StarRupture, tra fabbriche, fucili e torrette, anteprima

Un ibrido ambizioso tra FPS, base building e automazione ad alta pressione

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Se c’è un modo intelligente per capire cosa vuole essere StarRupture, è guardare da dove arriva. Il progetto nasce pubblicamente sotto il nome di “Chimera“, e venne presentato nel corso del PC Gaming Show del 2023 come seconda grande scommessa di Creepy Jar. Nota software house indie polacca già autrice di Green Hell. Questo nuovo progetto si presentò con la stessa ossessione per la sopravvivenza, spostata però su coordinate ben diverse, maggiormente industriali e “sistemiche”.

Si tratta infatti di un gioco di ecosistemi (logistici, ambientali e bellici), basato sul concetto di “ciclo di distruzione e successiva rinascita”, realizzato da zero in Unreal Engine 5. Un dettaglio tecnico coerente con l’ambizione (e i rischi) di un progetto che vuole spingere su scala e spettacolo. Andiamo a scoprirne di più in questa anteprima di StarRupture. Ricordiamo che il gioco, pubblicato dagli stessi sviluppatori, è disponibile in accesso anticipato solo su Pc, via Steam. Buona lettura.

NON EROI, MA MANODOPERA A RISCHIO

StarRupture imposta una premessa funzionale, quasi crudele nella sua chiarezza. Infatti vestiremo i panni di un condannato, esiliato dalla Terra e spedito su un pianeta apparentemente ospitale per scontare la pena lavorando: estrazione, industrializzazione, ricerca tecnologica. Non c’è alcuna traccia di “romanticismo coloniale”: avremo a che fare con una catena di comando implicita, un obiettivo produttivo e soprattutto un mondo tutt’altro che contento di averci tra i piedi.

La stella del sistema, Ruptura, innesca cicli di cataclismi che trasformano la sopravvivenza in una questione di calendario. Ondate di caldo infernale o condizioni estreme che spazzano via certezze e costringono a ricostruire. La “storia”, almeno per come viene presentata finora, è quella classica dell’uomo contro natura, ma filtrata attraverso un capitalismo spaziale in cui il proprio valore coincide con ciò che si riesce a estrarre e spedire.

COSTRUIRE E AUTOMATIZZARE, MA CON CRITERIO

Quella di Creepy Jar è una produzione ibrida che cerca di far sentire il giocatore potente (o comunque appagato) non quando riesce a mettere le mani su un’arma rara, bensì quando arriva a chiudere un ciclo produttivo. L’ossatura dichiarata è quella di un open world in prima persona dove si esplora, si estraggono e gestiscono risorse, si costruiscono basi e soprattutto si imposta un sistema industriale complesso. Macchine che minano, raccolgono, creano e assemblano, mentre il pianeta mette pressione costantemente tramite condizioni ambientali e creature ostili.

E’ un loop che sulla carta vive di un piacere molto preciso: l’ordine che viene imposto al caos. In tal senso si arriva a ragionare come un ingegnere più che come un sopravvissuto. Un meccanismo certamente familiare a chi conosce titoli come Satisfactory, Factorio e similari. Però arriva il punto in cui è il caos a imporre le proprie “regole”, col gioco che insiste sul combattimento avanzato e sulle orde di alieni non come mero contorno ludico, ma come una sorta di forza correttiva. Se ci si espande troppo in fretta senza prestare attenzione a difese e linee di rifornimento, il pianeta ci rimetterà in riga senza molta delicatezza.

In modalità cooperativa, disponibile fino a quattro giocatori, questa dinamica può portare all’apice del divertimento, tra divisione dei ruoli (chi esplora, chi difende, chi automatizza ecc), disastri evitati per un soffio e scelte logistiche capaci di diventare storie da raccontare. Ciò che però differenzia davvero StarRupture da altri titoli sui generis è proprio l’idea di un mondo sempre “cangiante”.

L’identità del gioco ruota principalmente attorno a questi cataclismi ricorrenti che costringono i giocatori a ragionare per cicli. E non basta costruire bene: bisogna farlo per resistere ai costanti “reset“. E’ un design che se bilanciato con attenzione può arrivare a creare una tensione rara nei giochi d’automazione. Quella in cui il tempo non è solo “quanto ci si mette a ottimizzare”, ma “quanto manca al prossimo evento capace di far rimpiangere tutte le scorciatoie furbamente intraprese”.

UN PROMETTENTE SENTIERO TRACCIATO

Sul piano visivo, l’impiego dell’Unreal Engine 5 e l’ambientazione fantascientifica indicano una direzione precisa. Grande scala, biomi distinguibili e una spettacolarità capace di enfatizzare il contrasto tra la bellezza di un mondo alieno e il suo rappresentare una minaccia costante. Tutto questo si mostra promettente già da adesso, ma a un costo: i requisiti di sistema sono chiaramente da non sottovalutare. L’SSD non è facoltativo, ma richiesto espressamente, e poi c’è la base hardware considerata il minimo indispensabile per dar vita a StarRupture, tra 16 GB di RAM e una scheda video con almeno 6-8 GB di VRAM.

Trattandosi di un accesso anticipato, è chiaro che nel corso dello sviluppo andranno migliorati svariati elementi (a partire da performance e bug, oltre all’aggiunta di contenuti). Il team di Creepy Jar ha divulgato una roadmap piuttosto incoraggiante, che prevede aggiunte estremamente mirate. Modalità personalizzate con difficoltà regolabile, fauna, enciclopedia in-game, supporto al controller, nuove meccaniche di combattimento e costruzione e così via. Non ci resta dunque che attendere.

PROMETTENTE

StarRupture è un gioco d’automazione che non vuole solo spingerti a sopravvivere, ma a farti industrializzare sotto una minaccia costante. Le orde di alieni e ancor di più di cataclismi naturali saranno pronti a colpire, a punire i giocatori meno strategici nei loro processi automatizzanti. Se il team di Creepy Jar riuscirà a migliorare in maniera organica stabilità/performance ed equilibrio tra componente bellica e costruttiva, ci troveremo dinanzi a un’esperienza in grado di generare autentica dipendenza. E non in senso negativo, visto che sarebbe un loop che ci spingerebbe a pensare, correggere, migliorare. La speranza quindi è che il team polacco mantenga fede alla corposa roadmap condivisa con la community, nella quale non promette miracoli, ma impegno e dedizione. Che per un gioco di questo tipo, rappresenta la miglior promessa (e premessa) possibile.