Pokémon Rosso Fuoco e Verde Foglia, il passato a pedaggio

Quando un semplice porting diventa come un casello autostradale: 20 euro per un classico GBA senza alcun valore aggiunto

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In genere ci sono due modi di riportare in vita i classici. Il primo è trattarli come patrimonio, riproponendoli in modo comodo, legale, dignitoso, e li prezzi come ciò che sono. Giochi di ieri, che vivono oggi grazie all’accessibilità. Il secondo è trasformarli in un casello autostradale: vuoi passare? Paghi. E paghi tanto, perché “tanto passerai comunque”. Nintendo, in questi giorni, sembra aver scelto la seconda strada.

Venerdì 27 febbraio infatti arriva su Switch Pokémon Rosso Fuoco e Verde Foglia… Ma non come molti si aspettavano. Non dentro un catalogo “classici” stile Nintendo Switch Online: sono invece venduti separatamente, solo in digitale, al prezzo di 19,99 euro ciascuno.  E sì: parliamo di un riproposizione fedele, senza quel pacchetto di interventi che normalmente giustifica una “seconda vita” (rimasterizzazione, nuovi contenuti, making of, gallerie, migliorie strutturali). Anzi, la stessa pagina ufficiale dei giochi avvisa che non sono compatibili col Cloud dei salvataggi di Nintendo Switch Online. In sostanza: tu consumatore non stai pagando il prodotto, ma il marchio. Ancora e ancora.

A buon intenditor poche parole

Ora voglio mettere sul tavolo un paragone molto recente, che brucia come sale su una ferita. Capcom, giusto una decina di giorni fa, ha lanciato su Steam i primi due capitoli di Dino Crisis. Prezzo? 9,99 euro l’uno, con uno sconto di lancio del 50% (valido fino a giovedì 26 febbraio ndr), che li porta a 4,99 euro l’uno. Detto in soldoni, o in questo caso soldini, con 10 euro possiamo portarci a casa entrambi i titoli. Anch’essi “semplici porting”, sì, ma almeno versioni pensate per girare bene su Pc moderni, con qualche accorgimento di compatibilità e opzioni contemporanee. Prodotti dove, possiamo dire, c’è stato un minimo di lavoro dietro.

“Eh ma Pokémon è Pokémon, sono capolavori senza tempo ecc ecc”. Mmmh sì, e con ciò? Lo sono anche i due Dino Crisis se è per questo. Il problema rimane un altro, ovvero la tendenza “a far pagare per il brand”, dove la nostalgia rappresenta una valuta più stabile dell’euro. Alcuni potrebbero chiedersi, dunque, se esiste un prezzo giusto. Impossibile stabilirlo con certezza matematica, ma posso affermare con assoluta certezza l’esistenza di una via più onesta. E non parliamo di casi marginali. Nel caso non dovesse bastare il paragone con Dino Crisis, vi propongo altri esempi decisamente più virtuosi, tra l’altro tutti relativi proprio alla Switch:

Fare cassa con dignità? E’ possibile, e Capcom lo dimostra

Il succo della faccenda è semplice. Molti publisher usano giustamente il retrogaming come porta d’ingresso, non come checkpoint dove far pagare un pedaggio “perchè sì”. E’ un modo per tenere viva la propria biblioteca, far scoprire saghe storiche alle nuove generazioni, e anche per fare cassa certo. Ma senza trasformare ogni classico in un prodotto di lusso, o comunque nell’ennesimo modo per spennare i propri polli. Perchè per pagare 20 euro un semplice porting di un gioco (uno, già un bundle comprendente entrambi sarebbe stato un po’ più accettabile ndr) del 2004 un po’ pollo lo devi essere. Un bel po’, oserei dire.

“Eh ma li compri e sono tuoi, senza abbonamento”. Vero, c’è chi preferisce “possedere” (non tiriamo in ballo il discorso delle licenze d’uso digitali ndr) il singolo titolo anzichè legarlo a un servizio, per quanto includere i due titoli nell’abbonamento Nintendo Switch Online sarebbe stato più sensato. Ma è un’argomentazione che si scioglie come neve al sole, anche senza tirare in ballo i paragoni che ho fatto poco fa, che non lasciano scampo a Nintendo. La quale, oltrettutto, ha dichiarato a chiare lettere che trova il tutto “divertente”, e che si tratta di un’operazione d’eccezione.

Un’operazione che tra l’altro sta dando ragione all’azienda, vista la presenza di Pokémon Rosso Fuoco e Verde Foglia in cima alla classifica dei titoli più venduti sull’eShop. E dire che sarebbe bastato semplicemente proporre un prezzo più umano (e/o in linea col mercato), un bundle comprendente entrambi, una collection, degli extra minimi capaci di giustificare un minimo l’operazione. E invece nulla, ancora una volta si sta normalizzando sempre di più l’immagine del consumatore in veste non di giocatore da servire, ma di portafoglio da monetizzare

Perchè Nintendo lo fa? Perchè può, è chiaro. Le vendite danno ragione al colosso nipponico. La domanda vera è un’altra: perchè glielo lasciamo fare? Se vogliamo che questa “tassa nostalgia” non diventi la regola, l’unica leva reale è sempre la stessa: il nostro portafoglio, attraverso cui “scegliere” attivamente ostacolando le speculazioni. Non comprare al day one. Aspettare sconti. Premiare le operazioni che rispettano il valore storico senza trasformarlo in una rendita. E soprattutto: ricordarsi che il passato è bellissimo… Ma non dovrebbe costare, ogni volta, come un privilegio.