata un granché, almeno per il momento.
È un peccato, perché dietro queste imperfezioni si intravedono idee valide e una notevole voglia di proporre qualcosa di diverso. Il problema è che troppo spesso siamo noi a dover adattarci alle imperfezioni del gioco, invece del contrario.
BELLO DA VEDERE, NON DA GIOCARE…
La direzione artistica di The Relic: First Guardian, ispirata al folklore coreano, riesce in alcuni scorci a costruire atmosfere suggestive, sostenute da un buon lavoro su illuminazione ed effetti particellari. Il problema è la disomogeneità: accanto a questi momenti convivono modelli di personaggi generici, animazioni facciali assenti in diversi NPC e un’estetica complessiva che richiama produzioni lontane dallo standard attuale. Sul fronte delle prestazioni, la stabilità resta un tallone d’achille evidente.
Frequenti cali di framerate e artefatti visivi si presentano senza una logica chiara rispetto al carico grafico richiesto a schermo. Su PS5 inoltre i caricamenti tra una zona e l’altra o il respawn dopo la morte sono lenti e rompono il ritmo dell’avventura. Va invece riconosciuto che il comparto sonoro, tra musiche e ambientazioni audio, riesce ad accompagnare con una certa coerenza l’azione, rappresentando probabilmente il lato tecnico meglio riuscito dell’intera produzione.
SCONSIGLIATO
The Relic: First Guardian è un titolo che merita rispetto per il coraggio delle sue intenzioni, ma che non riesce a reggere il peso delle proprie ambizioni. Il sistema di combattimento aggressivo, la varietà di build costruite attorno alle Reliquie e il tema della memoria che attraversa storia ed equipaggiamento sono idee valide, in alcuni momenti persino riuscite.
Tutto questo, però, viene costantemente eroso da un comparto tecnico instabile. Da un bilanciamento dei combattimenti che spesso premia la pazienza più della bravura, e da una gestione della narrazione frammentata e oscura. Non si tratta di difetti superficiali destinati a sparire con una patch, ma di scelte strutturali che condizionano l’intera esperienza. Possiamo dire un’occasione mancata.
Pregi
Sistema di combattimento aggressivo e dinamico. Buona varietà di armi, abilità e build. Sistema delle Reliquie interessante e ben integrato. Direzione artistica suggestiva. Comparto sonoro convincente.
Difetti
Prestazioni tecniche decisamente instabili. Telecamera e comandi spesso problematici. Boss numerosi ma qualitativamente altalenanti. Narrazione troppo frammentata e dispersiva. Bug e problemi di progressione. Caricamenti troppo lunghi su PS5. Bilanciamento degli scontri non sempre riuscito.
Voto
5,5