Marathon, il ritorno di Bungie fra tensione e sopravvivenza, recensione

Un extraction shooter affascinante e spietato che brilla nel gunplay ma fatica ad accogliere i nuovi giocatori

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Parlare di Marathon significa inevitabilmente parlare anche del percorso di Bungie. Lo studio che prima con Halo: Combat Evolved e poi con Destiny ha ridefinito gli standard degli sparatutto in prima persona porta con sé un’eredità pesante, che la segue ogni volta che decide di cambiare rotta. Non si tratta semplicemente di pubblicare un nuovo titolo: ogni progetto diventa quasi una dichiarazione d’intenti, un modo per capire dove vuole andare uno degli studi più influenti nella storia del genere. In tal senso, Questo nuovo progetto rappresenta una scelta particolarmente coraggiosa.

Il gioco segna il ritorno di un nome storico per Bungie, ma lo fa reinterpretandolo completamente. Da sparatutto narrativo degli anni ’90 a extraction shooter multigiocatore, un genere competitivo e in forte crescita, ma anche estremamente esigente. Il titolo inoltre arriva dopo un periodo complesso per lo studio, fatto di ristrutturazioni interne, cambi di direzione creativa e una lunga fase di sviluppo che ha inevitabilmente alimentato aspettative e dubbi. Il risultato finale è un prodotto che mostra chiaramente il talento dello studio, ma anche le difficoltà di trovare un equilibrio tra accessibilità e profondità.

Marathon è quindi un’esperienza piena di contrasti: brillante nel suo gunplay, affascinante nel world building, ma allo stesso tempo spigoloso, poco accogliente e capace di respingere chi non è disposto a investire tempo per comprenderne davvero le dinamiche. Seguiteci in questa recensione della versione PS5 del gioco, curata dal nostro Simone Mafara. Ricordiamo che il titolo, pubblicato dalla stessa Bungie, è disponibile anche per Pc e Xbox Series X/S. Buona lettura.

TAU CETI IV, UN MONDO CHE NON VUOLE ESSERE COMPRESO

A differenza di molti sparatutto moderni, Marathon non racconta la propria storia attraverso lunghe sequenze cinematografiche o dialoghi esplicativi. Il gioco preferisce costruire il proprio universo attraverso l’’mbiente, lasciando che sia il giocatore a ricostruire il contesto, pezzo dopo pezzo. Il teatro dell’azione è Tau Ceti IV, un pianeta remoto e ostile dove qualcosa è chiaramente andato storto.

Le strutture abbandonate, i segnali distorti e le tecnologie dimenticate suggeriscono la presenza di un passato complesso, ma raramente offrono risposte dirette. Tutto appare frammentato, quasi alieno, come se l’intero pianeta fosse diventato un sistema incompleto e incomprensibile. In questo contesto si muovono i Runner, operatori che utilizzano corpi sintetici chiamati Shell.

Questi gusci artificiali fungono da contenitori sacrificabili per la coscienza umana: se il corpo viene distrutto, la mente può teoricamente essere trasferita in un altro involucro. Questo concetto trasforma la morte in una componente quasi inevitabile dell’esperienza, perfettamente integrata nella filosofia del gioco.

Le varie fazioni presenti sul pianeta contribuiscono ulteriormente alla costruzione dell’universo narrativo. Ognuna possiede tecnologie, interessi e obiettivi differenti, e i contratti che assegnano ai giocatori diventano piccoli frammenti di una storia più ampia. Non c’è una trama lineare da seguire, ma un mosaico di indizi che emergono attraverso missioni, ambientazioni e dettagli visivi.

IL CUORE DEL GIOCO: RISCHIARE TUTTO PER L’ESTRAZIONE

Il nucleo dell’esperienza di Marathon è il ciclo tipico degli extraction shooter: preparazione, infiltrazione, raccolta del bottino ed estrazione. Ogni partita inizia con la scelta del Runner Shell e dell’equipaggiamento da portare con sé. Una volta entrati nella mappa, l’obiettivo è muoversi tra aree pericolose, affrontare nemici controllati dall’intelligenza artificiale e altri giocatori, completare contratti e raccogliere risorse preziose. La tensione nasce dal fatto che tutto ciò che si trasporta può essere perduto. Morire significa lasciare sul campo armi, equipaggiamento e bottino raccolto, trasformando ogni decisione in un rischio concreto.

Vale la pena entrare con un arsenale potente? Oppure è meglio puntare su un kit economico e tentare di tornare con qualcosa di più prezioso? Le partite durano mediamente una ventina di minuti, un tempo sufficiente per creare situazioni intense senza risultare eccessivamente lunghe. Il momento dell’estrazione, in particolare, rappresenta spesso il punto più adrenalinico della run. Attivare il terminale e attendere l’arrivo del veicolo di evacuazione mentre si spera di non attirare l’attenzione di altri giocatori. Quando tutto funziona, Marathon riesce a generare momenti di grande tensione, in cui ogni scontro può cambiare completamente l’esito della partita.

RUNNER SHELL: STILI DI GIOCO DIFFERENTI

Uno degli elementi più interessanti del gioco è rappresentato proprio dai Runner Shell, che funzionano come vere e proprie classi. Ogni Shell possiede abilità specifiche che influenzano profondamente l’approccio al combattimento. Alcuni puntano sulla mobilità, altri sulla furtività o sul supporto alla squadra. Ci sono Shell progettati per infiltrarsi rapidamente nelle zone più pericolose e altri più orientati alla sopravvivenza e al controllo del campo di battaglia.

Le abilità non sono mai eccessivamente spettacolari, soprattutto se confrontate con quelle di molti hero shooter moderni. Tuttavia risultano integrate in modo elegante nel ritmo dell’esperienza. Un impulso EMP lanciato al momento giusto, una cura rapida o un movimento potenziato possono cambiare completamente l’esito di uno scontro. Il risultato è un sistema che premia la coordinazione tra i membri della squadra e incoraggia strategie diverse a seconda della composizione del gruppo.

IL MARCHIO DI BUNGIE: GUNPLAY QUASI PERFETTO

Se c’è un ambito in cui Marathon dimostra immediatamente la propria qualità, è il gunplay. Le armi sono estremamente precise, reattive e gratificanti da utilizzare. Il feedback dei colpi è netto e immediato, e ogni eliminazione restituisce quella sensazione di impatto che da sempre rappresenta uno dei punti di forza degli sparatutto di Bungie.

Il ritmo degli scontri è fluido e leggibile, e anche nelle situazioni più caotiche il sistema di controllo rimane sempre affidabile. È uno di quegli aspetti che riescono a mantenere il gioco coinvolgente anche quando altre componenti mostrano qualche limite. In altre parole, quando si entra nel vivo del combattimento, Marathon ricorda perché Bungie continua a essere considerata una delle migliori realtà nel design degli sparatutto.

IL VALORE DI OGNI MISSIONE

La progressione ruota attorno alle fazioni e ai contratti che assegnano ai giocatori. Completare queste missioni permette di ottenere reputazione, sbloccare nuove armi, espandere lo spazio di stoccaggio e accedere a miglioramenti per i Runner Shell. È un sistema che spinge naturalmente a esplorare le mappe e a sperimentare strategie diverse.

Uno degli aspetti più interessanti è che il progresso non dipende esclusivamente dal successo dell’estrazione. Anche una run conclusa con la morte può contribuire al completamento di alcuni obiettivi, mantenendo una sensazione di avanzamento costante. Questo meccanismo attenua in parte la brutalità del gioco, che altrimenti rischierebbe di risultare eccessivamente punitivo.

COLORI, GLITCH E IDENTITÀ

Dal punto di vista visivo, Marathon possiede un’identità estremamente riconoscibile. L’estetica mescola fantascienza industriale, glitch art e colori estremamente saturi, creando ambientazioni che sembrano quasi psichedeliche. Il risultato è senza dubbio originale e contribuisce a distinguere il gioco nel panorama degli sparatutto moderni. Tuttavia, questa scelta stilistica presenta anche qualche inconveniente.

In alcune situazioni l’elevata quantità di effetti visivi rende difficile distinguere rapidamente elementi importanti dell’ambiente, soprattutto durante gli scontri più intensi. Sul fronte sonoro invece il gioco mostra una maggiore misura. Gli effetti delle armi sono incisivi e chiari, mentre la colonna sonora elettronica accompagna l’azione più che degnamente. L’audio contribuisce così a rafforzare la sensazione di trovarsi in un ambiente alieno e imprevedibile.

UN ONBOARDING CHE METTE ALLA PROVA LA PAZIENZA

Se esiste un vero punto debole nell’esperienza di Marathon, questo è molto probabilmente rappresentato dalla sua interfaccia e dal sistema di onboarding. I menu risultano affollati e talvolta poco intuitivi, con molte informazioni distribuite in pannelli diversi e descrizioni non sempre chiarissime. Anche il tutorial iniziale appare piuttosto minimale, lasciando gran parte delle meccaniche alla scoperta autonoma del giocatore.

In un genere già complesso come quello degli extraction shooter, questa scelta rischia di scoraggiare i nuovi arrivati. Comprendere davvero tutte le dinamiche del gioco richiede diverse ore di esperienza diretta e una buona dose di tentativi. Per chi ha la pazienza di superare questa fase iniziale, però, il titolo riesce a rivelare gradualmente la profondità dei suoi sistemi.

CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI

Marathon è un progetto ambizioso e, in molti aspetti, anche coraggioso. Bungie ha deciso di abbandonare le certezze dei suoi franchise più consolidati per entrare in un territorio competitivo e complesso, cercando di portare la propria esperienza nel genere degli sparatutto all’interno di una struttura ludica ben diversa dalla sua tradizione. Il risultato è un gioco capace di regalare momenti di grande tensione e soddisfazione, soprattutto grazie a un gunplay di altissimo livello e a un world building affascinante.

Allo stesso tempo, alcune scelte di design (in particolare l’interfaccia poco intuitiva e un onboarding estremamente severo) rischiano di limitare l’accessibilità dell’esperienza. Non è un titolo pensato per tutti. Richiede dedizione, pazienza e una certa tolleranza verso la frustrazione. Ma per chi accetta le sue regole e decide di affrontare Tau Ceti IV con lo spirito giusto, può diventare un’esperienza intensa, tesa e sorprendentemente memorabile.

Pregi

Gunplay estremamente solido e soddisfacente, accompagnato da un world building affascinante e da un'estetica molto riconoscibile.

Difetti

Interfaccia poco intuitiva e onboarding debole, con una curva di apprendimento ripida che può scoraggiare i nuovi giocatori.

Voto

8-