Abyssus, dove la luce non arriva, recensione

Un viaggio nel cuore di un mondo brinepunk affascinante e ostile

-

Il fondo dell’oceano nasconde da sempre l’immaginario perfetto per un genere, quello action, che ha bisogno di stanze, corridoi e arene ben delimitate. E così, dopo anni di dungeon infestati e cripte demoniache, tocca a un’antica civiltà sommersa fare da sfondo all’ennesimo sparatutto in prima persona di stampo roguelite. Abyssus, questo è il suo nome, prova quindi a ritagliarsi uno spazio in un genere ormai affollatissimo puntando su un’estetica particolare, quella “brinepunk”, e su un impianto ludico votato alla cooperazione.

Vediamo come Abyssus si comporta in questa recensione della versione Pc. Ricordiamo che il gioco, sviluppato da DoubleMoose Games e pubblicato da The Arcade Crew e Dotemu, è disponibile anche su PS5 e Xbox Series X/S. Buona lettura.

UN’ESTETICA DI NOME BRINEPUNK

Il concetto alla base del gioco è tanto semplice quanto suggestivo: in questo universo la “brina” è una sostanza rarissima e potentissima, reperibile solo negli abissi più profondi dell’oceano. Noi vestiremo i panni di un “brinehunter”, esploratore reclutato per recuperare un enorme giacimento nascosto sotto le rovine di una civiltà antica e ormai sommersa.

Non si tratta però di rovine silenziose e disabitate: gli antichi abitanti di questo regno sottomarino, a differenza dei loro cugini di Atlantide, sono ancora ben vivi e decisamente ostili. Brinepunk, originariamente nato come Nautical Goth, rappresenta infatti un sottogenere di fantascienza che unisce l’estetica vittoriana dello steampunk e le tinte oscure del cyberpunk, con una forte enfasi sull’oceano e sull’ambiente sottomarino.

La direzione artistica è uno degli elementi della produzione che riescono a convincere maggiormente, grazie a un comparto visivo sorprendentemente nitido, con scelte cromatiche che in alcuni biomi, come il Sanctuary, restituiscono un contrasto elegante tra tonalità di blu e viola, capace di rendere gli scontri a fuoco tanto suggestivi quanto inquietanti.

La coerenza estetica ci ha accompagnato lungo tutta l’avventura, ricordandoci costantemente dove ci trovavamo e perché: un dettaglio che riesce a compensare in parte la scarsità di scrittura vera e propria, dato che il gioco non offre una trama articolata né missioni con obiettivi memorabili.

SPARARE, SALTARE, SCENDERE

Sul piano ludico, Abyssus si presenta come uno sparatutto in prima persona dal ritmo forsennato, con doppio salto e scatto a disposizione per garantire una mobilità costante durante gli scontri. L’impianto richiama apertamente i boomer shooter classici, quelli in cui l’imperativo è muoversi senza sosta e fare fuoco su tutto ciò che si muove.

Il tutto però viene innestato su una struttura roguelite fatta di run a tempo, cioè di spedizioni che durano all’incirca un’ora quando vanno a buon fine. Ognuna di esse si articola in quattro “profondità” (o atti), ciascuna composta da stanze generate proceduralmente a partire da un pool di 64 ambientazioni progettate a mano, intervallate da negozi e, al termine del quarto atto, da uno scontro con un boss.

Prima di ogni run dovremo scegliere un’arma principale e un’abilità speciale: tra le opzioni disponibili spiccano poteri come tentacoli eterei che emergono dal pavimento o i classici fulmini a catena, capaci di infliggere danni ad area particolarmente soddisfacenti quando si affrontano gruppi di nemici o boss accompagnati dai loro scagnozzi.

Ogni arma, inoltre, dispone di una funzione secondaria alternativa che ne cambia il comportamento in combattimento, mentre un ventaglio di modifiche elementali (fuoco, gelo, ecc) permette di personalizzare ulteriormente sia l’arma principale che l’abilità equipaggiata. In generale abbiamo apprezzato molto la varietà di sinergie tra elementi e abilità, e dunque le possibili combinazioni.

PROGRESSIONE, ALTARI E RUOTA DELLE ANIME

Al di fuori delle run vere e proprie, Abyssus offre un sistema di progressione a più livelli. Le ricompense raccolte durante ogni spedizione includono oro (utile per acquisti occasionali), benedizioni che potenziano le armi con effetti elementali, ciondoli che garantiscono bonus passivi, potenziamenti alla salute e frammenti d’anima, cioè la valuta che permette di sbloccare nuove abilità e bonus permanenti alla cosiddetta Ruota delle Anime. Tutto questo avviene nellla nostra base operativa, una caverna suggestiva ricolma di sottomarini e relitti affondati.

Durante le run, inoltre, avremo modo di trovare degli altari che permettono di potenziare ulteriormente le benedizioni ottenute, aprirne di nuove o persino rischiare oro e punti vita pur di ottenere un vantaggio più consistente. Un sistema di rischio-ricompensa che riteniamo tra gli aspetti meglio calibrati dell’intera offerta, capace di spingere a rimettersi in gioco run dopo run. Va detto che la curva di sblocco delle armi non ci ha convinto del tutto: le prime ore risultano più lente del dovuto proprio per questo motivo, e ci siamo trovati o a desiderare più opzioni di quante il gioco fosse disposto a concederci nella fase iniziale.

IL TALLONE D’ACHILLE, SUBACQUEO

Se da una parte l’estetica convince appieno, dall’altra il gameplay di Abyssus non riesce a evitare di lasciare qualche perplessità. Il problema più evidente riguarda la sensazione di ripetitività che si insinua dopo le prime sessioni. Pur partendo da un pool di 64 stanze create a mano e ricombinate proceduralmente, il risultato tende a diventare presto familiare, con le note di lore disseminate tra una stanza di combattimento e l’altra che restano sempre identiche, senza contribuire a espandere davvero il mondo di gioco.

Anche le sfide opzionali pensate per variare l’azione (eliminare bersagli extra in una stanza, evitare danni per un’intera profondità, attivare piastre a pavimento) le abbiamo trovate piuttosto elementari, specie se paragonate a quanto offerto da altri esponenti di punta del genere come Returnal o Risk of Rain 2. Il secondo grande tema riguarda il bilanciamento tra modalità in singolo e in cooperativa. Abbiamo notato come la difficoltà salga in maniera sproporzionata all’aumentare del numero di giocatori.

Ciò che in singolo risulta un’esperienza sorprendentemente abbordabile, con un numero di nemici ridotto e una quantità di proiettili necessari per abbatterli nettamente inferiore, in multigiocatore cooperativo la situazione cambia radicalmente. Il livello di sfida infatti arriva a mettere sotto pressione anche i gruppi più affiatati, specialmente nella fase finale delle spedizioni. I giocatori più audaci potrebbero anche non considerare questo come un difetto, ma riteniamo comunque doverosa una maggiore “proporzionalità” in termini di sfida e numero di giocatori partecipanti alla sessione.

Per quanto riguarda il comparto audio, la colonna sonora risulta abbastanza anonima. Funzionale, ma decisamente dimenticabile. Davvero avvincenti invece gli scontri con i boss, che mettono alla prova abilità, gestione delle risorse e pazienza, senza mai risultare ingiusti o “a tradimento”. Diverso il discorso per gli scontri contro i nemici d’elite, più ripetitivi e frustranti rispetto ai duelli con i boss veri e propri. Su Pc, infine, l’esperienza su Abyssus si è rivelata solida e rifinita sul versante tecnico, con prestazioni prive di sbavature e un’ottima precisione nelle sparatorie con l’utilizzo di mouse e tastiera.

CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI

Abyssus non reinventa certo il genere degli sparatutto roguelite, oltre al fatto che la sua struttura fatta di stanze ricombinate finisce presto col risultare ripetitiva. Ciò nonostante tra una direzione artistica memorabile, un gunplay solido e un sistema di build elementali capace di regalare soddisfazioni concrete, l’opera di DoubleMoose Games riesce comunque a trasformarsi, soprattutto in compagnia, in una piccola fucina di caos condiviso capace di regalare serate divertenti, a patto di accettarne i limiti strutturali.

Pregi

Direzione artistica di stampo "brinepunk" originale ed evocativa, in particolare nei biomi più curati come il Sanctuary. Gunplay fluido e mobilità costante (doppio salto, scatto) che richiama i boomer shooter classici. Ampia varietà di sinergie tra armi, abilità ed effetti elementali. Boss fight impegnative e ben calibrate. Sistema di rischio-ricompensa degli altari efficace nello spingere a ripetere le run. Su Pc mira precisa e prestazioni solide fin dal lancio.

Difetti

Le stanze, pur numerose, diventano ripetitive dopo le prime ore. Curva di sblocco delle armi troppo lenta nelle fasi iniziali. Colonna sonora dimenticabile e nemici poco caratterizzati sul piano sonoro. Difficoltà sbilanciata tra modalità singolo e cooperativa.

Voto

7