Editoriale

Strage di Oslo, dal TG1 parte la crociata contro i videogiochi

Siamo restii a scrivere su queste costi sanguinosi fatti di cronaca. Il nostro blog parla di videogiochi e vuole promuoverli come fatto culturale. Purtroppo, però, spesso si accosta il videogioco ad atti violenti o a stragi.
In prima fila il TG1 nell’edizione in prima serata di ieri con un pezzo di appoggio sulla strage di Oslo (morte 92 persone rimaste ferite altre 10 ed alcune sono ancora disperse per mano di uno squilibrato) nel quale si descrive la passione dell’attentatore per Modernwarfare e World of Warcraft. Il titolo è emblematico Videogiochi, passione pericolosa e lo trovate a questo link.


Il Tg1, a torto o a ragione il telegiornale più seguito in Italia, non ha mancato di dire la sua sul fenomeno elencando anche alcuni casi di cronaca nera in cui i protagonisti si dichiaravano appassionati di videogiochi.
Per chi ha confezionato il servizio, è bastato solo elencare altri due episodi passati, condire con alcune immagini di videogiochi (tra questi anche Assassin’s Creed).

Sorprende, e non ci vengano a dire che mancasse il tempo, l’assenza di motivazioni congrue a supporto della tesi. frasi già fatte e stereotipate sono bastate per marchiare i videogiochi.
Le stragi, lo vogliamo ricordare, purtroppo, fanno parte dell’umanità. Sono sempre esistite, da quando ne abbiamo notizia,  esistono quotidianamente e purtroppo esisteranno. 

Accostare un folle al mondo dei videogiochi affermando soltanto che giocando in questo mondo fatto di musica e sangue virtuale annulla la percezione del dolore è un po’ affrettato e quantomeno ingiusto.

Perché non ricordare che Imperium Civitas II, un gioco di strategia dove sono anche contemplate battaglie, è approdato per il suo contenuto culturale al Parlamento Europeo? La notizia su Everyeye, autorevole sito italiano nel settore.
Perché non ricordare che secondo alcuni dottori, l’uso dei giochi Wii (col controller) fa bene alla salute e viene usato anche per curare il Morbo di Parkinson?
Perché  dare solo addosso? Solo per fare notizia ed ascolti? Capiamo il dovere di cronaca, ma sarebbe giusto farlo equamente. 

La crociata contro i videogiochi, una nuova crociata, è ormai partita. Inutile negarlo. Dal nostro punto di vista possiamo soltanto dire che i fatti elencati nel servizio del TG1 sono veri ma sono estremi. E’ altrettanto vero che, ci ripetiamo, accostare il mondo videoludico a quello folle e criminale di chi compie stragi del genere è esagerato, ingiusto ed affrettato.

I genitori preoccupati potranno chiedere controlli. In Italia ed in Europa ci sono. Sta, però, al negoziante o ai genitori dei ragazzi farli rispettare. Già, proprio i genitori spesso lasciano correre pur consapevoli delle regole.
Capita di vedere scende in cui il ragazzino accompagnato dai genitori voglia un determinato gioco (sparatutto nello specifico o anche giochi horror) e capita anche che il negoziante in modo coscienzioso spieghi al genitore (responsabile) che il titolo desiderato è adatto a ragazzi più grandi, più maturi, così come indicato da bollino PEGI ben in evidenza nelle confezioni di ogni videogioco. La risposta? “Se non lo compro io, va a giocarlo dall’amico, tanto vale che…”
Bisognerebbe partire con l’educazione al videogioco che è sempre stato visto come oggetto da demonizzare e molto sottovalutato balzato alle cronache solo all’indomani di questa o quella strage.
Così non va. Scusate il nostro (il mio) essere prolisso, ma ci vuole un’informazione equa. Le regole ci sono ma devono essere rispettate.
I mezzi ci sono. Manca solo la volontà di documentarsi per capire che il vasto e meraviglioso mondo dei videogiochi, come quello di qualunque arte, è eterogeneo. Ci sono cose belle e cose meno belle ma è comunque un mondo che non estranea dalla realtà e che non aliena né diventa complice di pazzi criminali. E questo è tutto. Non è proprio una piccola riflessione ma preferiamo dire così sperando di aver portato non solo rammarico ma anche fatti concreti per non demonizzare il videogioco.

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