Ash of Gods: Redemption, recensione

Da AurumDust Studio uno gdr-tattico oscuro, profondo, crudele ed artisticamente superbo

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Forse non tutti ricordano che lo sviluppo di Ash of Gods: Redemption è iniziato nel lontano 2007. A quell’epoca gli sviluppatori (che probabilmente non avevano neppure fondato lo studio attuale), avevano realizzato però alcune componenti rudimentali.
Benché il tutto ripartì in forze nel 2016, si cominciò a parlare del gioco effettivamente dal maggio dello scorso anno quando AurumDust Studio, un team indie russo, aprì una campana Kickstarter chiedendo al grande pubblico del web almeno 75.000 dollari per la realizzazione di un gdr-tattico che – inutile girarci intorno ed in tondo – ha parecchie caratteristiche che ricordano il blasonatissimo ed osannato The Banner Saga.

Il progetto venne finanziato discretamente bene su Kickstater con quasi 1.800 supporters che hanno donato poco più di 87.000 dollari. Cifra sufficiente anche per realizzare i contenuti di un paio di obiettivi secondari (stretch goal) interessanti come 50 quest secondarie aggiuntive e brani aggiuntivi alla colonna sonora. Probabilmente le aspettative erano anche un po’ diverse ma andò così.

Ash of Gods: Redemption ha trovato la luce dopo circa 9 mesi dalla fine della campagna Kickstarter e quindi in tempi relativamente brevi. E noi vi parliamo di questo titolo che è ancora ampiamente in fase di aggiornamento (anche contenutistico).

I russi di AurumDust Studio avranno fatto centro? Ecco la nostra recensione della versione Pc ricordandovi anche che sono previste le edizioni per PS4 ed Xbox One che arriveranno più in là.

TERMINIUM, UN VASTO REGNO SULL’ORLO DEL BARATRO

La storia di Ash of Gods: Redemption è piuttosto lunga ed articolata. Chiaramente non diremo nulla che possa rappresentare una vera e propria anticipazione (o spoiler, se preferite).

Il tutto si svolge nel vasto mondo di Terminium in un’ambientazione fantasy che attinge a piene mani dal mondo medievale ed asiatico nonché dalle infinite credenze e culture di questo territorio. Tre i personaggi principali con altrettante linee narrative che suddividono i dieci capitoli della storia principale in diverse sessioni prima di poter andare avanti.

Terminium (che non è proprio Termini Imerese), non se la passa per niente bene. Questo mondo è già in tumulto per screzi tra le varie popolazioni locali, perché il mondo – anche quello fantasy – non è mai in pace. Ben presto, però, i nostri protagonisti che andremo a descrivere a breve, riescono a cogliere alcuni segnali inquietanti. Il continente sta per essere invaso dagli Enses e dai Mietitori bramosi di annegare tutto e tutti nel sangue e fin da subito si capisce che i problemi politici e razziali ben presto potrebbero essere che un ricordo quasi gioioso visto che tutti gli indizi portano ad un imminente inizio della Mietitura in grado di ridurre quello che un tempo poteva essere un possente e ricco continente in un cumulo di cenere. Letteralmente.

L’escalation di eventi viene vissuta attraverso le storie di tre personaggi: Hopper Rouley, un ex guerriero e scriba di lungo, lunghissimo corso. Egli è anche un guaritore ed un mago ed è una persona estremamente colta ed esperta. Adesso è in viaggio per incontrare una veggente misteriosa.

Ad Albius, poi, faremo la conoscenza di Thorn Brenin, ex capo delle guardie reali di Odalah, e della sua adorata figlia Gleda. A Woden, infine, conosceremo e guideremo Lo Pheng, un assassino professionista di altissimo livello del Clan delle Ombre ingaggiato per fare la guardia del corpo al nobile Pelko Soturi.

La storia è scritta dall’autore contemporaneo fantasy russo, di origine polacca, Sergey Malitsky, conosciuto per la sua serie Arban Saesh,The Code of Semideath, Nothing Personal, Stones of Mitutu, Shelter of the Cursed ed altre.

Inutile dire che sono presenti parecchi tocchi di classe e colpi di scena che fanno restare i giocatori attaccati allo schermo. Inoltre, ci è piaciuto moltissimo la dovizia di particolari per la biografia di ogni personaggio. In Ash of Gods: Redemption non faremo soltanto la conoscenza di questi tre personaggi ma dialogheremo (prendendo spesso decisioni anche decisive), con tanti altri personaggi ben caratterizzati. Che si tratti di comparse, di figure minori o di altri coprotagonisti o antagonisti.

Man manco che incontreremo i diversi personaggi ne impareremo a conoscere la biografia e ad apprezzarne le diverse sfumature.

Così come la storia che viene raccontata attraverso tantissimi dialoghi che per fortuna sono stati tradotti in un italiano buono, pur con qualche piccola imperfezione (nulla di particolare), che permette di godere di un racconto oggettivamente valido anche se in certi punti tendente al prolisso e che in alcuni casi, rallenta il ritmo che potrebbe essere più palpitante.

Sicuramente le tematiche sono molto varie e comunque delicate. Il mondo che ci viene dipinto è piuttosto crudo e violento. Anche nei dialoghi secondari c’è un senso di malinconia con il quale si dovrà ben presto fraternizzare.

Propri i dialoghi sono in quantità industriale ma bisognerà stare attenti a quanto si legge per far si di rispondere o risolvere secondo coscienza i vari dialoghi che, come detto, potranno essere determinanti o addirittura decisivi.

UN VIAGGIO PERICOLOSO CHE PUO’ RIVELARSI MORTALE

Inutile dire che le figure appena nominate inizieranno un lungo e pericoloso pellegrinare alla ricerca delle rispettive verità per risolvere determinati quesiti e portare la pace nei loro regni. Storie raccontate attraverso un viaggio come in The Banner Saga.

Ed è anche interessante aggiungere come nel gioco siano presenti alcune ester-egg dedicate proprio al mastodontico lavoro di Stoic Studio. Una la abbiamo trovata verso la metà della storia.

E proprio come in The Banner Saga (che il mese prossimo chiuderà la trilogia), le dinamiche del viaggio sono simili. Solo che in Ash of Gods controlleremo direttamente il nostro manipolo di eroi (mentre li una carovana), anzi, i nostri manipoli di eroi visto che le storie principali sono tre ed ognuna di esse avrà un tipo di gestione leggermente diversa.

In uno dovremo fare attenzione al livello di maledizione che colpisce il personaggio ed i suoi compagni di ventura; in un’altra, invece, dovremo fare attenzione alle Strix, delle pietre magiche fungono, in questo caso, ad una sorte di moneta necessaria per potersi spostare da una località all’altra della enorme Terminium. Inoltre serviranno anche a curare le ferite in battaglia dei nostri eroi raffigurate dalla presenza di un teschio rosso accanto ai vari ritratti.
Queste ferite si concretizzano quando un nostro personaggio cade durante una battaglia. Sarà inutilizzabile per quella schermaglia ma sarà in grado di combattere successivamente anche se ferito. A seconda del grado di menomazione, ci saranno anche dei malus alle statistiche. Con ferite lievi non ci sono troppi problemi ma con medie e gravi le cose cominciano a farsi pericolose anche perché con un evento sfavorevole o con un’altra caduta in battaglia, potrebbe sopraggiungere la morte di quel personaggio con relative ripercussioni sulla storia e sui rapporti con i vari componenti del party.

Durante il nostro viaggio, e tra una battaglia e l’altra, sarà possibile curare i nostri eroi spendendo un determinato numero di Strix. Queste pietre possono essere frutto di una battaglia, di un ritrovamento o possono trovarsi negli oggetti dei mercanti che si incontreranno via via lungo il nostro peregrinare.

Sarà fondamentale avere sempre un altro numero di Strix perché il viaggio richiede un enorme tributo di queste pietre. In mancanza, le potremo ricavare dai personaggi ma con un duro dazio da pagare in ferite che fiaccano in battaglia e possono essere pericolose a lungo andare.

Con l’immancabile oro (sarà sempre uno scenario fantasy ma non ci sono orchi, elfi, gnomi o altro, solo esseri umani, umani di etnie diverse che, ahinoi, si odiano e dove il vil denaro serve per ogni cosa ndr), invece, potremo acquistare altri oggetti come frammenti di carte da utilizzare per avare dei vantaggi tattici (ne parleremo a breve), o equipaggiamenti utili al miglioramento delle statistiche. Ogni personaggio può indossare fino ad un massimo di due oggetti… dove abbiamo già visto questa caratteristica?


Inoltre, prima della schermaglia, dovremo scegliere fino ad un massimo di sei persone da mandare in combattimento. Ed in alcuni frangenti dettati dalla trama, alcuni combattenti saranno bloccati e non potranno essere utilizzare per cui dovremo fare delle scelte opportune per mandare sulla scacchiera la squadra più equilibrata ed in salute possibile.

L’equilibrio narrativo-gestionale è molto interessante anche se non è sempre facile reperire Strix che, come abbiamo visto hanno la duplice funzione curativa e permettono gli spostamenti nella mappa. E c’è anche da tenere conto il morale che influisce sui dialoghi tra compagni di ventura facendoli diventare più leali o meno avvezzi alla collaborazione e questo può pesare lungo il cammino. Ma certamente non finisce qui.

COMBATTIMENTI A TURNI ARRICCHITI DAL PEPE DELLE CARTE

Parliamo adesso di un altro aspetto fondamentale del gameplay di Ash of Gods: Redemption: le battaglie tattiche. E queste, per sintetizzare, sono molto ben realizzate ed anche qui ricordano tantissimo The Banner Saga anche se hanno un particolare che aggiunge pepe e rischio alla contesa: la possibilità di usare delle carte in grado di offrire bonus o malus “calcolati”.

Queste, come detto, si accumulano grazie all’acquisto di frammenti dai tanti mercati e possono, se utilizzate al momento giusto, sovvertire l’esito delle battaglie. È possibile utilizzarne una a turnazione del party e dei nemici. Ve ne sono di diversi tipi e valore: le più devastanti possono essere giocate solo dopo tre o quattro turni. I loro effetti sono tra i più svariati: possono offrire un lieve vantaggio tattico aumentando per quel turno la forza o il danno o togliendo punti alle difese avversarie in modo da rendere i nostri attacchi più efficaci. O dare più energia. Una particolarmente utile permette di invertire i punti vita con quelli energia di tutti i presenti sulla scacchiera con rischi e pericoli che sono rischiosi. Se però la carta viene giocata nel momento giusto può diventare risolutiva.

Andando nella meccanica del combattimento, ogni personaggio può muoversi una sola volta a turno in una scacchiera con visuale isometrica dove è possibile effettuare zoom. Ogni campo di battaglia è diverso ed ha le proprie caratteristiche delle quali bisognerà tenere conto come le possibili coperture tattiche. I quadrati blu attorno al nostro eroe rappresentano il raggio di movimento, quelli rossi i punti che possono essere raggiunti spendendo però un determinato numero di punti energia che servono per eseguire attacchi speciali.

Il personaggio poi può decidere se fare un’azione passiva come ad esempio ampliare la propria difesa o altro. Ci sono azioni che non concludono il turno per cui è possibile anche attaccare. Ogni componente del gruppo ha le proprie caratteristiche non solo in statistiche ma anche nel tipo di attacco e di colpi speciali. Ci sono alcune classi che sono in grado di fare danni multipli, altri di concentrare le forze in un attacco unico e letale, altre ancora mobili nei movimenti ed in grado di attaccare a distanza, o ancora c’è chi può guarire i personaggi e così via.

Come in qualsiasi gdr che si rispetti c’è questa varietà nel party. Ogni personaggio che effettuerà un’uccisione guadagnerà punti esperienza che serviranno poi a salire di livello. Sarà possibile con i punti abilità andare a sbloccare varie mosse e capacità. L’albore abilità è suddiviso su tre linee fondamentali che si sbloccano al primo, al quarto ed all’ottavo livello. Ogni singola abilità ha diversi gradi di efficacia che possono essere sbloccati applicando i punti abilità con mosse via via sempre più letali.

È vero che ogni personaggio abbia le sue abilità ma queste tendono sostanzialmente ad assomigliarsi mentre abbiamo notato una varietà di nemici piuttosto limitata così come la varietà dei nemici ma riteniamo che questa sia una scelta per rimanere coerenti con la trama.

ARTISTICAMENTE E MUSICALMENTE SONTUOSO

Il lato artistico ancor prima di quello tecnico di Ash of Gods: Redemption è forse uno dei fiori all’occhiello del team di Aurum Dust Studio.

Graficamente il gioco vanta uno stile stupendo. I disegni realizzati a mano e le relative animazioni sono una gioia per gli occhi. Le linee sono decisamente raffinate e lo stile è senza dubbio notevole e degno di un lungometraggio d’animazione di alta scuola. L’impianto visivo si ispira all’opera di Ralph Bakshi, dei cartoni animati della vecchia scuola e dello studio di animazione sovietico “Soyuzmultfilm” degli anni ’60. L’animazione dei personaggi nelle scene di combattimento si basa sulla cattura di motion degli attori dal vivo. Per non parlare dell’aspetto dei personaggi nei vari dialoghi.

Di pregio anche le diverse ambientazioni che oltre ad avere diversi dettagli notevoli e tante raffinatezze sono molto varie tra loro. Luoghi oscuri, o città più o meno grandi brulicanti, comunque, di vita ed attività o natura selvaggia. Nota di merito anche per la mappa che segna i nostri movimenti: una pergamena così dettagliata anche nell’esporre punti geografici di villaggi o posti “secondari” rare volte l’abbiamo vista. Per non parlare dei vari orpelli e ghirigori presenti. Anche la mappa di gioco diventa “preziosa”.

Insomma, rende benissimo l’aspetto fantasy medievale. Ottimi anche i filmati di intermezzo benché alcuni non abbiano trovato i favori del nostro gusto ma per una questione personale non da addurre alla qualità.

L’intelligenza artificiale che si manifesta durante le battaglie si comporta bene anche se alcune volte tende a risparmiare il giocatore soprattutto a livelli di difficoltà meno alti. Tuttavia è sufficientemente in grado di offrire un’ardua sfida.

La colonna sonora firmata da Adam Skorupa (che ha realizzato le musiche anche di The Witcher) Krzysztof Wierzynkiewicz e Michał Cielecki sono altrettanto belle ed esaltano le diverse fasi di gioco creando anche pathos oltre che ad essere in alcuni frangenti maestose e sicuramente solide. Convincente anche la voce narrante assieme ad alcuni effetti sonori.

COMMENTO FINALE

Ash of Gods: Redemption ci ha lasciati piacevolmente sorpresi. Il fatto di trovarsi di fronte ad un titolo che apparentemente sembrava un clone di The Banner of Saga poteva essere l’unico freno. Le riserve si sono sciolte subito perché se è vero che comunque il titolo abbia preso molti spunti sulle meccaniche del capolavoro di Stoic, è altrettanto vero che ci troviamo di fronte ad un titolo con una propria anima, con una storia molto profonda e con un’atmosfera ancora più tetra, se possibile, rispetto al titolo sopracitato.

Nondimeno ci sono alcune varianti del gameplay che permettono di differirlo. Anche in questo caso la trama mette di fronte a diversi bivi sia di tipo narrativo sia di tipo pratico come il girovagare attraverso la mappa lungo un enorme continente quale è il mondo di Terminium. È ampiamente rigiocabile, longevo ed offre una sfida niente male che farà felici gli estimatori di questo particolare genere misto tra gdr-strategia ed avventura grafica interattiva. Inoltre c’è anche la componente multiplayer che ne aumenta il peso, se non altro a livello contenutistico.

A dare maggiore identità all’opera di Aurum Dust Games è l’aspetto artistico che è una gioia per gli occhi e per le orecchie.

Poche cose da segnalare. Anzi, quasi nulle, se non il peso di un testo enorme che a volte spezza il ritmo pur sfoggiando una trama interessantissima, nonché l’eccessiva somiglianza, ed è evidente, al concetto di The Banner Saga.

 

Pregi

Artisticamente di primissimo piano con tante raffinatezze. Ottimo gameplay in quasi ogni fase di gioco. Equilibrato. Longevo. Trama ricca di colpi di scena. Rigiocabile. Colonna sonora da applausi.

Difetti

A primo (distratto) acchito sembra un clone di The Banner Saga. Tonnellate di testo che tolgono il ritmo al gameplay.

Voto

8,5