Sky Harvest, un’eredita “volante” e un sogno da far rifiorire, anteprima
Se a tutto ciò che conosciamo dei farming sim si aggiungesse il poter volare tra le isole di una piacevole cittadina?
Quali sono gli “ingredienti” per differenziarsi nel gigantesco mondo dei farming sim? Originalità, leggerezza, senso di appagamento, voglia di mettere le radici? E’ meglio seguire una “ricetta” classica o tentare un proprio, originale approccio? Come i dolci, sviluppare i videogiochi può essere molto complicato. Se non altro, in questo caso, si può avere il controllo sul prodotto finale (guardandosi intorno) più di quanto si possa fare nel campo culinario. Si possono seguire le indicazioni di una “ricetta” certo, ma in un mondo videoludico dove molti sfornano farming sim, bisogna sapere bene come muoversi…
Sky Harvest è una produzione indie che strizza l’occhio a tutto ciò che conosciamo nel genere, ma lo fa aggiungendo la possibilità di poter volare e gestire un bistrot. Il tutto in un contesto fantasioso e galleggiante, in un’oasi cittadina fra le nuvole. L’idea di portare qualcosa di personale arriva dallo sviluppatore indiano Hamzah Kirmani, che sta mettendo il cuore nello sviluppo del suo primo videogioco. Seguiteci dunque in questa anteprima di Sky Harvest. Ricordiamo che il gioco, pubblicato da GrabTheGames e Perfect Gen, è disponibile in accesso anticipato solo su Pc, via Steam. Buona lettura.
COME IN CIELO COSÌ IN TERRA…
Un classico dei farming sim (ormai quasi una regola) è che a consentire l’inizio dell’avventura c’è sempre un caro nonno a lasciarci le redini della sua eredità. Una vita di fatiche e riconoscimenti quindi passerà a noi, nella speranza di poter fare meglio. In quel di Sky Harvest ci ritroveremo a soggiornare in un arcipelago di isole volanti dallo stile europeo/medievaleggiante. Il nostro terreno da coltivare, la nostra casetta da ammobiliare e un caffè/bistrot da gestire.
Le premesse di base sembrano buone, e dopo un apprezzato corto disegnato a mano di pochi secondi inizieremo a muovere in primi passi e fare le prime conoscenze. L’ispirazione si vede chiaramente arrivare da titoli come My Time at Portia, Stardew Valley, e anche il meno conosciuto The Witch of Fern Island. In questo caso sembra che l’unico tratto distintivo sia l’utilizzo del jetpack in un contesto generale che, purtroppo, tende a ricadere nella mediocrità…
Comprendendo le difficoltà dello sviluppo videoludico possiamo consigliare al nostro meglio per permettere a Sky Harvest (che ricordiamo essere in accesso anticipato) di poter davvero spiccare il volo. Per un titolo del genere è importante non procastinare sui propri punti di forza. Avremmo infatti evitato la “truffa” del fabbro della città, che come primo compito ci chiederà una camionata di ogni risorse per riparare il nostro jetpack. E vorrà anche tutti i nostri soldi… Con tutte quelle risorse avrebbe potuto costruire una casa; doveva pagarci lui al massimo…
Inizieremmo riducendo i requisiti di tale richiesta per non far scappare i giocatori dalla noia. Questo considerato che raccogliere le risorse non è stato particolarmente stimolante, con azioni di movimento singole, lente e legnose che portano dopo pochissimo a spegnere ogni entusiasmo, anche minimo. Non servono grandi idee, né budget astronomici: giusto delle idee funzionali…
SKYDIVING DRITTO NELL’ORTO
Le fasi di volo di Sky Harvest sono decisamente utili per muoversi con agevolezza fra i nostri obiettivi, anche se non sarà particolarmente soddisfacente. Molte azioni risultano troppo poco curate, e nulla ha realmente attirato la nostra attenzione. Non serve neanche un esperto per rendersi conto che molto del materiale in vista è probabilmente frutto di assets prelavorati, che speriamo veder personalizzati nella release finale in modo da diventare più caratteristici. Ci sono anche problemi con il completamento delle missioni principali di cucina del bistrot…
Crafting, coltivazione e dialoghi risultano alquanto generici per cui, a meno che questo non sia il vostro primo titolo sui generis, potreste faticare a “legare” con l’anonimo mondo di gioco. Sarebbe interessante vedere lo sviluppatore puntare tutto su uno dei principali elementi del gameplay, ovvero il cielo. Perché non usare le nuvole per innaffiare? Poterle raccogliere? Usarle in qualche modo? Decorarci gli edifici, renderli più distintivi? Le correnti d’aria, la magia che tiene sospese le isole? L’idea alla base c’è, ma deve essere sfruttata o sarà solo un altro clone fra tanti altri… Vedremo in futuro come si evolverà, la situazione.
POCO CONVINCENTE
L’idea del solodev Hamzah Kirmani è di base interessante. Poter gestire raccolti e una vita alla My Time at Portia, ma in cielo. Il problema è che siamo ancora in alto mare su quasi tutti i fronti. Nulla ha realmente catturato la nostra attenzione, e quasi nulla ci ha divertito. Ci sono problemi con il progresso delle quest, il lato fattoria non è abbastanza stimolante (lo definiremmo quasi soporifero) e il tutto si perde in una generica mediocrità non curata abbastanza e senza particolari tratti distintivi, se non quello del volo.
Le meccaniche vanno ancora messe a punto, l’accesso anticipato è appena iniziato e si può ben sperare, ma bisogna distaccarsi da un gameplay troppo lento e legnoso e riciclato, per puntare su qualcosa di più distintivo. Va sfruttata l’idea alla base del titolo: il cielo, le nuvole, il contesto generale. Allo stato attuale Sky Harvest è solo un farming sim con un crafting da cuoco nel cielo, ma come fosse tutto in una qualunque altra fattoria. Speriamo che con il tempo il progetto guadagni personalità, perché ripetiamo ancora una volta, l’idea alla base è quantomeno originale e sarebbe un peccato per il coraggioso sviluppatore non vederla spiccare il volo. Ad maiora.