Deep Rock Galactic: Rogue Core, minatori allo sbaraglio, anteprima

Hoxxes IV cambia volto in uno spin-off che innesta elementi roguelite nel cuore cooperativo di Deep Rock Galactic

-

Deep Rock Galactic: Rogue Core rappresenta una nuova discesa nelle profondità di Hoxxes IV, anche se da tutt’altra prospettiva. Dopo aver reso Deep Rock Galactic uno degli sparatutto cooperativi più riusciti e apprezzati degli ultimi anni, il team di Ghost Ship Games prova a mettere in discussione le proprie certezze con uno spin-off che recupera atmosfera, umorismo e identità dell’originale, ma li piega a una struttura più tesa e imprevedibile.

La formula di gioco infatti abbraccia con maggiore decisione elementi roguelite, chiedendo ai giocatori di adattarsi a ogni spedizione, recuperare risorse sul campo e collaborare con ancora più attenzione. Un ritorno familiare, dunque, ma non privo di ambizioni: capire se Deep Rock Galactic: Rogue Core possa davvero brillare di luce propria è l’obiettivo di questa anteprima, dunque seguiteci. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Coffee Stain Publishing, è disponibile in accesso anticipato solo su Pc, via Steam. Buona lettura.

STESSO PIANETA, UN’ALTRA STORIA

Deep Rock Galactic: Rogue Core è ambientato su Hoxxes IV, lo stesso pianeta del capitolo originale, ma si svolge in uno strato molto più profondo. La Deep Rock Galactic ha scoperto un nuovo minerale di enorme valore, l’Expenite, e ha immediatamente avviato operazioni minerarie segrete nelle viscere del pianeta. Poi, senza preavviso, tutte le basi sono piombate nel silenzio: è l’evento noto come “The Greyout”.

Al giocatore spetta il ruolo di un Reclaimer, membro di un’unità d’élite incaricata di riportare le strutture sotto controllo aziendale e sigillare i varchi dimensionali da cui emergono i Corespawn, la nuova fazione nemica del gioco. A scandire le operazioni non è più la voce di Mission Control, bensì una nuova entità chiamata Omega.

Sul fronte narrativo siamo nel tipico territorio DRG: il pretesto è sottile ma efficace, e serve soprattutto a giustificare il loop di gioco. La vera storia è quella che si costruisce ogni volta scendendo nell’abisso, da soli (più un drone assistente) o con altri tre nani, ed è da questo punto di vista che il titolo, come è lecito aspettarsi, funziona.

CINQUE RECLAIMERS, UN SOLO OBIETTIVO

Il roster di partenza conta cinque classi, ciascuna caratterizzata dalle proprie abilità attive e passive invece che dall’equipaggiamento. Il Guardian è il classico tank-support, capace di stordire i nemici con scariche di energia e di proiettare una bolla protettiva che ripristina l’armatura ai compagni. Lo Slicer punta sul combattimento ravvicinato grazie a una spada di plasma e a uno scatto. La Falconer dispone di un drone d’assalto che elettrocuta i nemici e può anche fungere da defibrillatore a distanza per rianimare i compagni caduti.

Lo Spotter si specializza nei colpi critici e nella gestione delle munizioni. La Retcon, invece, è la più originale del gruppo. Infatti può “salvare” la propria posizione e stato, scatenare il panico, e poi riavvolgere il tempo per tornare al momento precedente, convertendo i danni subiti in Rage per colpi potenziati. Anche la community ha mostrato di aver apprezzato in particolare quest’ultima classe, e non a torto, dato che il suo kit è quello che si avvicina di più all’idea di un roguelite che abbraccia il caos piuttosto che limitarlo.

IL GAMEPLAY: PIÙ TENSIONE E MENO RESPIRO

La differenza più sostanziale rispetto al Deep Rock Galactic originale sta nel ritmo. Dimenticate le spedizioni esplorative in cui ci si perdeva tra cunicoli a raccogliere minerali mentre i mostri insettoidi si presentavano a ondate gestibili. Deep Rock Galactic: Rogue Core si configura come una corsa contro il tempo fin dal primo secondo. Ogni missione è strutturata su più piani, ciascuno con un proprio timer. Quando il conto alla rovescia si esaurisce, il gioco raggiunge il “Critical Threat Level” e comincia a riversare ondate crescenti di nemici sempre più potenti, tra cui enormi creature che possono letteralmente rapire i compagni.

L’imperativo è chiaro: muoversi in fretta, prendere decisioni rapide, non indugiare mai troppo a lungo. L’Expenite raccolta durante l’esplorazione viene depositata in una stazione chiamata REPD, che sblocca i potenziamenti (validi solo per la run in corso). E’ l’unico momento in cui la partita si “ferma” e tutti i giocatori scelgono, a turno, un potenziamento da un pool casuale. La maggior parte dei bonus, suddivisi per rarità, consiste in miglioramenti statistici incrementali.

Qualche punto percentuali in più ai danni critici, una manciata di punti armatura aggiuntivi e così via. Raramente si incappa in qualcosa in grado di di trasformare radicalmente la build o di creare le sinergie esplosive che rendono i roguelite memorabili. Salvo miglioramenti di rarità epica o leggendaria. A tutto ciò si aggiunge un’economia delle munizioni piuttosto severa: i rifornimenti non possono essere chiamati a piacere come nel capitolo originali, ma vanno trovati fisicamente in giro per gli scenari.

Oltretutto raccogliere una seconda arma comporta il dimezzamento della quantità di munizioni a disposizione per la prima raccolta: quasi sempre, per questo motivo, abbiamo preferito puntare su una sola arma (poi potenziata), così da avere le massime munizioni possibili. Anche l’armatura, che nel titolo originale si ricaricava automaticamente, qui va rifornita sul campo tramite macchinari appositi da trovare in giro (salvo potenziamenti specifici che ne consentono la rigenerazione automatica a certe condizioni). L’effetto complessivo è quello di un gioco deliberatamente punitivo, che richiede una padronanza rapida e concreta delle sue meccaniche.

SULLA BUONA STRADA

Sarebbe un errore, però, fermarsi alle criticità. Deep Rock Galactic: Rogue Core è innegabilmente curato sotto moltissimi aspetti. Il gunplay è soddisfacente e responsivo, con un’attenzione al feedback delle armi che si percepisce immediatamente. Dalla pistola più modesta fino alle armi pesanti, ciascuna di esse presenta peso e carattere. Il combattimento corpo a corpo è stato profondamente migliorato rispetto al capitolo originale, e alcune build melee regalano momenti di puro splendore tattico.

I Corespawn sono nemici genuinamente interessanti: si arrampicano sui muri, saltano continuamente, emergono da squarci dimensionali sulle pareti e pressano il gruppo da angolazioni imprevedibili. Rispetto ai Glyphid originali, portano quindi una variazione benvenuta. Anche i boss attualmente presenti funzionano. D a una parte hanno abbastanza punti di vita da permettere di “assaporare” le build costruite durante le run, dall’altra introducono elementi di ostacolo che obbligano a usare l’intero equipaggiamento a propria disposizione.

Anche la personalità tipica della serie risulta intatta. L’HUB, la nave RV-09 “Ramrod”, è piena di dettagli affettuosi: una palestra con minigiochi, un jukebox, birre da scolare a fine turno. I biomi scorrono con identità visiva distinta, dai tunnel ghiacciati alle paludi velenose. Tecnicamente il gioco è una sorpresa: praticamente privo di bug degni di nota al lancio, prestazioni solide, e un peso su disco ridicolmente contenuto.

PROMETTENTE

Deep Rock Galactic: Rogue Core è un un accesso anticipato che si comporta meglio di molti titoli ufficialmente in versione 1.0, ma che porta con sé alcune scelte di design ancora troppo acerbe per essere difese senza riserve. Il timer, la scarsa varietà delle missioni e la debolezza percepita di alcune classi sono tutti elementi che Ghost Ship Games ha già riconosciuto pubblicamente, dichiarando di stare lavorando ad aggiustamenti. Il primo update, rilasciato lo scorso 17 giugno, ha tra le altre cose già risolto uno dei punti maggiormente contestati dalla community al lancio, cioè l’obbligo per i giocatori di trovarsi tutti vicini al drone per effettuare i potenziamenti.

Adesso ognuno potrà effettuali in autonomia senza doversi trovare fisicamente vicino agli altri. Per il resto, chi cerca un successore diretto di Deep Rock Galactic resterà probabilmente deluso: questo non è quel gioco, e non prova nemmeno a esserlo. Chi invece è disposto ad abbracciare un co-op roguelite con un’identità ancora in formazione, consapevole che il meglio potrebbe ancora arrivare, troverà qui qualcosa di genuinamente promettente. Con una finestra di accesso anticipato ancora piuttosto lunga dinanzi a sé, il nuovo lavoro di Ghost Ghip Games ha tutto il tempo per diventare qualcosa di speciale.