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Elite Dangerous, recensione PS4

Elite Dangerous è il quarto esponente di una saga fantascientifica di videogiochi in prima persona, di stampo sandbox, che sono ambientati nella nostra galassia: la Via Lattea. E’ sviluppato dallo studio Frontier Developments, capitanato da quel David Braben che nel 1984, quasi esattamente trentatré fa, ha creato il visionario Elite, capostipite a cui è seguito Frontier: Elite II e Frontier: First Encounters.

Quest’ultimo è datato 1995 ed è stato fonte di ispirazione per alcuni mostri sacri che hanno scritto la storia dei videogiochi sandbox: GTA, Wing Commander, E.V.E. Online, Freelancer e il controverso No Man’s Sky devono agli sforzi creativi di David Braben molta della loro essenza.

ULTIMA FRONTIERA

Elite Dangerous è stato realizzato grazie ad una campagna Kickstarter andata a buon fine, che ne ha permesso la pubblicazione della versione Pc entro la fine del 2014, il 16 dicembre per essere precisi. I primi pionieri spaziali, quindi, si sono incontrati nella Via Lattea ben quattro anni fa su piattaforma Windows. Il 6 ottobre del 2015 è stato il turno di sistemi operativi OS X e Xbox One, prima tra le console di nuova generazione ad ospitare l’ultimo sforzo di Frontier Developments. Lo scorso 27 giugno, infine, anche l’utenza PlayStation 4 ha potuto mettere le mani sulle astronavi di Elite Dangerous ed è su quest’ultima versione che si basa la nostra recensione. Di differenze, con le altre versioni, ce ne sono poche (le abbiamo provate tutte) e gli sporadici problemi di stabilità saranno soltanto un ricordo una volta applicate le immancabili patch di correzione.

Il gioco che tanti desideravano ma nessun produttore voleva sostenere ha spinto gli sviluppatori ad autofinanziarsi e a battere bandiera indipendente. Questo ha permesso ai creatori del gioco di prendersi tutto il tempo di cui avessero bisogno per realizzare il loro progetto. Il risultato è stato un gioco che ha saputo convincere tutti, in termini di vendite e di solidità tecnica: uno dei casi di finanziamento “dal basso”, via Kickstarter, che ha dato i frutti più buoni che si potesse sperare di avere.

Nel 2014, anno in cui Elite Dangerous è stato pubblicato, il calendario di gioco è partito da un “anno zero” che era precisamente il 3300. Oggi, dunque, il gioco è ambientato nell’anno 3303 e segue il tempo reale, autentico, fissato dal tempo coordinato universale (UTC) terrestre. Ben quarantacinque anni di narrazione sono passati dagli eventi di Elite: First Encounters. L’umanità si è espansa nella Via Lattea, ha terraformato diversi pianeti e lasciato la sua impronta quasi ovunque. Il giocatore si ritrova dentro una piccola astronave, il Sidewinder, e ha davanti a sé l’intero cosmo, sia conosciuto che sconosciuto. Quattrocento miliardi di sistemi solari, centocinquantamila dei quali realmente esistenti sulla base di autentiche scoperte ed esplorazioni scientifiche. Il resto è generato prodecuralmente, tenendo conto, fedelmente, di modelli scientifici accurati. Tutta la galassia di gioco si muove, ruota, gravita in tempo reale. Solo scriverne, pensarne il concetto, ci fa venire le vertigini.

DA UMILI ORIGINI VERSO GRANDI IMPRESE

Dopo aver preso il brevetto da pilota ed esserci iscritti alla Federazione dei Piloti, eccoci a bordo della nostra piccola nave Sidewinder, con appena 1000 crediti in tasca (sufficienti per fare solo un pieno di benzina, quando restiamo a secco) e tanti buoni propositi. Di fronte a noi si estende – oltre a tutta la nostra galassia – un ventaglio di possibilità per fare carriera e per scrivere anche il nostro nome nel grande libro della storia di Elite Dangerous. Possiamo fare il corriere, il mercante, il cacciatore di taglie, l’esploratore, il ricettatore, il contrabbandiere, il bandito, il pirata dello spazio, il terrorista, il poliziotto, il soldato e tanto altro eventualmente. Possiamo farlo in solitaria oppure in un server condiviso con centinaia di migliaia di giocatori, tuttavia dobbiamo farlo costantemente connessi a internet. Always On, signori, ricordate? Quattro anni fa lo maledicevamo, insieme a Microsoft e alla sua disastrosa conferenza di presentazione per Xbox One. Oggi dobbiamo fare i conti non con le console sempre connesse, ma con i videogiochi che richiedono connessione costante, come Elite Dangerous e come tanti altri. Chi non ha connessione non può giocare, punto. La visione degli sviluppatori di Elite Dangerous è questa e l’unica facoltà lasciata al giocatore è quella di scegliere tra il giocare in una galassia abitata da intelligenze artificiali oppure quella abitata sia dalle intelligenze artificiali che da quelle in carne ed ossa: gli altri giocatori.

Uno scopo preciso, un prologo, una storia e un epilogo, Elite Dangerous non li ha. Un canovaccio narrativo è stato dato in origine dagli sviluppatori, che di tanto in tanto rilasciano importanti aggiornamenti narrativi, ma non è obbligatorio seguirli. Quello che affascina di più è che dentro la Via Lattea ci sono migliaia di piccole galassie politiche e tutto quello che fanno i giocatori si ripercuote negli equilibri economici e politici di ogni sistema solare.

I piloti, dal canto loro, accumulando missioni compiute e imprese portate a termine, scalano una gerarchia in ciascun ramo delle loro competenze: combattimento contro altri piloti (CQC), combattimento in generale, esplorazione, commercio. Il grado più alto, in ciascuna competenza, è quello di Elite e non è facile, né rapido, arrivarci. Oltre a far carriera all’interno della Federazione dei Piloti, ogni giocatore può decidere di prestare le sue abilità per una delle tre fazioni dominanti della galassia: la Federazione Galattica, l’Impero Achenar o l’Alleanza dei Sistemi Indipendenti. L’affiliazione ad una di queste tre fazioni comporta grandi vantaggi, da un lato, e grandi svantaggi a compensare: per esempio diventa molto più pericoloso addentrarsi in zone militarmente e politicamente dominate da una fazione avversaria.

ESPANDENDO GLI ORIZZONTI E LA LONGEVITA’

Come se non fosse sufficiente l’esplorazione di un’intera galassia, con annessi 400 miliardi di sistemi solari, ecco che arriva l’espansione Elite Dangerous: Horizons a permettere l’atterraggio, l’esplorazione via mezzo di locomozione (mai a piedi), la ricerca di materiali, il forgiare oggetti particolari (crafting, in gergo), formare equipaggi per le navi più grandi (possiamo giocare su piccoli caccia come la Eagle o enormi incrociatori come il Python).

Horizons è un’espansione a pagamento che, di fatto, completa l’offerta di Elite Dangerous e conferisce il diritto a tutte le espansioni che, durante gli anni, si sono avvicendate. Un Season Pass da un lato e un accesso anticipato a moltissime modalità, come l’ormai assodata “Holo-me” che permette di personalizzare il proprio avatar per dargli un volto e un po’ di carattere in più. Altre espansioni arrivate sono gli Ingegneri, che aprono le porte al “crafting” di equipaggiamenti altrimenti impossibili da reperire, la possibilità di ospitare altri giocatori nelle grandi navi oppure quella di ingaggiare ufficiali in seconda, controllati dall’intelligenza artificiale, che si adoperano per sfruttare al 100% tutte le potenzialità delle navi più grandi.

L’ultima, grandissima, novità in arrivo si chiama Thargoids: una razza di alieni insettoidi, tutt’altro che pacifici, che si fanno rivedere dopo più di trent’anni di assenza dagli schermi degli appassionati. Una guerra galattica, forse, è alle porte e il destino dell’universo a noi conosciuto dipende solo dall’abilità di ogni pilota di fare la differenza. Se vinceranno i Thargoids o l’Umanità, questo è tutto da vedere.

IL COBRA CHE VIVE SOTTO LE ASTRONAVI

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Cobra è il nome del motore grafico creato da Frontier Developments per Elite Dangerous. Questo engine è capace di far girare Elite Dangerous sulle più disparate configurazioni hardware, su sistemi Linux, su PS4 e Xbox One, è anche aperto alla compatibilità con i visori di realtà virtuale. Gli scorci mozzafiato che è in grado di offrire sono semplicemente fantastici, come gli effetti speciali quali fumo, luci, ombre ed effetti delle armi. Anche sonoro e musica sono estremamente gradevoli. La musica, in particolar modo, ogni volta che ci accompagna nei nostri viaggi non fa altro che rievocare le atmosfere malinconiche e al contempo nostalgiche di film del calibro di Blade Runner, Dune e tanti altri ancora.

Su PS4 tutto scorre piuttosto bene, senza scatti fastidiosi, senza pop-up di texture che possano distrarre. Sporadicamente siamo incappati in flickering delle ombre, un paio di volte contate siamo stati – senza regione valida apparente – disconnessi dal server mentre il resto della rete e degli altri apparecchi funzionava correttamente. A parte questo, tecnicamente, parliamo soltanto di uno dei più solidi, stabili e bellissimi da vedere, motori grafici in circolazione.

Che si giochi con il joypad (consigliatissimo, anche su Pc), con tastiera e mouse oppure con una barra di comando da aereo (cloche) Elite Dangerous convince. E’ un gioco estremamente simulativo sotto molti aspetti, quindi viene premiata la pazienza, la pratica e la costanza. Astenersi giocatori che non siano pazienti o che si aspettano un “Ace Combat spaziale”: per quello c’è Everspace oppure Star Conflict. Personalmente abbiamo odiato che nella configurazione di default ci sia il sensore di movimento attivato e preposto per il movimento della testa del pilota nell’abitacolo: inutile, impreciso, snervante, subito disattivato per la ben più rodata e pratica rotazione tramite levetta destra del pad.

COMMENTO FINALE

Elite Dangerous è il colossal di David Braben e di Frontier Developments: solido, ben fatto, praticamente infinito, instancabile e sempre aggiornato e seguito dagli sviluppatori. Dopo aver superato lo scoglio iniziale (la pressoché assenza di tutorial, affidata a video di gameplay totalmente in inglese e senza sottotitoli) e fatta la prima esperienza di volo, tutto è questione di tempo e costanza, prima di padroneggiare ogni aspetto del movimento della nave, delle missioni, del conflitto tra super-potenze.

Graficamente impeccabile e ludicamente soddisfacente sotto ogni punto di vista. Rigorosamente in prima persona, totalmente in inglese e mai localizzato in italiano (e mai lo sarà, temiamo). Semplicemente immenso, come la galassia da 400 miliardi di sistemi solari pronta per essere esplorata in lungo ed in largo.

Non ci va giù, oltre alla già citata mancanza di testi (almeno quelli!) in italiano, che tengono lontani moltissimi appassionati interessati, la visuale del pilota affidata al sensore di movimento del joypad: pessima scelta da mettere in configurazione predefinita. Le poche e sporadiche pecche tecniche sono riconducibili al fatto che il gioco è da poco più di un mese su PS4 e va semplicemente ottimizzato un po’ meglio (ha già ricevuto un paio di patch mentre scriviamo questa recensione). Non andrà a 4K e a 200 frame per secondo su PS4, ma è comunque un gioco monumentale tanto per le dimensioni quanto per la qualità globale.

 

Pregi

400 miliardi di sistemi solari da esplorare. Sandbox nella sua quintessenza. Nuoce gravemente ai rapporti sociali. Musiche d'atmosfera.

Difetti

Estremamente ostico, specie all’inizio. Totalmente in inglese. Attualmente soffre sporadici crash.

Voto

9+

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