Bioshock: The Collection, recensione Switch

Vi riportiamo per mano nella profonda Rapture e tra le nuvole di Columbia

-

Abbiamo sempre provato ammirazione per il termine cultura videoludica, nonostante se ne sia fatto abuso  Bene, in questo grande calderone di questa cultura videoludica, non si può non citare Bioshock, una pietra miliare di 2K che – a nostro avviso – sarebbe giusto giocare almeno per saperne parlare. Chi non l’abbia malauguratamente ancora fatto, anche ora che è uscito Bioshock: The Collection anche su Switch, adesso non ha veramente più scuse.

Andiamo, dunque, a vedere come si comporta questa trilogia sulla console Nintendo.., venite con noi. Buona lettura.

RAPTURE E COLUMBIA COSI LONTANE, COSI VICINE

Iniziamo subito con una domanda: vale la pena rigiocare l’intera saga di Bioshock anche su Switch? La risposta è molto semplice, ne vale sempre la pena. Quest’opera fantastica riesce, nonostante gli anni, a catturare in ogni momento il giocatore, trascinandolo nell’aspirale di Rapture e Columbia, cosi lontane ma cosi tanto vicine.

Bioshock è in grado di mischiare le carte in tavola, andando a creare ordine nel disordine, ma soprattutto, offrendo al giocatore tantissimi punti di vista e spunti di riflessioni sempre attuali. Diciamolo chiaramente: è riduttivo affermare che il gioco ha una bella storia e un ottimo gameplay. Entrambi sono ottimi, lungi da noi dire il contrario, soprattutto la prima, però c’è qualcos’altro dietro, o magari all’interno di un faro. E questo qualcosa non è una conclusione o un finale che accontenta tutti, ma è tante cose: il legame tra le due città, tra il Big Daddy e la Sorellina, il rapporto tra i gemelli Robert e Rosalind Lutece, tra Dewitt ed Elizabeth. Tutti i personaggi, sono legati tra loro, anche quando sembra non lo siano anzi, soprattutto in quel caso.

Si entra in un loop e quando ce ne accorgiamo è già troppo tardi. Questo è sempre stato l’obiettivo di Ken Levine, la mente dietro tutto questo. Un loop dunque che non ci lascia mai e che ci fa credere il contrario solo il tempo necessario di concludere il primo capitolo e iniziare il secondo e a seguire, concludere il secondo per cominciare il terzo.

A questi bisogna aggiungere i dlc, cosi possiamo salutare definitivamente la nostra sanità mentale. E cosi iniziamo a cervellarci: ma quindi lui è anche lui? Ma perchè lui si è comportato cosi? Perchè? Perchè? Perchè???… Sicuramente ci sarà capitato altre volte, magari guardando un film o una serie tv ma, onestamente, quante volte vi è capitato in un videogame? Questo è Bioshock.

STILE OLD-FUTURISTICO

Una città sott’acqua del dopoguerra e un’altra sospesa nell’aria ma immersa nella Belle Epoque (se non sapete cosi sia, lasciamo il tempo per andare a vedere su Wikipedia). L’ambientazione è un altro tassello di tutto il mosaico Bioshock, in grado di fermare il giocatore e fargli ammirare i dettagli. Qui ci troviamo di fronte ad uno sparatutto con elementi rpg certo, ma un pò come negli open-world, ci si ferma e si decide di fare uno screenshot del panorama sottomarino/aereo, delle “allegre” decorazioni di Rapture o dei tipici negozi di frutta di Columbia.

Ma in cos’altro è riuscito Bioshock? Non solo nel farci vivere a pieno quegli anni, ma anche nel farci respirare l’aria che si viveva in quei periodi: voglia di progresso, capitalismo, il rapporto religione-scienza ma soprattutto come l’uomo si approccia a questi concetti. Qualsiasi cosa, a cui il cittadino di Rapture o di Columbia sceglie di credere, noi protagonisti del gioco la incontriamo: dal ricombinante al predicatore, dal visionario allo scienziato.  Inoltre, bisogna aggiungere che questo stile retrò con elementi futuristici sono sempre apprezzati dai videogiocatori, qualsiasi sia il genere di gioco, soprattuto negli ultimi tempi.

JACK, NON QUELLO DI TITANIC

Nel primo capitolo, il protagonista Jack arriva a Rapture tramite un faro, a seguito di un incidente aereo. Qui, si renderà conto di come la società perfetta voluta dal creatore della città Andrew Ryan è molto lontano dall’esserlo. Una città completamente allo sbando dove i suoi abitanti, sono ormai impazziti e alla continua ricerca dell’ ADAM, in grado di modificare il DNA ed ottenere strani poteri. Camminando, ma soprattutto correndo, per le “vie” di Rapture, faremo la conoscenza di tanti personaggi bizzarri tra cui i Big Daddy a guardia delle Sorelline.

RITORNO A RAPTURE

Se quello che avevate visto nel primo capitolo vi è sembrato assurdo, allora siete pronti per affrontare BioShock 2. Anche qui siamo a Rapture ma nei panni di un Big Daddy, tanto forte quando difficile da manovrare. Sicuramente il più debole di tutta la trilogia, questo secondo capitolo riesce a farci comprendere il rapporto tra il palombaro gigante e la bambina che deve proteggere: rapporto che, in questo caso, si protrae per tutta la vita e oltre. Le novità rispetto al primo capitolo sono il multiplayer e la presenza di Big Sister. Comunque, se ne possono dire tante, ma impersonare un Big Daddy è sempre meraviglioso.

SI VOLA

Ken Levine ritorna dopo l’assenza nel secondo capitolo ma questa volta si cambia totalmente scena perchè invece di scendere, saliamo tra le nuvole, precisamente nella città di Columbia. Questo terzo e ultimo capitolo, chiude il cerchio(?). Il nostro protagonista Booker DeWitt, ha il compito di recarsi a Columbia e salvare la ragazza per saldare un debito di gioco. Una degna conclusione, senza contare i dlc, di una storia emozionante. Lo stile di gioco rimane pressochè identico, con qualche modifica visto il differente scenario in cui ci troviamo. Non abbiamo più i plasmidi ma il Vigor e il protagonista è in grado di spostarsi da una parte all’altra della città tramite l’ausilio di un rampino e dei binari della funivia aerea. Levine dunque, sale in cattedra e ci regala un titolo, a chiusura anche della scorsa generazioni di console.

SU SWITCH

Si tutto bellissimo e interessantissimo ma, come si comporta Bioshock: The Collection su Switch? Benissimo. Lo abbiamo giocato con immensa gioia, ma soprattutto con grande curiosità e bisogna ammettere che le sensazioni sono state ancora più forti. Nei casi di porting, riusciti come questo, la possibilità di giocare ovunque si voglia, rimane sempre un punto forte di Switch (se non il migliore).

La giocabilità è ottima ed ogni azione del personaggio è assegnata comodamente ad ogni pulsante della console. Tutti e tre i capitolo girano in maniera fluida, considerando che su Switch ci aggiriamo sui 30 fps. Ovviamente, consigliamo sempre di giocarlo in modalità TV e a 1080p per via dell’ambientazione spettacolare però anche giocarlo a letto con le cuffie o sulla tazza del water è estremamente appagante, anche a 720p. L’importante è non perdere mai il filo della trama. Secondo la nostra opinione, due unici nei riguardano la comodità e i sottotitoli di gioco: per quanto riguarda la prima, Bioshock: The Collection è pur sempre uno sparatutto e nonostante il gioco, un genere come questo non si confà a questo tipo di console, mentre la seconda ci siamo resi conto che risultano troppo piccoli anche in modalità TV. Sommando il tutto, risulta un’esperienza più che godiibile. 

COMMENTO FINALE

Anche su Switch, Bioshock: The Collection questa trilogia sprigiona tutta la sua bellezza e magnificenza. Le dimensioni dello schermo (se giocato in modalità portatile) non riescono ad impensierire l’esperienza di gioco che rimane sempre forte e appassionante, nonostante gli anni e le volte che è stato giocato. I ragazzi di 2K e di Blind Squirrel hanno svolto un lavoro egregio.

Rapture e Columbia rimangono sempre bellissime e ritornarci è sempre un colpo al cuore, senza esagerare. Per chi ha già vissuto questa esperienza, l’effetto nostalgia è dietro l’angolo, mentre chi ancora non l’avesse giocato, dire che vi consigliamo a farlo è incredibilmente riduttivo.

Pregi

L'esperienza di Bioshock in tasca. Tutta collezione compresi i dlc. ottimo comparto tecnico.

Difetti

Sottotitoli troppo piccoli. I 30 fps in modalità portatile.

Voto

8.5