Ebola Village, un viaggio tra virus e zombie nel passato, recensione
Atmosfera anni ’90, enigmi vecchia scuola e sopravvivenza a denti stretti
In Ebola Village si capisce subito quale sia l’obiettivo di Indie Games Studio, ovvero rendere omaggio ai survival horror classici, quelli degli anni novanta e dei primi duemila. Quelli fatti di esplorazione lenta, inventari limitati e atmosfere opprimenti. L’idea è chiara fin dai primi minuti, così come la volontà di puntare più sulla nostalgia che sulla modernità.
E’ un titolo che guarda apertamente al passato, senza però riuscire a mascherare i propri limiti produttivi e tecnici. Il risultato è un’esperienza che divide, affascinante per certi versi, ma datata sotto molti altri aspetti. Addentriamoci nella questione con la recensione della versione PS5 di Ebola Village. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da Axyos Games, è disponibile anche su Pc, PS4, Xbox One e Xbox Series X/S. Buona lettura.
UN VILLAGGIO, UN VIRUS, TANTE DOMANDE
La trama di Ebola Village ci mette nei panni di Maria, una donna che decide di indagare su strani eventi legati a una misteriosa epidemia biologica. Tutto ha inizio con una trasmissione televisiva inquietante, che fa da detonatore narrativo e ci spinge verso un remoto villaggio dell’Europa dell’Est, teatro di eventi sempre più disturbanti.
La storia viene raccontata in modo frammentato, attraverso documenti, dialoghi essenziali e situazioni spesso più suggerite che spiegate. L’impianto narrativo richiama senza troppi giri di parole i grandi classici del genere, con riferimenti evidenti a certe atmosfere viste in passato.
Purtroppo però la scrittura non sempre riesce a reggere il peso dell’ambientazione, risultando talvolta confusa e poco incisiva. Alcuni passaggi narrativi sembrano messi lì più per giustificare l’esplorazione che per costruire un vero coinvolgimento emotivo.
Nonostante questo, l’insieme riesce comunque a mantenere una certa curiosità, spingendoci ad andare avanti per scoprire cosa si nasconde dietro il contagio e le creature che infestano il villaggio.
EBOLA VILLAGE, UN ORRORE D’ALTRI TEMPI
Dal punto di vista del gameplay, Ebola Village è appunto una dichiarazione d’amore ai survival horror di una volta. L’esplorazione è lenta, ragionata, con ambienti da scandagliare palmo a palmo alla ricerca di chiavi, munizioni e oggetti utili.
L’inventario limitato costringe a fare scelte, decidendo cosa portare con sé e cosa lasciare indietro: una meccanica che farà sicuramente sorridere i nostalgici. Il combattimento è semplice e spesso legnoso, con armi da fuoco che non restituiscono un grande feeling e scontri che risultano più macchinosi che appaganti.
I nemici poi non brillano certo per intelligenza, e tendono a ripetere comportamenti prevedibili, riducendo in parte la tensione. Tuttavia, la gestione delle risorse e la fragilità del nostro personaggio contribuiscono a mantenere un certo senso di pericolo costante.
I puzzle ambientali sono presenti in buon numero e richiamano anch’essi soluzioni tipiche del genere, leve da azionare, oggetti da combinare e percorsi da sbloccare. Nulla di particolarmente originale, vai a prendere un oggetto e usalo, ma nel complesso funzionano e spezzano il ritmo dell’esplorazione con momenti più riflessivi. Bisogna tuttavia essere molto attenti a trovare le cose perché a volte risultano piuttosto nascoste.
GRAFICA E TECNOLOGIA D’ALTRI TEMPI
Dal punto di vista grafico, Ebola Village appare chiaramente come un titolo fuori dal tempo. I modelli dei personaggi sono rigidi, le animazioni risultano spesso innaturali e gli ambienti, pur suggestivi, mancano di dettaglio se confrontati con gli standard attuali. Su PS5 il colpo d’occhio iniziale può apparire persino deludente, con texture a bassa risoluzione e una resa complessiva che ricorda produzioni di almeno due generazioni fa.
Va detto che questa scelta stilistica, voluta o meno, si sposa in parte con l’idea di horror retrò, ma non sempre basta a giustificare un comparto visivo così arretrato. Alcuni scorci funzionano grazie all’atmosfera, altri mettono in evidenza tutte le debolezze tecniche del motore di gioco. È uno di quei casi in cui il fascino nostalgico non riesce del tutto a compensare l’assenza di una vera cura estetica.
Inoltre alcuni aspetti tecnici fanno storcere il naso, come le transizioni tra le varie stanze. Infatti ogni volta che apriremo una porta verrà visualizzata un’animazione di 3-4 secondi che ci farà entrare nel nuovo ambiente. Una cosa che spezza il ritmo e dopo poco farà capire perché l’SDD della PS5 è stata una rivoluzione positiva, e che a volte sottovalutiamo.
Inoltre durante le nostre sessioni abbiamo riscontrato cali di framerate, caricamenti non sempre rapidi e qualche bug grafico che rompe l’immersione. La localizzazione, inoltre, presenta testi a volte poco rifiniti, con traduzioni che sembrano automatiche e dialoghi che perdono efficacia. Tutti elementi che contribuiscono a dare l’impressione di un prodotto tecnicamente vecchio, rimasto indietro rispetto alle aspettative moderne.
ASCOLTARE E RIPETERE
Un aspetto molto curato riguarda invece i rumori ambientali, i passi lontani e i versi delle creature, che sono ben studiati e aumentano la tensione durante l’esplorazione. Anche la colonna sonora, seppur discreta e non troppo originale, accompagna adeguatamente i momenti chiave dell’avventura. Ebola Village non è un gioco particolarmente lungo.
L’avventura infatti si completa in circa quattro o cinque ore, a seconda di quanto tempo dedicheremo all’esplorazione e alla risoluzione dei puzzle. Una durata contenuta che può essere vista sia come un pregio, per chi cerca un horror compatto, sia come un limite, considerando la mancanza di vere modalità aggiuntive. Anche la rigiocabiltà è praticamente nulla dato l’unico finale presente.
SCONSIGLIATO
Ebola Village è un survival horror che guarda con insistenza al passato, riuscendo a evocare atmosfere nostalgiche ma pagando un prezzo alto in termini di “modernità”. La grafica e l’aspetto tecnico appaiono chiaramente indietro, con limiti evidenti che su PlayStation risultano difficili da ignorare. Il gameplay, pur derivativo, offre momenti interessanti per gli amanti del genere, ma non riesce mai a sorprendere davvero. È un titolo che consigliamo solo a chi è disposto a chiudere un occhio su animazioni rigide, comparto tecnico datato e una forte mancanza di originalità, in cambio di un’esperienza horror breve ma affascinante. Per tutti gli altri, l’opera di Indie Games Studio rischia di sembrare un’occasione mancata.
Pregi
Atmosfera interessante e coinvolgente. Un discreto tributo ai survival horror di una volta.
Difetti
Tecnicamente da PS3, caricamenti lunghi e grafica obsoleta. Piccoli bug e traduzione probabilmente automatica.
Voto
6-