Disciples: Domination, il peso della corona, recensione
Avyanna torna sul trono di Nevendaar in un regno sospeso tra rovina e speranza
Disciples: Domination è davvero il degno successore di Disciples: Liberation (qui la nostra recensione)? Dopo svariate ore passate nel mondo di Nevendaar possiamo dire che il lavoro di Artefacts Studio è solido, ma fin troppo prudente. Il gioco fa tutto “nel modo giusto”: il sistema di combattimento funziona, la struttura è chiara e l’esperienza è stabile. Il problema è che non osa mai davvero. Invece di proporre qualcosa di nuovo o sorprendente, resta su binari molto sicuri. Il risultato è un titolo ben fatto, ma che rischia di essere dimenticato in fretta.
Dopo il buon predecessore le aspettative erano semplici. Migliorare gli errori del passato, rendere le battaglie più profonde e dare più forza alla storia. Questo nuovo capitolo ci riesce solo in parte, rimanendo a metà tra gioco di ruolo e strategico a turni, nel tentativo di piacere a una platea di persone il più vasta possibile. Andiamo nel dettaglio con questa recensione della versione Pc, curata dal nostro Claudio Szatko. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Kalypso Media, è disponibile anche su PS5 e Xbox Series X/S. Buona lettura.
UNA STORIA CHE (NON) LASCIA IL SEGNO
La protagonista di Disciples: Domination è di nuovo Avyanna, impegnata a liberare Nevendaar nel mezzo della guerra tra le Legioni dei Dannati e l’Impero. Purtroppo però la narrazione non decolla: il ritmo risulta lento e i dialoghi si limitano a spiegare la trama senza riuscire a dare personalità ai protagonisti. I personaggi secondari compaiono solo per darci delle missioni per poi sparire, senza darci modo di creare legami veri.
Anche la stessa Avyanna sembra aver perso la sua storica grinta, diventando la classica eroina che deve “unire tutti contro il male”, senza grandi colpi di scena che rendano la storia davvero interessante. La delusione più evidente sul piano narrativo è però il sistema delle “Grievances”, il sistema delle udienze nella sala del trono. Quello che doveva essere un momento politico importante, dove si sente il peso del comando, si riduce a un freddo calcolo di vantaggi.
Quando prendiamo una decisione, non lo facciamo perché ci crediamo moralmente, ma solo per ottenere le truppe di una certa fazione. Invece di sentirci dentro un gioco di ruolo, sembra di compilare un foglio di calcolo: zero emozioni, solo gestione di risorse. Anche l’esplorazione della mappa ha dei problemi, ma non per il movimento in tempo reale. Il vero problema è l’economia del gioco: ci sono troppi oggetti e troppe risorse (legno, ferro, oro). Non c’è mai la sensazione di dover lottare per sopravvivere; al contrario, siamo sommersi dall’abbondanza.
Questo crea confusione nell’inventario e toglie soddisfazione al gioco: conquistare qualcosa non dà gioia perché nulla è davvero raro o difficile da trovare. Infine, i menu di gioco hanno indubbiamente bisogno di essere sistemati. Passiamo troppo tempo a riordinare centinaia di cristalli per potenziare le statistiche. È un lavoro noioso e ripetitivo che spezza il ritmo della partita. Più che giocare di strategia, sembra di dover fare le pulizie, rovinando il piacere di esplorare e pianificare le mosse.
FONDAMENTA NON PROPRIO SOLIDE
Il combattimento è sicuramente la parte migliore di Disciples: Domination. Il sistema a turni funziona molto bene: abbiamo dei punti da spendere per muoverci, attaccare o usare abilità speciali. Questo ci costringe a pensare in anticipo e a pianificare ogni mossa con attenzione. Torna anche la meccanica delle “Retrovie” (Backline).
Possiamo scegliere delle unità che non combattono direttamente, ma che restano nelle retrovie per dare potenti bonus al nostro esercito (come cure o potenziamenti). È un’ottima idea che ci permette di personalizzare la nostra strategia e creare l’armata perfetta per il ogni stile di gioco. Purtroppo a metà dell’avventura emergono grossi problemi di bilanciamento.
Invece di diventare più intelligenti, i nemici diventano semplicemente delle “Spugne di HP”. Combattere contro non-morti o cultisti diventa frustrante non perché siano difficili da battere, ma perché le battaglie durano tantissimo solo per azzerare la loro enorme quantità di salute. La sfida tattica sparisce e lascia il posto alla noia.
Anche il comportamento dei nemici (l’intelligenza artificiale) è deludente.
Essa infatti usa raramente strategie complesse come aggirare le nostre truppe o usare combo di magie. Basta usare un personaggio tank (come il Cavaliere Infernale) che attiri con la ”taunt” l’attenzione su di sé, mentre il resto della squadra colpisce da lontano indisturbato. Uno schema che funziona nel 90% degli scontri finisce inevitabilmente per logorare l’interesse: dopo qualche ora, la ripetitività prende il sopravvento sulla strategia.
QUALITÀ ALTALENANTE
Dal punto di vista visivo, Disciples: Domination è un’altalena qualitativa. Le arene di battaglia e i modelli delle unità sono realizzati con grande cura: le trasformazioni dei demoni e gli effetti degli incantesimi di fuoco appaiono spettacolari e moderni. Quando Artefacts Studio si concentra sull’atmosfera e sugli scenari, riesce davvero a valorizzare l’identità dark fantasy della serie.
Meno convincenti, invece, gli elementi legati alla narrazione. I volti dei personaggi durante i dialoghi risultano statici e poco dettagliati, creando un contrasto evidente con la qualità generale della direzione artistica. Anche la colonna sonora svolge correttamente il proprio ruolo di accompagnamento, ma manca di temi realmente memorabili, capaci di lasciare un segno duraturo.
Sul piano tecnico, tuttavia, il titolo si presenta in condizioni solide: aspetto tutt’altro che scontato al lancio, specie di questi tempi. I caricamenti sono rapidi e l’ottimizzazione consente un’esperienza fluida anche su configurazioni meno recenti. Segnaliamo infine la totale assenza della lingua italiana. Per seguire i molteplici dialoghi in inglese servirà una buona conoscenza della lingua in questione.
POTREBBE DARE SODDISFAZIONI
Disciples: Domination è un titolo che si impegna con decisione a essere “corretto”. E in questo riesce: è una strategico solido con elementi RPG ben integrati. Ciò che è mancato da parte di Artefacts Studio, però, è il coraggio. Manca una visione artistica forte, manca quella profondità capace di trattenere il giocatore oltre una singola run della campagna. Siamo convinti che molti faticheranno ad arrivare ai titoli di coda anche solo una volta, logorati da una progressione che tende a ripetersi più che a sorprendere. Per i fan del predecessore resta comunque un acquisto quasi obbligato, una continuazione naturale dell’esperienza precedente. Per tutti gli altri, invece, è un prodotto nella media: consigliabile sì, ma solo in occasione di un primo, sostanzioso sconto.
Pregi
Gameplay complessivamente piacevole. Combattimento tattico solido e ben strutturato. Ottima qualità dei modelli delle unità. Buona ottimizzazione su Pc.
Difetti
Storia poco coinvolgente. Scelte morali poco incisivie. Nemici con troppi punti vita che allungano artificialmente le battaglie. Inventario caotico. IA prevedibile.
Voto
6