Denshattack!, deragliare con stile, recensione

Treni acrobatici, combo spericolate e un Giappone esplosivo per una delle sorprese arcade più originali dell'anno

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Quello di Undercoders è un percorso difficilmente incasellabile. Nel corso degli anni, questo studio indipendente di Barcellona è passato dall’immediatezza ritmica di Conga Master all’impianto metroidvania di SuperEpic, attraversando le esplorazioni temporali di Treasures of the Aegean e i platform tridimensionali Mail Mole e Koa and the Five Pirates of Mara. Produzioni differenti per genere e ambizioni, ma accomunate dalla volontà di mettere al centro idee riconoscibili e un approccio al gameplay privo di inutili complicazioni.

Con Denshattack! il team spagnolo compie probabilmente il proprio salto creativo più audace. Il punto di partenza sembra quello di una barzelletta: prendere un treno, trasformarlo in una sorta di gigantesco skateboard e lanciarlo lungo le ferrovie di un Giappone distopico, tra ollie, grind, derapate e acrobazie capaci di sfidare qualsiasi legge della fisica. È sufficiente trascorrere qualche minuto alla guida, però, perché l’assurdità della premessa lasci spazio a un sistema arcade sorprendentemente solido.

Dietro l’estetica sgargiante e l’ironia di locomotive che volteggiano in aria si nasconde infatti un platform veloce, esigente e costruito intorno alla continua ricerca della traiettoria perfetta. Seguiteci dunque in questa recensione della versione Pc di Denshattack!, per scoprire se questo convoglio ha davvero una destinazione o se è destinato a deragliare alla prima curva. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Fireshine Games e Boltray Games, è disponibile anche su PS5, Xbox Series X/S e Switch 2. Buona lettura.

IL SOL LEVANTE DOPO IL COLLASSO

Denshattack! è ambientato in un futuro prossimo nel quale il collasso climatico ha spinto la popolazione giapponese a rifugiarsi in città-cupola, gestite con il pugno di ferro dalla corporazione Miraidō. Fuori dalle cupole, tra le rovine di un Paese che lentamente prova a risollevarsi, sopravvive chi ha scelto la libertà: artigiani, ingegneri e, soprattutto, i Denshattacker. Piloti che utilizzano la vecchia rete ferroviaria abbandonata come un’enorme pista da skate a cielo aperto. In questo mondo si muove Emi, una fattorina di ramen che, grazie all’incontro fortuito con l’artista underground Fernando, entra in contatto con uno sport clandestino fatto di velocità, acrobazie impossibili e rivalità tra bande.

Comincia così un viaggio attraverso diverse prefetture giapponesi, destinato a culminare nello scontro con Miraidō e accompagnato da un cast di personaggi coloratissimi. La scrittura rimane leggera, ma riesce, quando necessario, ad affrontare temi più seri come il capitalismo predatorio e le disuguaglianze sociali. Non bisogna comunque aspettarsi una trama particolarmente complessa: si tratta di un pretesto narrativo ben confezionato, sostenuto da dialoghi generalmente brevi e liberamente saltabili da chi desidera passare subito all’azione.

QUANDO I BINARI DIVENTANO UNA RAMPA

Il cuore pulsante di Denshattack! è un sistema di controllo elegante nella sua apparente semplicità. Il treno comincia ad accelerare dopo la pressione di un tasto all’inizio del livello e, da quel momento, tutto ruota intorno a pochi comandi. Si frena per affrontare le curve in derapata, ottenendo velocità aggiuntiva se si azzecca il momento giusto. Si salta per superare gli ostacoli o cambiare binario e si suona il clacson per distruggere determinati blocchi lungo il percorso.

In aria, la levetta destra diventa lo strumento con cui concatenare i trick, da quelli più semplici alle varianti più complesse, attraverso combinazioni che ricordano quasi gli input di un picchiaduro. Proseguendo nell’avventura si apprendono nuove tecniche, tra grind sui binari, wall ride e la possibilità di abbandonare temporaneamente le rotaie. Non mancano neppure sezioni nelle quali ci si separa dal treno per manovrare mezzi improbabili, tra cui persino una ruota panoramica.

Gli oltre cinquanta livelli, distribuiti tra diverse regioni, richiedono di bilanciare tre elementi: il tempo di completamento, il punteggio ottenuto con le acrobazie e le cosiddette Dares, sfide facoltative che spaziano dalla raccolta di collezionabili all’esecuzione di trick specifici. Le medaglie di bronzo, argento e oro ricompensano chi decide di rigiocare gli stessi tratti alla ricerca della corsa perfetta. I binari arcobaleno, accessibili dopo aver raggiunto determinate combo, aggiungono inoltre un ulteriore livello di rischio e ricompensa per chi vuole spremere il massimo da ogni tentativo.

Le boss fight meritano una menzione a parte e rappresentano uno dei punti più alti della produzione. Gli scontri contro mech giganteschi, castelli semoventi e creature meccaniche ribaltano continuamente le regole apprese fino a quel momento. È quindi un peccato che, avvicinandosi ai titoli di coda, l’inventiva di questi combattimenti perda leggermente smalto rispetto alle migliori idee sfoggiate in precedenza.

UNA CURVA DI APPRENDIMENTO SPIETATA

Va detto chiaramente: Denshattack! non è un gioco accomodante. La quantità di informazioni da gestire contemporaneamente (corsia, ostacoli, tempismo dei trick e obiettivi del livello) aumenta rapidamente. Le prime ore possono quindi risultare tanto elettrizzanti quanto frustranti, soprattutto per chi punta a conquistare l’oro in ogni tappa.

I checkpoint generosi e i tempi di caricamento quasi inesistenti aiutano a digerire i fallimenti, ma il gioco non comunica sempre con sufficiente chiarezza ciò che è consentito fare. La possibilità di toccare una parete, sfiorare l’acqua o deviare dal percorso previsto può cambiare da una sezione all’altra senza un preavviso adeguato.

Anche la segnaletica a schermo, per quanto concettualmente ben studiata, fatica talvolta a distinguersi dallo scenario, soprattutto quando la tavolozza cromatica del livello si sovrappone a quella degli indicatori di pericolo. È il prezzo da pagare per un’estetica tanto densa e stratificata, ma resta un limite evidente all’interno di un impianto altrimenti solidissimo.

Chi cerca la totale libertà di sperimentazione tipica degli skate game più aperti potrebbe inoltre storcere il naso davanti alla natura rigidamente vincolata ai binari dei livelli. La messa in scena suggerisce scenari enormi e pieni di possibilità, ma la sostanza rimane quella di un percorso guidato da un punto A a un punto B, per quanto ricco di deviazioni e scorciatoie.

UN CONCENTRATO DI STILE E RITMO

Su Pc Denshattack! si comporta bene. Nel corso della nostra prova infatti non sono emersi problemi prestazionali rilevanti. Il gioco si è mantenuto fluido anche nei momenti di maggiore carico visivo, tra effetti particellari e linee cinetiche a raffica. Va detto comunque che si tratta comunque di un titolo chiaramente pensato per il controller. Con tastiera e mouse, la gestione simultanea di frenata, salto e trick perde parte della propria fluidità, soprattutto a causa del ruolo centrale affidato alla levetta analogica.

Inoltre non è presente alcuna componente multigiocatore, né locale né online. L’assenza più pesante, considerata la natura da score attack dell’esperienza, riguarda tuttavia le classifiche online. Chi desiderava confrontare tempi e punteggi con quelli degli altri giocatori dovrà accontentarsi delle proprie statistiche personali.

Se c’è un ambito nel quale Denshattack! non lascia spazio a discussioni, è quello audiovisivo. Lo stile cel-shaded, caratterizzato da contorni marcati e da una tavolozza sgargiante, è debitore tanto nei confronti di Jet Set Radio quanto della serie Persona. Il risultato è un Giappone distopico eppure vivacissimo, capace di mantenere una forte identità visiva persino nei momenti più concitati. Anche le sequenze animate, benché brevi, appaiono curate e ricche di personalità.

La colonna sonora rappresenta un altro concreto asso nella manica. Un nutrito gruppo di compositori, comprendente autori che hanno lavorato a serie come Sonic e, appunto, Persona e Jet Set Radio, firma ben ottanta brani elettronici ed energici. La musica accompagna ogni corsa senza diventare ripetitiva e contribuisce in maniera determinante all’identità del gioco, imponendosi a nostro avviso come una delle migliori colonne sonore di quest’anno.

DA AVERE SENZA RISERVE

Denshattack! dimostra come un’idea apparentemente assurda, se sviluppata con rigore e passione, possa trasformarsi in un’esperienza memorabile. Il sistema di trick è profondo e appagante, il level design continua a sorprendere, le boss fight rimangono impresse e il comparto audiovisivo è semplicemente da manuale. Certo le sbavature non mancano: la struttura sui binari limita la libertà suggerita dalla messa in scena, la leggibilità vacilla nei momenti più caotici, alcune regole non vengono comunicate con sufficiente chiarezza e la curva di apprendimento potrebbe scoraggiare i giocatori meno pazienti.

Anche la componente narrativa, pur gradevole, rimane volutamente leggera. Nessuno di questi limiti, tuttavia, impedisce all’opera di Undercoders di imporsi come una delle sorprese arcade dell’anno. Per chi ama le esperienze immediate, spettacolari e costruite intorno alla ricerca della partita perfetta, è un biglietto già staccato: non rimane che salire a bordo.

Pregi

Sistema di trick profondo e appagante da padroneggiare. Level design vario e ricco di trovate. Boss fight spettacolari e memorabili, anche se calano di ispirazione man mano. Estetica cel-shaded ispiratissima e coerente, che ricorda da vicino Persona e Jet Set Radio. Colonna sonora tra le migliori dell'anno. Prestazioni solide.

Difetti

Struttura molto guidata, con poco spazio per l'improvvisazione. Leggibilità non sempre ottimale nelle situazioni più concitate. Regole e limiti dell'interazione talvolta poco chiari. Curva di apprendimento ripida. Assenza di classifiche online.

Voto

8+