South of Midnight, magia cucita addosso e ombre del passato, recensione
Il viaggio di Hazel intreccia folklore del profondo sud, creature leggendarie e un’avventura dal forte impatto visivo
Ci sono studi che crescono lentamente, quasi in silenzio, e poi arriva il momento in cui devono dimostrare di essere pronti a fare il salto. Quella di Compulsion Games è sempre stata una realtà particolare: autori di titoli visivamente intriganti come Contrast e We Happy Few, ma mai davvero consacrati. Con South of Midnight invece, primo progetto dopo l’ingresso negli Xbox Game Studios, lo studio canadese ha tentato la prova più ambiziosa della sua storia. Non un blockbuster, non un action roboante, ma un’avventura che affonda le radici nel folklore del Sud degli Stati Uniti, tra paludi, leggende, lutto e magia.
Un’opera che punta tutto sull’atmosfera, sulla narrazione e sulla forza del suo immaginario. Su PS5 e Switch 2, oggi, rappresenta un titolo che non vuole stupire con la potenza bruta, ma con il cuore. E per buona parte del viaggio, ci riesce. Di seguito la recensione della versione PS5 di South of Midnight, curata dalla nostra Kim Fuentes. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Xbox Game Studios, è disponibile anche su Pc e Xbox Series X/S. Buona lettura.
UNA STORIA DI PERDITA, IDENTITÀ E FILI INVISIBILI
La vicenda si apre a Prospero, una cittadina del Mississippi che vive sospesa tra tradizione, povertà e resilienza. Hazel Flood, la protagonista, è una ragazza come tante, con un passato segnato da fratture familiari e un rapporto complicato con la madre Lacey. Quando un uragano si abbatte sulla città, la loro casa viene trascinata via dalla corrente, con Lacey ancora all’interno.
È un evento devastante, ma anche l’inizio di un percorso che porterà Hazel a scoprire una verità che non avrebbe mai immaginato: lei è una Tessitrice, una figura capace di manipolare il Grande Arazzo, il tessuto stesso della realtà. Da qui inizia un viaggio che mescola crescita personale, lutto, folklore e magia. Hazel non cerca solo sua madre: cerca se stessa, il suo posto nel mondo, il significato dei legami che la vita ci impone e di quelli che scegliamo.
Il gioco affronta temi delicati come la perdita, il trauma, la memoria e il peso delle aspettative familiari, e lo fa con una sorprendente delicatezza. Ci sono momenti in cui la narrazione colpisce con una sincerità disarmante, altri in cui si concede spazi più leggeri, quasi a voler ricordare che anche nei periodi più bui esiste sempre un filo di luce. Il folklore del Sud rappresenta ovviamente il cuore dell’opera. Compulsion Games attinge a miti poco esplorati nel mondo dei videogiochi, come il Rugaru della Louisiana o Huggin’ Molly dell’Alabama, reinterpretandoli con uno stile visivo che richiama tanto le fiabe dark quanto l’immaginario burtoniano.
Il risultato è un mondo che sembra uscito da un racconto orale tramandato attorno a un fuoco, un luogo dove il reale e il soprannaturale convivono senza mai scontrarsi. La storia però è lungi dall’essere perfetta. Infatti alcuni passaggi risultano sbrigativi, soprattutto nel finale, e alcune sottotrame avrebbero meritato molto più spazio. Nel compleso tuttavia South of Midnight riesce a costruire un racconto che rimane impresso, grazie soprattutto alla forza dei suoi personaggi e alla sincerità con cui affronta i temi più dolorosi.
BELLO MA NON SORPRENDENTE
Dal punto di vista ludico invece South of Midnight si pone come un action adventure lineare che alterna esplorazione, platforming e combattimenti. È un impianto classico, quasi scolastico, che funziona bene ma raramente osa nel fare. È un impianto solido, ma privo di quel guizzo che avrebbe potuto renderlo memorabile. Hazel inizia con un set di movimenti basilari, ma man mano che abbraccia la sua natura di Tessitrice ottiene nuovi poteri che arricchiscono l’esplorazione: doppi salti, rampini eterei, planate, la possibilità di rimaterializzare strutture scomparse o di manipolare oggetti a distanza.
Sono abilità che si integrano bene tra loro e che rendono il platforming piacevole, soprattutto nelle sezioni più dinamiche dove il gioco chiede di combinare salti, corse sui muri e agganci rapidi in sequenze che ricordano, in piccolo, l’immediatezza di un Uncharted. La presenza di Crouton poi, il pupazzo di pezza animato che può infilarsi in cunicoli e attivare meccanismi, aggiunge un tocco di personalità e spezza il ritmo con piccoli puzzle ambientali. È un personaggio adorabile che avrebbe meritato decisamente più spazio.
I combattimenti, invece, sono l’aspetto più divisivo. Hazel può contare su un set di attacchi corpo a corpo, schivate e poteri da Tessitrice che permettono di immobilizzare, attirare o respingere i nemici. Sulla carta il sistema è semplice ma funzionale, ma nella pratica un po’ meno. La telecamera troppo ravvicinata e il lock‑on poco preciso infatti rendono gli scontri più caotici del necessario. Quando ci si trova circondati da più Spettri la situazione può diventare confusa, e spesso si ha la sensazione di non avere il pieno controllo del campo di battaglia. Gli scontri con i boss, al contrario, sono tra i momenti migliori del gioco: creativi, ben coreografati, costruiti attorno alla natura delle creature che affrontiamo.
Sono scontri che uniscono estetica e meccanica, e che dimostrano quanto Compulsion Games sappia brillare quando decide di osare. Il level design inoltre rimane davvero lineare, quasi sempre incanalato in corridoi che lasciano poco spazio all’esplorazione libera. È una scelta coerente con la natura narrativa del gioco, ma che limita in parte la profondità dell’esperienza. Anche la progressione, basata su potenziamenti ottenuti raccogliendo filamenti o Pelucchi, è semplice e immediata, pensata più per accompagnare che per sfidare.
UN MONDO CHE VIVE DI ARTE, MUSICA E FOLKLORE
Se c’è un aspetto in cui South of Midnight eccelle senza riserve è la direzione artistica. Il gioco è un trionfo visivo: colori saturi che esplodono dopo aver riparato un Nodo, ambientazioni che sembrano dipinte a mano, creature mitiche che fondono elementi naturali e mostruosi, scenari che oscillano tra il fiabesco e il decadente. Ogni area racconta una storia e ogni dettaglio sembra parte di un mondo che vive e respira.
Le animazioni in stile stop‑motion sono una scelta coraggiosa. Funzionano benissimo nelle cutscenes, dove conferiscono un fascino artigianale e quasi teatrale. Nel gameplay, invece, l’effetto è più discreto e talvolta spiazzante, soprattutto quando alcuni movimenti sembrano girare a un framerate ridotto. Su PS5 l’opzione per disattivare l’effetto è presente e permette di godersi un’esperienza più fluida, senza sacrificare l’identità visiva del gioco.
La colonna sonora di Olivier Derivière inoltre è semplicemente straordinaria. Jazz, blues, country, gospel: ogni brano è un tassello che arricchisce l’atmosfera, un ponte tra la cultura del Sud e la magia del mondo di Hazel. Le tracce che accompagnano i momenti più intensi, soprattutto quelli legati alle creature leggendarie, sono memorabili e danno al gioco un’identità sonora unica.
Il doppiaggio inglese è espressivo, ricco di sfumature, con uno slang del Sud che aggiunge autenticità. I sottotitoli italiani sono ben curati, anche se alcune sfumature linguistiche inevitabilmente si perdono nella traduzione. Su PS5 South of Midnight si presenta con un framerate stabile a 60 fps, caricamenti rapidissimi e una resa visiva pulita.
Non è un titolo che punta al fotorealismo, ma la sua estetica stilizzata risplende anche sulla console Sony. Qualche rallentamento può comparire nelle situazioni più concitate, ma nulla che comprometta l’esperienza. Il gioco non offre modalità grafiche alternative, ma la scelta di puntare su un’unica configurazione stabile si rivela vincente. L’esperienza è fluida dall’inizio alla fine, e la resa dei colori e delle luci valorizza appieno la direzione artistica.
La durata infine si attesta attorno alle 10-12 ore, a seconda di quanto ci si dedica all’esplorazione e ai potenziamenti. È un’avventura compatta, che non si perde in riempitivi e che mantiene un buon ritmo, anche se la linearità e la semplicità di alcune sezioni impediscono al gioco di raggiungere vette più alte. Il finale, purtroppo, è l’elemento meno riuscito: troppo rapido, quasi affrettato, come se mancasse un ultimo respiro prima di chiudere il cerchio. È un peccato, perché la storia di Hazel avrebbe meritato un epilogo più disteso.
CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI
South of Midnight non rappresenta la consacrazione definitiva di Compulsion Games, ma è senza dubbio il loro progetto più maturo, coerente e affascinante. È un gioco che vive di atmosfera, di folklore, di musica, di personaggi che rimangono impressi. È un viaggio che emoziona, che sorprende, che sa essere dolce e crudele allo stesso tempo. I limiti ci sono: un gameplay derivativo, combattimenti talvolta confusi, una storia che avrebbe meritato più respiro. Ma l’esperienza complessiva è sincera, coinvolgente, costruita con cura e con un’identità fortissima. Per chi ama le avventure narrative, per chi cerca mondi che sappiano raccontare qualcosa di diverso, per chi vuole immergersi in un folklore raramente esplorato nel videogioco, è un’esperienza che vale la pena vivere.
Pregi
Hazel è una protagonista carismatica, ben scritta, capace di reggere da sola il peso emotivo della storia.La direzione artistica è straordinaria. Il cast di personaggi secondari è vivido, originale, ricco di personalità e radicato nel folklore del Sud. L'atmosfera generale è coinvolgente, emotiva, capace di alternare momenti duri e momenti più leggeri con naturalezza. Le boss fight sono tra i momenti migliori del gioco. Eccezionale colonna sonora.
Difetti
Combat system un po' troppo semplice, progressione basilare, level design molto lineare. Gli scontri possono risultare confusi a causa della telecamera troppo ravvicinata e del lock‑on poco preciso. Alcune sezioni narrative, soprattutto il finale, risultano un po' sbrigativi. L'effetto stop‑motion può risultare spiazzante o poco convincente nel gameplay.
Voto
7,5